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FATHER AND SONS

304 episodes — Page 1 of 7

Father & Sons 383 – Charlemagne Palestine

May 12, 20261h 55m

Father & Sons 382 – Van Morrison

May 4, 20260

Father & Sons 381 – The Who

Apr 27, 20260

Father & Sons 380 – Clock DVA

Apr 20, 20260

Father & Sons 379 – Linton Kwesi Johnson

Linton Kwesi Johnson rappresenta il punto di faglia dove la metrica della protesta incontra la scomposizione ritmica del Dub, elevando la parola a strumento di precisione sociologica. Architetto della Dub Poetry, Johnson ha scardinato l’egemonia dell’inglese standard attraverso l’uso del Patois, inteso non come folclore ma come rivendicazione di dignità fonetica. Insieme a Dennis Bovell, ha codificato un’estetica fatta di spazi vuoti e riverberi spettrali, in cui la sua voce distaccata e monocorde agisce come un bisturi sulla coscienza della Gran Bretagna post-coloniale. Attraverso capolavori come Forces of Victory e Bass Culture, ha documentato le lotte di Brixton e la brutalità delle leggi “Sus”, fondendo il rigore dell’analisi marxista con la potenza dei Sound System. Primo poeta nero vivente inserito nei Penguin Modern Classics, LKJ incarna l’eccezione di un rivoluzionario diventato canone senza mai cedere all’industria, preservando la propria integrità tramite la LKJ Records. La sua caratura risiede nella capacità di essere simultaneamente la voce della diaspora e l’intellettuale della rivolta, dimostrando che un basso elettrico può avere l’autorità di un trattato storico. Egli resta la coscienza critica del ritmo: un uomo che ha trasformato la “Bass Culture” in una scienza della realtà, rendendo la parola un’arma di liberazione collettiva. TRACKLISTING: Loraine, Bass culture, Five Nights of Bleeding (for Leroy Harris), Dread Beat An’ Blood, Sonny’s lettah (anti-sus poem), Reggae Fi Radni, Di Great Insohreckshan, Wat About di Workin Claas, Tings an’ times, Liesense fi kill, Dubbin di revalueshan, New world hawdah, Iron bar dub, Reality poem Altre Informazioni

Apr 12, 20260

Father & Sons 378 – Art Tatum

Art Tatum non è stato un semplice pianista, ma il limite estremo dell’architettura sonora, una figura che rappresenta il punto di non ritorno tra tecnica e immaginazione. Parlare di lui significa evocare il “Dio” del pianoforte che lasciava attoniti geni come Vladimir Horowitz e Sergei Rachmaninoff, i quali riconoscevano in lui una superiorità trascendentale rispetto a qualunque interprete classico del tempo. La sua cifra stilistica risiede in una densità orchestrale che annullava i confini tra jazz e musica colta, trasformando ogni standard in un labirinto di invenzioni armoniche inesauribili.Quasi cieco dalla nascita, Tatum percepiva la musica come una geometria totale, anticipando le rivoluzioni del bebop in un universo autonomo dove tempo e spazio si fondevano in una grazia divina. Resta ancora oggi l’ombra lunga sotto la quale ogni pianista deve passare, l’esempio supremo di come il genio possa trasformare uno strumento a tasti in un’intera orchestra guidata da un’unica, inafferrabile mente. TRACKLISTING: Blue skies, Tiger rag, I ain’t got nobody, Body and soul, Memories of you, Flying home, Humoresque (Dvorak), Love for sale, Night and day, My ideal, September song, Deep night, Begin the beguine (live), Tea for two, Moonglow Altre Informazioni

Apr 1, 20260

Father & Sons 377 – Nikki Sudden

Nikki Sudden non è stato solo un musicista, ma l’incarnazione di un’estetica decadente e aristocratica che ha attraversato il rock alternativo senza mai piegarsi alle mode. Dalle origini con i Swell Maps, dove insieme al fratello Epic Soundtracks ha decostruito il linguaggio del punk in un’anarchia creativa (influenzata dalla sperimentazione del Krautrock)fondamentale per l’underground, fino alla malinconia polverosa dei Jacobites condivisi con Dave Kusworth, Sudden ha tracciato una rotta solitaria e magnetica. La sua cifra stilistica risiede nell’equilibrio perfetto tra la fragilità di Johnny Thunders, l’eleganza sfrontata di un Keith Richards d’annata e l’anima roots di Bob Dylan: l’ultimo dandy capace di trasformare una sciarpa di seta e una chitarra in un manifesto esistenziale. La sua statura artistica è confermata dal dialogo creativo con giganti come Mick Taylor e Ian McLagan, che hanno portato l’anima dei Rolling Stones e dei Faces tra i suoi solchi, oltre al rispetto di anime affini come Peter Buck degli R.E.M. e Rowland S. Howard. Non era un artista da classifica, ma una figura di culto per chi cercava un’autenticità viscerale, priva di filtri industriali. Sudden era un bohémien che ha vissuto la strada come un palcoscenico perenne, portando racconti di cuori infranti e treni perduti in ogni angolo del globo con una dedizione quasi monastica. Fino all’ultima notte a New York nel 2006, è rimasto fedele a un’idea di bellezza che risiede nelle crepe, lasciando l’eredità di un uomo che ha saputo fare della propria vita un’opera d’arte totale, sospesa tra la polvere del blues e l’eternità del mito. TRACKLISTING: Midget Submarine – Harmony in your bathroom – The helicopter spies (with Swell Maps) / Silver street – When the rain comes (with Jacobites) / Back to the coast – Kiss at dawn – Debutante blues – The bagman & the twangman – Liquor, guns & ammo – Farewell my darling – Jangle town – Stay bruised – Beyond hope – Death is hanging over me Altre Informazioni

Mar 23, 20261h 52m

Father & Sons 376 – Tony Allen

Tony Allen ha riscritto le coordinate della musica contemporanea, ergendosi a architetto supremo di un linguaggio che ha abbattuto i confini tra la tradizione poliritmica africana e l’avanguardia globale. Co-creatore dell’Afrobeat, la sua figura rappresenta il punto di equilibrio perfetto tra la pulsazione ancestrale di Lagos e la scomposizione metodica del jazz, definendo un’estetica in cui il ritmo non è semplice accompagnamento, ma una struttura portante fluttuante e magnetica. La sua capacità di abitare il tempo con una fluidità quasi liquida ha permesso a generi distanti come il rock, l’hip hop e l’elettronica di attingere a una fonte inesauribile di ispirazione, trasformando ogni suo colpo in un atto di ingegneria emotiva. Allen ha insegnato al mondo che la vera potenza risiede nella sottrazione e nella precisione millimetrica, influenzando intere generazioni di produttori che vedono nel suo stile un paradigma di libertà espressiva senza tempo. La sua eredità è un battito universale che continua a modellare il panorama sonoro moderno, rendendolo uno dei musicisti più influenti e trasversali del secolo. TRACKLISTING:Locked & loaded (with Jeff Mills)/ Omeleble (with Dr. Victor Olaiya’s International All Stars )/ Highlife time (Koola Lobitos)/ Expensive shit (with Fela Kuti)/ Zombie (with Fela Kuti)/ No accomodations for Lagos / Nepa /Asiko /The hardest thing (with Gorillaz)/ Ise Nla / Herculean (with the good, the bad & the queen) / Wolf eats wolf / Cosmosis Altre Informazioni

Mar 17, 20262h 10m

Father & Sons 375 – Jon Hassell

La musica di Jon Hassell è un’antropologia del futuro. Con il manifesto del Fourth World, Hassell ha disintegrato i confini tra l’etnografia arcaica e la tecnologia digitale, fondendo la poliritmia primitiva con il design sonoro più sofisticato senza un confine netto tra musica programmata e suonata, digitale ed organica. Il cuore della sua estetica risiede nella metamorfosi della tromba. Influenzato dal canto Kirana di Pandit Pran Nath, Hassell ha trasformato l’ottone in un organismo vivente. Attraverso l’uso pionieristico dell’Harmonizer, il suo strumento non emette note, ma flussi di colore microtonale: un soffio liquido che evoca la voce umana e nega ogni velleità virtuosistica di stampo jazzistico. Dalla collaborazione seminale con Brian Eno in Possible Musics alle visioni iperealistiche, la sua “Musica Verticale” ha ridefinito il concetto di texture contemporanea. Hassell non ha creato un genere, ma una geometria sensuale del suono che ha influenzato generazioni di artisti, da David Sylvian ai pionieri dell’elettronica colta. TRACKLISTING: Delta rain dream (with Brian Eno) – Hex – Toucan ocean – Sundown dance – Chemistry (with Brian Eno) – Malay – Houses in motion (with Talking Heads) – Darbari bridge – Wing melodies – Weathered wall (with David Sylvian) – Paris I – Voiceprint – Aurora – Dreaming Altre Informazioni

Mar 10, 20260

Father & Sons 374 – Faith No More

I Faith No More non sono stati un ponte tra generi, ma la loro reciproca smentita. Se il termine “crossover” suggerisce un’unione armonica tra generi apparentementi lontani, la loro parabola descrive piuttosto una collisione controllata ed hanno occupato il centro della scena globale restando, ontologicamente, dei corpi estranei. Qual è il peso specifico dei Faith No More? Rappresentano il successo dell’inclassificabile, hanno dimostrato che è possibile dominare le classifiche mondiali senza mai concedere un grammo di rassicurazione. La loro eredità non risiede nell’imitazione stilistica ma nella legittimazione della libertà intellettuale uccidendo il funk-metal nel momento esatto in cui lo hanno codificato, fuggendo da ogni definizione con la rapidità di chi considera la coerenza stilistica una forma di prigionia. Hanno insegnato che il rock può sopravvivere solo se ha il coraggio di detestarsi, di tradire le proprie radici e di reinventarsi nello spazio bianco tra l’ordine e il caos. Restano il promemoria che la vera avanguardia non ha bisogno necessariamente di nicchie, ma può nascondersi proprio lì, sotto la luce accecante del mainstream, disturbandone le frequenze per sempre. TRACKLISTING: Easy (Commodores cover) – Quiet in heaven – We care a lot – Anne’s song – Epic – Falling to piecese – Midlife crisis – Digging the grave – Evidence – Ashes to ashes – I started a joke (Bee Gees cover) – Superhero – Cone of shame – War pigs (Black Sabbath live cover) – A small victory Altre Informazioni

Mar 3, 20261h 41m

Father & Sons 373 – Pulp

Parlare dei Pulp significa, prima di tutto, narrare l’anomalia più affascinante del pop britannico. L’evoluzione dei Pulp è una lezione di trasformismo intellettuale, la parabola di un’attitudine che ha impiegato quindici anni per trasformare l’isolamento di Sheffield in un linguaggio pop universale. La loro carriera non va letta come una scalata al successo, ma come una progressiva raffinazione di un’estetica “fuori tempo”. Gli esordi sono segnati da un’incertezza stilistica che oscilla tra il folk pastorale e un post-punk dalle tinte scure dove la scrittura di Jarvis Cocker appare ancora priva di quella densità erotica e sociale che ne diverrà il marchio di fabbrica. La vera metamorfosi avviene quando il gruppo decide di ibridare il realismo della classe operaia con l’estetica glamour degli anni Settanta, filtrando il tutto attraverso le ritmiche di Madchester. Questo contrasto tra lo squallore del quotidiano e la brillantezza sintetica dei sintetizzatori crea un suono unico: un pop barocco, voyeuristico e profondamente colto, capace di fotografare la società con una chiarezza che pochi dei loro contemporanei hanno posseduto. Con la maturità, la produzione si fa più stratificata, trasformando la band in una macchina orchestrale capace di passare da inni generazionali a riflessioni cupe e claustrofobiche, virando verso sonorità cinematiche, decadenti e cariche di una tensione quasi espressionista. È il momento dove l’ironia cede il passo a un’inquietudine monumentale grazie a quell’approccio analitico e letterario che ha reso i Pulp l’esperimento più sofisticato e sovversivo del pop britannico. La loro eredità non risiede nelle classifiche, ma nella capacità di aver nobilitato il marginale, rendendo l’outsider il protagonista assoluto di una narrazione pop senza compromessi. TRACKLISTING: Underwear – Turkey mambo momma – Blue girls – I want you – Countdown – Babies – Do you remember the first time? – Common people – Disco 2000 – This is hardcore – Sunrise – Running the world – After you – The hymn of the world – Spike island – The man comes around (Johnny Cash cover) Altre Informazioni

Feb 23, 20261h 51m

Father & Sons 372 – William Basinski

Elevando l’entropia a forma d’arte, William Basinski abita il paradosso di una fine che si fa genesi, trasformando il decadimento della materia magnetica in un’estetica della memoria. In aperta antitesi alla perfezione asettica del bit, la sua opera abbraccia la mortalità del supporto fisico, dove il suono possiede un corpo soggetto allo sfaldamento e all’oblio. Attraverso la lente dell’hauntology, Basinski orchestra segnali spettrali in cui il loop non è mai semplice iterazione, ma un inesorabile processo erosivo: a ogni rivoluzione la melodia si assottiglia, perde frequenze e si carica di elettricità statica, svelando il fantasma di se stessa. In questa monumentale dilatazione temporale, il compositore ci impone una stasi che sfida l’iper-stimolazione moderna, trovando in una rinuncia consapevole al climax un’estasi laica nata dall’accettazione del declino. Basinski dimostra così che il silenzio non è un vuoto che consuma la musica, ma una presenza densa che accompagna il tempo nel suo atto trasformativo, mutando definitivamente la polvere in polvere di stelle. TRACKLISTING: Nocturnes 1.1 – Melancholia XII – 92982.4.3 – dlp 1.3 03 – dlp 2.1 – Watermusic 1.5 – Variation IV – September 23rd (Excerpt 4) – Cascade 1.8 – Oh Henry! – Paradise lost – 11 On Time Out of Time 1.4 Altre Informazioni

Feb 17, 20260

Father & Sons 371 – Darius Milhaud

Più che un compositore è stato un compulsivo creatore di nuovi paesaggi sonori. Voce più prolifica del Gruppo dei Sei (ha scritto più di 450 opere), Darius Milhaud ha attraversato il Novecento con una voracità onnivora: ha fuso il rigore di Bach con la saudade brasiliana e l’energia del jazz, trasformando la politonalità da tecnica a stato d’animo rimanendo denso, solare ed inarrestabile nonostante i suoi problemi fisici. Dalla nativa Provenza alla California dell’esilio forzato per le sue origini ebraiche, Milhaud non è stato solo un musicista visionario, ma anche un mentore straordinario. Il suo insegnamento al Mills College ha generato l’imprevedibile, guidando gli studenti senza mai imporre il proprio stile ed unendo gli opposti della musica. Basti guardare ai suoi allievi per capire la sua grandezza: dalla complessità dell’avanguardia di Xenakis e Stockhausen fino alla raffinatezza pop da classifica di Burt Bacharach e al jazz colto di Dave Brubeck. Mondi sonori distanti anni luce, eppure tutti figli della stessa, rigorosa libertà. TRACKLISTING: Saudades do Brasil, op. 67_ XII. Paysandù / Le Bœuf sur le toit, op. 58 / Quatuor no. 1, op. 5 – I. Rythmique / Saudades do Brasil / La Création Du Monde, Op. 81A / Suite Provençale / Scaramouche – Brazileira/ Symphonia 1 / Concerto for Marimba & Vibraphone Op.278 – I. Anime/ The Duke (Dave Brubeck) Altre Informazioni

Feb 10, 20260

Father & Sons 370 – Sleaford Mods

“Quindi, dopo 20 anni, migliaia di imprecazioni e milioni di chilometri, la domanda resta: perché diavolo dovresti ascoltare gli Sleaford Mods? Ascoltali perché sono l’unico gruppo rimasto che non sta cercando di venderti uno stile di vita, ma ti sta raccontando il tuo. Ascoltali perché in un mondo di musica prodotta da algoritmi per non disturbare nessuno, loro sono il rumore di un vetro che si rompe durante una cena di gala. Sono importanti perché hanno dimostrato che non servono i soldi, non servono i produttori di Los Angeles e non servono i filtri Instagram per essere rilevanti. Serve solo un’idea, un portatile e il coraggio di dire la verità, anche quando la verità puzza di birra economica e fallimento. Hanno dato voce a chi lavora otto ore al giorno e si sente un fantasma. Hanno trasformato la noia della provincia in un’epica punk. Jason e Andrew sono gli ultimi poeti del marciapiede, i profeti del banale, gli architetti di un suono che è come un pugno in faccia dato con il sorriso sulle labbra. Non ascolti gli Sleaford Mods per rilassarti. Li ascolti per ricordarti che sei vivo, che sei incazzato e che hai ancora il diritto di pretendere qualcosa di meglio da questo mondo. 20 anni di onestà brutale, di resistenza elettrica. Questa non è solo musica, è autodifesa sonora. TRACKLISTING: No one’s bothered, Teacher faces porn changes, Jobseeker, Jason stop wanking, Swarfega, PPO kissin’ behinds, Mcflurry, Tied up in Nottz, Committee, Ibiza (feat. The Prodigy), Tarantula deadly cargo, B.H.S., Kebab spider, Mork ‘n’ Mindy (feat. Billy Nomates), Dirty rat (feat. Orbital), Force 10 from Navarone, West end girls (Pet Shop Boys cover), The good life, Tweet tweet tweet Altre Informazioni

Feb 2, 20260

Father & Sons 369 – Roberta Flack

Roberta Flack non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare; le è bastato sussurrare direttamente alla nostra anima. In un’epoca musicale dominata dall’energia esplosiva, lei ha avuto il coraggio rivoluzionario di scegliere la lentezza, il silenzio e un’intimità quasi sacra. Ascoltare la sua voce è come entrare in una stanza dove il mondo esterno smette di esistere: un timbro di velluto scuro, caldo e avvolgente, capace di trasformare una semplice melodia in una confessione privata, straziante e bellissima.C’è una saggezza antica nel modo in cui accarezza ogni parola, come se avesse vissuto mille vite prima di cantarle. “Killing Me Softly” o “The First Time Ever I Saw Your Face” non sono semplici canzoni, sono viaggi emotivi in cui lei si mette a nudo, costringendoci a fare lo stesso. Da sola, o nella simbiosi perfetta e struggente con Donny Hathaway, Roberta Flack ci ha insegnato che la vera potenza non risiede nel volume, ma nella vulnerabilità. Ha spogliato la musica del superfluo per lasciarci solo con l’essenziale: il battito del cuore, il respiro e la commozione pura. TRACKLISTING: Oasis, Tryin’ times, The first time ever i saw your face, Reverend Lee, You’ve got a friend, Where is the love, Killing me softly, Jesse, Feel like makin’ love, The closer i get to you, Back together again, Tonight i celebrate my love, Makin love, Hey Jude, Bridge over troubled water Altre Informazioni

Jan 27, 20260

Father & Sons 368 – Taj Mahal

Più che un semplice musicista, Taj Mahal è una figura monumentale che si colloca a metà strada tra l’archivista e l’innovatore radicale. Mentre i suoi contemporanei negli anni Sessanta cercavano di elettrificare il blues rendendolo rock, lui ha compiuto il viaggio inverso: è tornato alle radici, non per chiuderle in una teca da museo, ma per dimostrare quanto fossero ancora vitali e capaci di viaggiare. L’approccio di Taj Mahal alla musica è quello di un esploratore curioso. La sua genialità sta nell’aver intuito prima di tutti gli altri che il blues del Mississippi non era un’isola, ma parte di un gigantesco arcipelago culturale che unisce l’Africa occidentale, i Caraibi e il Sud degli Stati Uniti. Ascoltare un suo brano significa sentire il Delta Blues che dialoga con il calypso, il reggae che abbraccia il jazz, e il banjo che ritrova la sua dignità ancestrale. Quando sale sul palco, spesso accompagnato dalla sua inconfondibile chitarra resofonica National Steel, non offre solo un concerto, ma una lezione di storia vivente. La sua voce, roca e profonda come la terra, e il suo tocco ritmico, immediatamente riconoscibile, sono la firma di un artista che ha rifiutato le etichette per tutta la vita. Taj Mahal ha insegnato a generazioni di ascoltatori che il blues non è solo la musica della tristezza, ma è un linguaggio universale di resistenza, di gioia e di quotidianità. È un gigante gentile che ha ridisegnato la mappa della musica americana. TRACKLISTING: Statesboro Blues – The celebrated walkin’ blues – Ain’t gwine whistle dixie – Est indian revelation – End Credits (from “the hot spot” OST) – Love theme in the key of D – Senor blues – Queen bee – The new hula blues – Sahara / Catfish Blues (from “Kulanjan”) – Don’t call us Altre Informazioni

Jan 19, 20261h 39m

Father & Sons 367 – Eleni Karaindrou

Parlare di Eleni Karaindrou significa trascendere il concetto funzionale di ‘musica per film’. La sua opera è un’elegia continua, una liturgia laica che ha trovato la sua massima espressione nella simbiosi osmotica con Theo Angelopoulos. Non siamo di fronte a un mero commento sonoro, ma a una drammaturgia parallela. Karaindrou ha saputo distillare il melos tragico della tradizione ellenica e bizantina, fondendolo con un minimalismo colto, quasi sacro. Il suo timbro distintivo – spesso affidato alla voce lacerante dell’oboe o al respiro mantico della fisarmonica – evoca quella ‘tristezza attiva’ che non è disperazione, ma acuta consapevolezza del tempo che scorre. La sua scrittura modale scava nella memoria collettiva dei Balcani, trasformando il paesaggio geografico in paesaggio interiore. Fondamentale, in questo processo, è l’estetica del suono curata con Manfred Eicher per l’etichetta ECM: una spazialità riverberante dove il silenzio ha lo stesso peso specifico delle note. Karaindrou non compone per riempire il vuoto dell’immagine, ma per renderlo udibile. È la custode sonora della nostalgia, intesa nel senso omerico del nostos: il dolore sublime di un ritorno impossibile. TRACKLISTING: Medea – Farewell theme, Return, Adagio, Ulysse’s gaze – Rosa’s song – Depart And Eternity Theme – GARBAREK – Aftshediasmos sta dyo themata (with Jan Garbarek) Altre Informazioni

Jan 14, 20261h 22m

Father & Sons 366 – The Prodigy

E’ riduttivo definirli pionieri del Big Beat, The Prodigy rappresentano, tecnicamente e storicamente, il più riuscito esperimento di sincretismo sonoro degli anni Novanta. Liam Howlett non si è limitato a produrre musica elettronica; ha compiuto un atto di violenza ingegneristica, fondendo la cultura rave illegale dell’Essex con l’atteggiamento nichilista del punk britannico. La loro vera rivoluzione sta nel trattamento del campione; Howlett ha preso la breakbeat hardcore e l’ha rallentata, appesantendola con una distorsione quasi metal, trasformando loop hip-hop in armi contundenti. Nel passaggio da Experience a Music for the Jilted Generation, i primi due album, la band smette di cercare l’edonismo del club e abbraccia la paranoia sociale, trasformando il campionatore in uno strumento di protesta contro il Criminal Justice Bill. Prima di loro, l’elettronica era faceless, anonima ed il “game changer” è avvenuto quando Keith Flint e Maxim hanno introdotto il teatro della crudeltà sul palco dando un volto umano e spaventoso alle macchine. Non era più un DJ set, era un assalto frontale degno dei migliori punk rockers, ma con le basse frequenze al posto delle chitarre sdoganando l’aggressività nella dance, dimostrando che un sintetizzatore poteva suonare più “sporco” di un amplificatore valvolare distruggendo il confine tra il mosh pit e il dancefloor. The Prodigy non hanno solo suonato il futuro, lo hanno preso a calci finché non ha iniziato a ballare. TRACKLISTING: Out of space, Voodoo people, Charly, Everybody in the place, Jericho, Poison, Firestarter, Smack my bitch up, The way iti is, Invaders must die, Wild frontier, Fight fire with fire, Breathe, No good Altre Informazioni

Dec 30, 20251h 53m

Father & Sons 365 – Albert Ayler

Se John Coltrane rappresentava la ricerca e l’ascensione, Albert Ayler era l’incarnazione dello Spirito Santo: puro, terrificante e salvifico. Ascoltare Ayler non significa solo ascoltare jazz,ma di subire un esorcismo. Il suo non era il free cerebrale delle avanguardie europee, né l’architettura modale di Miles, Ayler era il suono primordiale che precede il linguaggio; non suonava il sassofono, lo usava come un megafono per l’anima bypassando il bebop per riconnettersi direttamente allo shout ecclesiastico. La sua firma rimane quel vibrato enorme, largo, quasi parossistico, unito a un overblowing che non era virtuosismo, ma necessità anche fisica. Il genio di Ayler risiede nel suo grande paradosso, la collisione frontale tra melodie di una semplicità disarmante — marce militari, fanfare da circo, nenie folk quasi infantili — e la furia iconoclasta dell’improvvisazione totale. Costruiva strutture rassicuranti solo per poi disintegrarle con registri sovracuti e multifonici che sembravano parlare in lingue sconosciute. In capolavori come Spiritual Unity o Bells, Ayler ci ricorda che l’intonazione è un concetto relativo ma l’intensità è assoluta. Come diceva lui stesso: “La musica è la forza curativa dell’universo”. E mezzo secolo dopo la sua tragica fine nell’East River, il suo suono non si è addomesticato. Rimane un atto di purificazione, un urlo primordiale che scuote le fondamenta stesse di ciò che chiamiamo Jazz. TRACKLISTING: Introduction / bye bye blackbird, birth of mirth, revelations 6, ghosts second variation, D.C., love cry, music is the healing force of the universe, angels, spiritual reunion, the wizard Altre Informazioni

Dec 23, 20251h 48m

Father & Sons 364 – Squarepusher

Nel pantheon della Warp Records, se Aphex Twin rappresenta l’architetto del caos analogico e mentale, Tom Jenkinson – in arte Squarepusher – incarna l’anomalia virtuosistica, il punto di rottura dove la jazz fusion collide violentemente con il DSP. A differenza dei suoi contemporanei della “scena della Cornovaglia”, Jenkinson non è nato dietro a un synth, ma con un basso in mano. La sua cifra stilistica, specialmente in capolavori come Hard Normal Daddy o Feed Me Weird Things, risiede in questa tensione irrisolta: l’anima organica di un basso fretless, suonato con una perizia degna dei migliori bassisti, che lotta per sopravvivere in un tritacarne di Amen Break processati a velocità impossibili. Non stiamo parlando solo di Drill ‘n’ Bass. Jenkinson spinge la programmazione oltre il limite del “glitch” estetico. In album come Go Plastic o Ultravisitor, abbandona spesso la rassicurazione dello strumento fisico per esplorare un digitalismo radicale, costruendo software proprietari per generare sequenze ritmiche che nessun batterista umano, né la maggior parte delle drum machine convenzionali, potrebbe concepire.Squarepusher è la dimostrazione che l’elettronica non deve essere per forza fredda matematica. La sua musica è una “schizofrenia controllata”: un dialogo furioso tra l’improvvisazione umana e la rigidità della griglia quantizzata. È il suono di una macchina che sta imparando a suonare jazz, o forse, di un uomo che sta cercando di diventare una macchina. TRACKLISTING: beep street, squarepusher theme, i wish you could talk, go! spastic, baltang arg, windscale 2, circular flexing, drax 2 , mekrev bass, steinbolt, the glass road, the modern bass guitar, bonneville occident, solo electric bass (live), the tide (live with london sinfonietta) Altre Informazioni

Dec 14, 20250

Father & Sons 363 – Blue Cheer

Se cerchiamo il vero “Ground Zero” dell’Heavy Metal, dobbiamo guardare oltre Birmingham e puntare dritto su San Francisco, 1967. I Blue Cheer. Mentre la Summer of Love predicava pace e armonie floreali, il power trio guidato da Dickie Peterson, con Leigh Stephens alla chitarra e Paul Whaley alla batteria, offriva l’esatto opposto: un caos sonoro oscuro e minaccioso. Definiti “la band più rumorosa del mondo”, hanno preso il blues psichedelico e lo hanno violentato con un muro di amplificatori Marshall. Il loro manifesto, Vincebus Eruptum del 1968, è la stele di Rosetta del genere. La loro celebre decostruzione di Summertime Blues non è una semplice cover: è un assalto di frequenze basse, fuzz esasperato e feedback che ha anticipato i Black Sabbath e gettato le basi per lo Stoner e il Doom. Dopo l’era Stephens e l’ingresso di Randy Holden per New! Improved!, il suono virò verso un hard rock più strutturato, perdendo forse quella ferocia primordiale, ma consolidando la loro leggenda. Peterson ha tenuto viva la fiamma fino alla sua morte nel 2009, dimostrando che senza i Blue Cheer, non avremmo mai avuto né il Grunge né i Kyuss. Sono stati, indiscutibilmente, gli architetti del “pesante”. TRACKLISTING: all night long, parchment farm, summertime blues, doctor please, the hunter, whe it all gets old, natural man, babaji, ecological blues, oh! pleasant hope, out of focus, feathers from your tree, sun cycle, rollin’ dem bones, second time around Altre Informazioni

Dec 9, 20251h 46m

Father & Sons 362 – Duke Ellington

Edward Kennedy “Duke” Ellington non è stato semplicemente un pianista o un bandleader; è stato l’architetto più sofisticato della musica americana del ventesimo secolo. Rifiutando spesso le limitazioni dell’etichetta “jazz”, Ellington ha lavorato con un concetto compositivo unico: l’orchestra, e non il pianoforte, era il suo vero strumento. La sua genialità risiedeva in una scrittura “sartoriale”. A differenza dei contemporanei che scrivevano per sezioni anonime, Duke componeva per le specifiche frequenze emotive e timbriche dei suoi solisti. Ha costruito armonie complesse attorno al growl di Bubber Miley e Cootie Williams ed al sassofono lirico di Johnny Hodges. È quello che Billy Strayhorn, suo alter ego musicale e collaboratore simbiotico, chiamava “The Ellington Effect”. Dalle sonorità Jungle del Cotton Club alle forme estese delle suite sacre e di opere come Black, Brown and Beige, Ellington ha elevato il vernacolo afroamericano a struttura sinfonica. Ha dimostrato che lo swing poteva convivere con l’impressionismo armonico, portando questa musica dalle sale da ballo alla Carnegie Hall, e conferendole una dignità artistica immortale. TRACKLISTING: mood indigo, in a sentimental mood, black and tan fantasy, crescendo in blue, prelude to a kiss, caravan, solitude, harlem air shaft, pyramid, diminuendo in blue, take it easy, cotton tail, ko-ko. i don’t mean a thing, sophisticated lady, take the “A” train Altre Informazioni

Dec 3, 20251h 45m

Father & Sons 361 – Primal Scream

La puntata è dedicata a Gary “Mani” Mounfield. I Primal Scream, formati a Glasgow nei primi anni ’80 attorno al carismatico frontman Bobby Gillespie, sono l’emblema del costante cambiamento nella storia del rock. Gillespie, dopo una breve esperienza come batterista nei Jesus & Mary Chain, si concentra sul suo progetto, esordendo con un sound che omaggia il jangle pop psichedelico dei ’60. I primi due album, Sonic Flower Groove e l’omonimo Primal Scream, mostrano un gruppo alla ricerca della propria identità. La svolta arriva nel 1991 con il capolavoro Screamadelica, un album che li proietta al grande pubblico. Prodotto anche da Andrew Weatherall, il disco fonde in modo geniale la cultura rock con l’acid house e la rave culture di Manchester, unendo beat elettronici, dub e gospel-rock. Brani come “Loaded” e “Movin’ On Up” diventano inni di una generazione e l’album vince il prestigioso Mercury Music Prize. Dopo l’ebbrezza acida, la band cambia nuovamente rotta con Give Out But Don’t Give Up, virando verso un rock’n’roll classico con influenze southern e soul. La fine degli anni ’90 li vede tornare all’elettronica, ma con toni più oscuri e politicizzati. L’album Vanishing Point (il primo con al basso Mani, arrivato dopo lo scioglimetno dei Stone Roses) e il furioso XTRMNTR aggiungono elementi di krautrock, techno e industrial. Attraverso cambi di formazione e continue esplorazioni di generi, i Primal Scream hanno mantenuto una carriera longeva, restando una delle band più influenti, camaleontiche e spesso contrastate della scena britannica, con Gillespie come unica costante, sempre pronto a spingersi oltre i confini del rock. TRACKLISTING: Trainspotting, Jailbird, Gentle tuesday, Treasure trip, I’m Losing More Than I’ll Ever Have, Higher Than the Sun (A Dub Symphony in Two Parts), Rocks, Kowalski, Living dub, 8 – Swastika Eyes (Chemical Brothers mix), Some velvet morning, Country girl, River of pain, Golden rope, Love insurrection, Movin’ on up Altre Informazioni

Nov 25, 20252h 0m

Father & Sons 360 – Bud Powell

Bud Powell è stato universalmente riconosciuto come una figura fondamentale per la nascita e lo sviluppo del Be-Bop e del jazz moderno. Trasferì con incredibile virtuosismo e originalità lo stile rivoluzionario di Charlie Parker al pianoforte, estendendo ampiamente l’armonia jazz con la sua mano destra che eseguiva velocissime e agili linee melodiche (simili a quelle dei fiati) influenzando enormemente tutto il pianismo jazz successivo. La sua carriera e la sua vita furono profondamente segnate da gravi problemi di salute mentale, che ne compromisero il talento artistico e ne causarono la morte prematura; problemi esacerbati dall’abuso di sostanze (in particolare alcol) e da episodi traumatici (come le percosse subite dalla polizia nel 1945), minarono la sua capacità di esibirsi negli anni successivi. Nonostante le sue lotte personali, l’impatto di Bud Powell sulla musica jazz è duraturo e incommensurabile. TRACKLISTING: un poco loco, bouncing with bud, parisian thoroughfare, 52nd street theme, tempus fugit, you go to my head, a night in tunisia, groovin’ high, cabin in the sky, ornithology, dance of the infidels, polka dots and moonbeams Altre Informazioni

Nov 11, 20250

Father & Sons 359 – Astor Piazzolla

Astor Piazzolla è stato un rivoluzionario della musica del Novecento, il genio che ha trasformato il tango in un’arte senza confini. Nato a Mar del Plata nel 1921 e cresciuto a New York, scoprì presto il bandoneón, lo strumento che avrebbe accompagnato tutta la sua vita. Giovanissimo, studiò composizione classica, attratto da Bach e Stravinskij, e per un periodo sembrò destinato alla musica da concerto. Ma nel 1954, a Parigi, incontrò la grande insegnante Nadia Boulanger. Fu lei a dirgli che il suo vero linguaggio non era quello della musica europea, ma quello del tango: quelle parole cambiarono tutto.Da quel momento Piazzolla fuse la passione del tango con la libertà del jazz e la struttura della musica colta. Nacque il tango nuevo, un genere nuovo e potente, fatto di armonie complesse e improvvisazioni intense. Brani come Libertango, Adiós Nonino e Oblivion conquistarono il mondo e portarono il tango dalle sale da ballo ai teatri più prestigiosi.Astor Piazzolla fu criticato, amato, imitato. Ma soprattutto, fu libero. E grazie a lui, il tango non è più solo una danza: è diventato una forma d’arte universale. TRACKLISTING: libertango, vuelvo al sur, milonga del angel, triunfal, adios nonino, ballada para un loco (feat. amelita baltar), otono porteno, suoneranno le sei (feat. milva) , five tango sensations (feat. kronos quartet), bueanos aires hora cero, verano porteno, oblivion, concierto para quinteto, i’ve seen that face before (grace jones) Altre Informazioni

Nov 3, 20251h 53m

Father & Sons 358 – George Clinton

George Clinton è una delle figure più innovative e influenti della musica funk. Negli anni ’60 fonda The Parliaments, gruppo che ottiene successo con il brano “(I Wanna) Testify”. Negli anni ’70 trasforma il progetto in un vero collettivo musicale, Parliament-Funkadelic, dando vita a uno stile unico che fonde funk, psichedelia, soul e rock. I loro concerti diventano spettacoli visionari, simbolo della libertà creativa e dell’energia del P-Funk. Con brani come Give Up the Funk e One Nation Under a Groove, Clinton rivoluziona il suono della musica nera e ispira intere generazioni di artisti. Negli anni ’80 intraprende la carriera solista con l’album Computer Games e il successo mondiale Atomic Dog. La sua musica viene poi ampiamente campionata da artisti hip-hop come Dr. Dre e Snoop Dogg, consolidando la sua influenza sulla cultura contemporanea. Premiato con la Rock & Roll Hall of Fame e un Grammy alla carriera, George Clinton rimane il padre spirituale del funk moderno, simbolo di creatività, libertà e rivoluzione sonora. TRACKLISTING: Mothership connection, Computer games, Breakdown, Give up the funk, I’m gonna make u sick of me, What is soul, I wanna know if it’s good to you, Maggot brain, Cosmic slop, One nation under a groove, You’ll like it too, Give out but don’t give up (with Primal Scream), Atomic dog Altre Informazioni

Oct 27, 20250

Father & Sons 357 – Arturo Toscanini

Arturo Toscanini fu un rivoluzionario: impose una disciplina orchestrale e scenica mai vista, esigendo un’assoluta fedeltà alla partitura originale del compositore. Sotto la sua bacchetta, opere come La Bohème e Turandot furono presentate al mondo, inaugurando un periodo d’oro per il teatro. Fino alla sua morte a New York nel 1957, Toscanini non fu solo un direttore, ma l’incarnazione di una nuova era interpretativa: un perfezionista instancabile con una memoria leggendaria, il cui mito ha ridefinito il ruolo del direttore d’orchestra nel XX secolo. TRACKLISTING: Mozart -Le nozze di Figaro: Overture / Verdi- Falstaff: Act I / Beethoven – Symphony No.5, IV / Brahms- 3rd mvt.: Andante / Gershwin-Rhapsody In Blue / Wagner – La Walkyrie, Act I, Scene 3 / Verdi- Mia madre aveva una povera ancella / Dvorak – 5 IV Allegro con fuoco / Sibelius – Finlandia Altre Informazioni

Oct 20, 20250

Father & Sons 356 – Steve Reich

Steve Reich è tra i maggiori esponenti del minimalismo musicale e una delle figure più rilevanti della musica contemporanea del XX e XXI secolo. La sua ricerca compositiva si fonda sull’uso della ripetizione, del ritmo e del progressivo spostamento temporale dei motivi (phasing), creando strutture sonore di straordinaria complessità e chiarezza formale. Tra le sue opere più significative si ricordano Music for 18 Musicians, Different Trains e Clapping Music. La sua poetica, capace di coniugare rigore formale e vitalità ritmica, ha esercitato un’influenza profonda su musicisti, compositori e artisti di diverse generazioni e ambiti, dalla musica colta alla produzione elettronica contemporanea. TRACKLISTING: Clapping music, Music for 18 musicians: section IV, Violin Phase: music for a large ensemble, Radio rewrite, Different trains, Triple Quartet: second movement, Come out, It’s gonna rain, Four organs Altre Informazioni

Oct 14, 20251h 54m

Father & Sons 355 – Cathedral

I Cathedral, nati nel 1989 per volontà di Lee Dorrian dopo l’esperienza nei Napalm Death, hanno rappresentato un punto di svolta nella storia del doom metal. Con Forest of Equilibrium (1991) hanno codificato un suono radicale: tempi estremamente dilatati, riff pachidermici, un’estetica che recuperava il lato più oscuro dei Black Sabbath, spingendolo però verso un’estremizzazione senza compromessi. Già dal secondo album, The Ethereal Mirror (1993), la band ha mostrato una capacità di evoluzione rara nel genere. L’elemento monolitico veniva arricchito da groove, aperture psichedeliche e un approccio quasi hard rock anni ’70. Questa oscillazione tra tradizione doom e contaminazioni retro ha definito la cifra stilistica dei Cathedral, distinguendoli dalle altre formazioni coeve. Nel corso della loro carriera hanno saputo alternare fasi più sperimentali a un ritorno all’essenzialità, mantenendo sempre una forte riconoscibilità. Il contributo della band non è stato solo musicale ma anche estetico: artwork visionari, testi sospesi tra l’arcano e il surreale, un immaginario che ha espanso il linguaggio del doom oltre i suoi limiti originari.La chiusura con The Last Spire nel 2013, annunciato come loro ultimo album, ha rappresentato un atto di coerenza: un ritorno all’austerità dei primi passi, quasi a voler chiudere il cerchio. In definitiva, i Cathedral hanno ridefinito il doom metal, portandolo da semplice eredità sabbathiana a un territorio personale, stratificato e influente per le generazioni successive. TRACKLISTING: Hopkins (The Witchfinder General) – Equilibrium – Midnight Mountain – Inertia’s cave – Cyclops revolution – Revolution – Alchemist of sorrow – Halo of fire – Oro the manslayer – The running man – Tower of silence – Cosmic Funeral Altre Informazioni

Oct 6, 20251h 51m

Father & Sons 354 – Stan Ridgway (feat. Giorgio Baldi)

Stan Ridgway, nato nel deserto californiano di Barstow nel 1954, è un narratore che ha fatto della canzone un cinema portatile. Con la sua voce nasale, teatrale, capace di passare dal sussurro all’inciso tagliente, costruisce paesaggi sonori che sono allo stesso tempo noir e western, suburbani e visionari. La sua scrittura è un intreccio di ballate criminali, ritratti di anti-eroi, visioni apocalittiche e ironia corrosiva: storie che sembrano uscire da una pellicola di serie B, ma che finiscono per parlare di solitudine, potere e alienazione. Dopo aver fondato e guidato i Wall of Voodoo, con cui ha portato nel rock new wave atmosfere desertiche e suggestioni da Morricone, Ridgway ha scelto di proseguire per conto proprio, lasciando alla band un’altra vita. Il suo debutto solista con The Big Heat (1986) è un manifesto: suoni cinematici, groove sintetici, storytelling urbano. Con Mosquitos, Partyball, Anatomy e oltre, ha continuato a muoversi ai margini dell’industria, fedele a una poetica personale che mescola folk, elettronica, country e colonna sonora immaginaria. Ridgway non è mai stato un artista da classifica: è un cronista dell’ombra, un outsider che osserva l’America dalle sue crepe. E proprio lì, in quello spazio periferico, ha costruito una delle voci più riconoscibili e necessarie della musica d’autore contemporanea, vincendo anche il Premio Tenco nel 2016. Nel podcast è presente un’intervista a Giorgio Baldi che racconta le diverse collaborazioni avute con Stan Ridgway. TRACKLISTING: mexican radio, ring of fire, back in flesh, lost weekend, red light ( with Wall of Voodoo), don’t box me in (with Stewart Copeland), Olimpia (Track by Giorgio Baldi feat. Stan Ridgway & Petra Wexston) camouflage, calling out to carol, harry truman, gone the distance, i’ve got you under my skin, deep blue polka dot, talkin’ wall of voodoo blues, halfway there, mr. trouble, blue oceans at dusk Altre Informazioni

Sep 30, 20252h 9m

Father & Sons 353 – R.E.M.

I R.E.M. sono stati uno dei gruppi rock più influenti della scena alternativa americana. Nati ad Athens, in Georgia, nel 1980, la band era formata da Michael Stipe alla voce, Peter Buck alla chitarra, Mike Mills al basso e Bill Berry alla batteria. Fin dagli esordi si distinsero per un suono chitarristico jangle, melodie malinconiche e testi enigmatici. Con album come Murmur e Reckoning divennero un punto di riferimento del rock indipendente. Negli anni Novanta arrivò il successo planetario: dischi come Out of Time e Automatic for the People regalarono classici come Losing My Religion e Everybody Hurts, mescolando rock, folk e ballate dal tono intimista. La loro musica seppe unire impegno politico e sociale a una forte sensibilità artistica. Dopo l’uscita del batterista Berry nel 1997, il gruppo continuò in trio, sperimentando sonorità più elettroniche e moderne, senza mai perdere la loro identità. Nel 2011 i R.E.M. annunciarono lo scioglimento, salutando i fan con eleganza e coerenza. La loro eredità resta enorme: sono ricordati come pionieri del rock alternativo e maestri nel trasformare emozioni intime in canzoni capaci di parlare a milioni di persone TRACKLISTING: mano on the moon, pilgrimage, radio free europe, perfect circle, so central rain, driver 8 , fall on me, the one i love, orange crush, losing my religion, everybody hurts, what’s the frequency kenneth, e-bow the letter, daysleeper, imitation of life, leaving new york, supernatural superserious, it happened today, stand Altre Informazioni

Sep 22, 20251h 57m

Father & Sons 352 – Cluster

I Cluster, formati da Hans-Joachim Roedelius e Dieter Moebius, sono un duo tedesco pioniere della musica elettronica e d’avanguardia. La loro carriera è segnata da un’evoluzione stilistica radicale. All’inizio degli anni ’70, il loro sound era un krautrock sperimentale, rumoristico e caotico, con atmosfere cupe e psichedeliche. Utilizzavano sintetizzatori primitivi e manipolazioni del suono per creare paesaggi sonori dissonanti. Successivamente, si spostarono in una zona rurale, un cambiamento che si rifletté nella loro musica. Il loro stile divenne più accessibile, melodico e pastorale, caratterizzato da ritmi elettronici e melodie gentili, anticipando la musica ambient. Questa evoluzione li portò a collaborare con Brian Eno, un’influenza reciproca che li consacrò come figure fondamentali nello sviluppo della musica ambient e sperimentale TRACKLISTING: Caramel, 15:33, Im suden, Watussi, Rote riki, Sowiesoso, Ho renomo, Avanti, Seltsame gegend, Emmental, Albtrec Com, Schone hande Altre Informazioni

Sep 16, 20251h 48m

Father & Sons 351 – The KLF

The KLF, nati alla fine degli anni ’80 in Inghilterra, sono stati una delle formazioni più controverse e visionarie della musica elettronica. Dietro al nome c’erano Bill Drummond e Jimmy Cauty, due figure che hanno sempre mescolato ironia, provocazione e una forte attitudine anarchica. Musicalmente hanno saputo fondere acid house, techno e pop in brani esplosivi come What Time Is Love?, 3 a.m. Eternal e Justified & Ancient, conquistando le classifiche mondiali. Ma la loro fama non si deve solo ai successi: i KLF hanno trasformato l’idea stessa di band in un’azione artistica radicale. Nel 1992, all’apice della carriera, annunciarono il loro ritiro dall’industria musicale sparando colpi di mitra a salve durante una premiazione ai BRIT Awards, come gesto di rottura con lo show business. Più tardi misero in scena l’atto che li rese leggenda: bruciare un milione di sterline in banconote, documentando l’evento come performance estrema contro il valore del denaro e le logiche del mercato. I KLF sono rimasti un paradosso vivente: capaci di creare hit irresistibili e allo stesso tempo pronti a sabotare il proprio successo. Anarchici, dissacranti, imprevedibili, hanno lasciato un’impronta unica nella storia della musica, dimostrando che un gruppo può essere al tempo stesso pop star e atto di ribellione radicale TRACKLISTING: make it rain, build a fire, all you need is love, the queen and i, doctorin’ the tardis, 5 – What Time Is Love! (live at Trancentral), 6 – 3 A.M. Eternal (live at the S.S.L.), justified & ancient, k cera cera, 9 – Last Train to Trancentral (live From the Lost Continent 12” A Side), baltimore to fair play, America – what time is love, madrugada eterna, 3 A.M. Somewhere Out of Beaumont Altre Informazioni

Sep 9, 20250

Father & Sons 350 – Fausto Romitelli

Fausto Romitelli è stato uno dei compositori più visionari e radicali della sua generazione, la sua musica si distingue per un approccio radicale alla materia sonora, in cui la percezione acustica viene messa alla prova e trasformata in esperienza sensoriale totale. Romitelli è stato uno dei massimi esponenti dello spettralismo, una corrente musicale che analizza i fenomeni fisici del suono per costruire la composizione. Influenzato dalle ricerche di Grisey e Dufourt, ha sviluppato una scrittura che fonde la precisione analitica con una tensione emotiva intensa. Le sue opere, come “An Index of Metals” e “Professor Bad Trip”, esplorano la dimensione percettiva del suono, dilatando il tempo e creando paesaggi sonori che sfidano la tradizionale distinzione tra armonia e rumore. La sua estetica ha integrato elementi della musica elettronica, del rock psichedelico e della techno, utilizzando la ripetizione ossessiva e la saturazione sonora per creare esperienze immersive e allucinatorie.La sua morte prematura nel 2004 ha interrotto una carriera che prometteva ulteriori innovazioni: tuttavia, l’eredità di Fausto Romitelli vive attraverso le sue opere, che continuano a sfidare e ispirare chi le ascolta. TRACKLISTING: primo intermezzo, secondo intermezzo, drowngirl II (an index of metals) – amok koma, flowing down too slow, trash tv trance (professor bad trip), Dead city radio, natura morta con fiamme Altre Informazioni

Sep 3, 20251h 25m

Father & Sons 349 – The Wedding Present

The Wedding Present sono un gruppo rock britannico fondato a Leeds nel 1985 dal cantante e chitarrista David Gedge, unico membro stabile. Caratterizzati da chitarre rapide e ritmiche serrate, uniscono influenze jangle pop e post-punk a testi asciutti su relazioni sentimentali e ossessioni personali. Dopo l’esordio con George Best (1987), ottengono riconoscimento internazionale con Bizarro (1989) e con Seamonsters (1991), prodotto da Steve Albini, che segna un’evoluzione verso sonorità più cupe e abrasive. Nel 1992 pubblicano dodici singoli in dodici mesi, tutti entrati nelle classifiche britanniche. Dopo una pausa e il progetto parallelo Cinerama, Gedge riattiva la band nel 2005, proseguendo con album come El Rey (2008), Valentina (2012) e Going, Going… (2016). Nel 2022 riprendono la formula dei singoli mensili con 24 Songs, confermando una coerenza stilistica che li ha resi una delle presenze più riconoscibili e rispettate dell’indie rock britannico. TRACKLISTING: Corduroy / Go out and get’em boy! / This boy can wait / Everyone thinks he looks daft / Zavtra / Brassneck / Dalliance / Falling (Julee Cruise’s Twin Peaks Theme cover) Click click / Dream world / Boo boo / You’re dead / Kittery / Deer caught in the headlights / Kennedy Altre Informazioni

Aug 12, 20250

Father & Sons 348 – De La Soul

Quando nel 1989 uscì 3 Feet High and Rising, il primo album dei De La Soul, nessuno sapeva bene cosa aspettarsi. In un panorama hip hop dominato da suoni duri, testi di strada e pose aggressive, loro sembravano arrivare da un altro pianeta. E in un certo senso, era proprio così. Originari di Long Island, New York, i De La Soul – cioè Posdnuos, Trugoy the Dove (scomparso nel 2023) e Maseo – portarono una ventata d’aria fresca nel rap. Erano ironici, creativi, psichedelici. Con loro nasceva il concetto di “hip hop alternativo”: più giocoso, più eclettico, meno legato ai cliché del genere. Il loro stile si distingueva per tre elementi fondamentali. Il primo: i testi. De La Soul non parlavano di soldi, droga o violenza, ma di identità, cultura e vita quotidiana, con una scrittura intelligente e spesso surreale. Il secondo: le basi musicali. Invece dei classici campionamenti funk o soul, il loro produttore Prince Paul pescava ovunque – da canzoni per bambini a brani psichedelici francesi – creando un collage sonoro originale e imprevedibile. Il terzo: l’immagine. Li hanno definiti “hippies dell’hip hop” e rifiutavano il machismo dominante ma rifiutavano questa etichetta. Colorati, pacifisti, eccentrici: erano diversi, e lo rivendicavano. Questo approccio anticonvenzionale li ha resi leggendari. Con il collettivo Native Tongues, insieme a Jungle Brothers e A Tribe Called Quest, hanno influenzato intere generazioni di artisti. Anche se non hanno mai inseguito il successo commerciale a tutti i costi, il loro impatto culturale è stato enorme. De La Soul è la dimostrazione che nel rap c’è spazio per la diversità, per il gioco, per la poesia. E che si può cambiare le regole del gioco semplicemente scegliendo di non seguirle. TRACKLISTING: Say no go, D.A.I.S.Y. age, The magic number, Me myself & i, Ring ring ring, My brother’s a basehead, Stone age, I be blowin’, Itzsoweezee, Big brother beat, All good, Much more, Feel good inc (with Gorillaz), A roller skating jam named saturdays, Whoodeeni, Baby phat, Oooh Altre Informazioni

Aug 4, 20250

Father & Sons 347 – Thelonious Monk

Ci sono musicisti che diventano grandi perché sanno stare perfettamente dentro una tradizione. E poi ci sono quelli che diventano leggendari proprio perché da quella tradizione si staccano, la piegano, la riscrivono. Thelonious Monk appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Molti lo ricordano per il suo stile pianistico unico: il tocco percussivo, quasi rude, le dissonanze spiazzanti, gli intervalli inusuali. Monk suonava il piano come se fosse uno strumento a percussione, e al tempo stesso come se ogni nota fosse un personaggio, con un proprio ruolo in una storia più grande. Non cercava la bellezza convenzionale: cercava l’espressione più diretta, più vera. Monk è diventato uno dei più grandi proprio perché non ha mai cercato di esserlo. Ha seguito la sua strada, anche quando sembrava la più tortuosa. E oggi quella strada è diventata una delle vie maestre del jazz. TRACKLISTING: Round midnight – Off minor – Misterioso – Bemsha swing – Brilliant corners – Easy street – Ruby my dear – Memories of you – Blue Monk – Bright Mississippi – Between the devil and the deep blue sea – Ask me now – Straight no chaser Altre Informazioni

Jul 29, 20250

Father & Sons 346 – Echo & The Bunnymen

Nati nella Liverpool post-punk di fine anni ’70, gli Echo & the Bunnymen si sono affermati come una delle band più iconiche e inclassificabili della scena britannica. Il loro suono è un equilibrio tra tensione e lirismo: chitarre riverberate e taglienti, atmosfere cupe e cinematiche, linee vocali solenni e ipnotiche, sorrette da una sezione ritmica incisiva ed essenziale. Nei loro album più rappresentativi – Crocodiles, Heaven Up Here, Porcupine, Ocean Rain – la band ha saputo coniugare il romanticismo decadente di certo rock psichedelico con l’urgenza nervosa del post-punk, mantenendo sempre una forte impronta melodica. Gli Echo & the Bunnymen non hanno mai inseguito mode, ma hanno creato un’estetica riconoscibile, introversa e profondamente evocativa, lasciando un’impronta duratura su generazioni di musicisti alternativi. TRACKLISTING: In bluer skies, The cutter, The pictures on my wall (7″ version), Rescue, Over the wall, Show of strength, The back of love, The killing moon, Bring on the dancing horses, Lips like sugar, Seven seas, Nothing lasts forever, Rust, Hide & seek, Scissors in the sand, Shroud of Turin, Lovers on the run, Stars are stars Altre Informazioni

Jul 22, 20250

Father & Sons 345 – Glenn Branca

Glenn Branca non è un nome che compare spesso nei media. Eppure, la sua impronta sulla musica sperimentale del secondo Novecento e dei primi anni Duemila è tanto profonda quanto ineludibile. Compositore, chitarrista, teorico del suono e figura borderline tra arte concettuale e rock rumorista, Branca ha tracciato una via unica, spingendo la musica oltre i suoi confini percettivi. Parlare di lui significa entrare in un territorio dove la dissonanza diventa struttura, il volume un mezzo filosofico e la chitarra elettrica uno strumento di trascendenza. È stato troppo colto per il rock, troppo rumoroso per la musica classica, troppo rigoroso per l’improvvisazione, troppo spirituale per l’avanguardia accademica. In lui convivono contraddizioni fertili, ed è proprio in questo spazio indefinibile che nasce la sua grandezza. Glenn Branca non è stato soltanto un compositore. È stato un costruttore di universi sonori. TRACKLISTING: Harmonic Series Chords / Dissonance (Lesson No.1) / 4th movement (Symphony No. 2) / 3rd movement ( Symphony No. 5)/ 5th movement (Symphony No. 6)/ The ascension / 1st movement ( The world upside down) / Chicita Bonita (Theoretical girls) Altre Informazioni

Jul 16, 20251h 56m

Father & Sons 344 – Pixies

I Pixies sono una band, nata a Boston nel 1986, considerata tra i gruppi più influenti della scena alternative rock. La formazione originale include Black Francis, Kim Deal, Joey Santiago e David Lovering. La loro musica ha definito un nuovo linguaggio sonoro: una combinazione di chitarre abrasive, strutture dinamiche (silenzio/esplosione) e testi visionari. I Pixies sono tra i primi a utilizzare lo schema “loud-quiet-loud”, diventato un marchio del rock anni ’90. Il loro album Surfer Rosa (1988), prodotto da Steve Albini, ha ricevuto ampi consensi per l’approccio grezzo e sperimentale, seguito da Doolittle (1989), uno dei dischi più importanti della musica alternativa. Nonostante si siano sciolti nel 1993, la loro eredità ha influenzato profondamente gruppi come Nirvana, Radiohead, The Smashing Pumpkins e molti altri. I Pixies si sono riformati nel 2004, senza Kim Deal,, pubblicando nuovi album e continuando a esibirsi in tutto il mondo. Oggi, i Pixies sono riconosciuti come pionieri del rock alternativo e punto di riferimento per generazioni di musicisti e appassionati. TRACKLISTING: Levitate me / Caribou / I’ve been tired / Bone machine / Here comes your man / Velouria / Motorway to Roswell / Where is my mind / Gigantic / Bagboy / All i think about now / Daniel Boone / Vault of heaven / Chicken / Hey / Monkey gone to heaven / Cannonball (The Breeders) Altre Informazioni

Jul 7, 20250

Father & Sons 343 – Pierre Schaeffer

Intraprendere un percorso dedicato a Pierre Schaeffer significa inevitabilmente confrontarsi con le fondamenta stesse della musica del secondo Novecento. Parlare di lui non è solo ricordare un compositore, ma riconoscere il lavoro di un pensatore radicale, di un ricercatore instancabile, che ha saputo ridefinire, in profondità, i parametri percettivi ed estetici della creazione musicale. Nel suo approccio, il suono smette di essere un mezzo subordinato a una grammatica tonale o seriale, e diventa esso stesso oggetto di indagine, di ascolto, di costruzione autonoma. Pierre Schaeffer non ci ha lasciato solo una serie di opere o di scritti teorici. Ci ha lasciato una postura mentale, una disponibilità all’ascolto che è, prima di tutto, un’apertura al possibile. In tempi di iperproduzione musicale e di overload sonoro, tornare a Schaeffer significa anche rieducarsi all’attenzione, al dettaglio, all’ascolto come atto creativo. Un’eredità, dunque, che non appartiene solo al passato, ma che continua a parlarci – con forza – nel presente. TRACKLISTING: Cinq études de bruits / Symphonie pour un homme seul / La trièdre fertile – II. Strette / Suite pour 14 instruments – V. Sphoradie / Écho d’Orphee – I. D’un sillon l’autre / Suite 14 – III. Sphoradie / Étude aux objects – IV. Objects rassemblés /Les paroles dégelées / Étude aux sons animés / Variations sur une flûte Mexicaine Altre Informazioni

Jul 2, 20251h 31m

Father & Sons 342 – Alva Noto

Figura centrale della ricerca sonora contemporanea, Alva Noto (Carsten Nicolai) sviluppa un’estetica radicale basata sulla riduzione formale, la spazializzazione del suono e l’interazione tra frequenze digitali, errore (glitch) e struttura ritmica. Il suo lavoro fonde musica elettronica, arte concettuale e scienza, configurandosi come una riflessione sul dato digitale come materia plastica e percettiva. Ha collaborato con figure fondamentali del panorama sperimentale, tra cui Ryuichi Sakamoto, Blixa Bargeld, oltre ai progetti Signal (con Frank Bretschneider e Byetone) e Opto (con Thomas Knak), contribuendo a ridefinire il linguaggio della musica elettronica contemporanea attraverso forme ibride di astrazione sonora e rigore compositivo. TRACKLISTING: Hawk punished (The Revenant OST with Ryuichi Sakamoto) – Acronym – Isotope – M 09 – Prototype 02 – Uni Sub – Fall (as ANBB with Blixa Bargeld) – 10.11 (as Opto) – Robotron (as Signal) – By this river_ Phantom (with Ryuichi Sakamoto) Altre Informazioni

Jun 24, 20251h 44m

Father & Sons 341 – Jack White

Jack White è un musicista, cantante, produttore e polistrumentista statunitense. Salito alla ribalta come frontman del duo The White Stripes, ha poi proseguito con una carriera solista e numerosi progetti paralleli, tra cui The Raconteurs e The Dead Weather. La sua attività si distingue per una continua esplorazione tra rock, blues, garage e country, unita a un forte interesse per la produzione analogica e l’indipendenza artistica. Fondatore dell’etichetta Third Man Records, è considerato una figura influente della musica contemporanea. TRACKLISTING: Apple of my eye (as The Upholsterers) / 7 nation army – Do – Death letter – Dead leaves and dirty ground – The hardest button to button – My Doorbell (as The White Stripes) /The rose with a broken leg (featuring for Daniele Luppi & Danger Mouse) / Cop & go ( as The Dead Weather) / A tip from you to me – Lazaretto – Connected by love – Old scratch blues – A corporation – Fear of the dawn (as Jack White) / Hotel Yorba ( acoustic solo version – original by The White Stripes) Altre Informazioni

Jun 17, 20250

Father & Sons 340 – Terry Riley

Terry Riley è una figura centrale nello sviluppo della musica minimalista statunitense. La sua composizione In C (1964) ha segnato una svolta epocale: un’opera modulare costruita su 53 frasi musicali eseguite in loop asincrono, che ha ridefinito le strutture compositive attraverso la ripetizione, il processo e l’indeterminatezza controllata. Influenzato da La Monte Young, dalla musica indiana (in particolare dallo studio con Pandit Pran Nath) e dalle tecniche tape loop, Riley ha integrato nella sua scrittura elementi di improvvisazione, microtonalità e sintesi analogica. Opere come A Rainbow in Curved Air (1969) e le collaborazioni con il Kronos Quartet mostrano la sua capacità di coniugare rigore formale e libertà espressiva. Riley non è solo un pioniere del minimalismo, ma un catalizzatore di linguaggi: ha influenzato profondamente compositori come Steve Reich e Philip Glass, e anticipato ambiti come la musica ambient, il post-minimalismo e la new age colta. 📚 Essenziale per chi studia le trasformazioni del linguaggio musicale nel secondo Novecento. TRACKLISTING: In C part 1 / Concerto for Two Pianists and Five Tape Recorders / Raga Kut Todi / Cadenza on the night plain ( with Kronos Quartet) / Music for the gift / A rainbow in curved air / Garden of earthly delights Altre Informazioni

Jun 10, 20251h 46m

Father & Sons 339- Marc Ribot

Marc Ribot è un chitarrista dallo stile immediatamente riconoscibile, caratterizzato da un uso espressivo del timbro, un fraseggio irregolare e una spiccata inclinazione per la dissonanza e la destrutturazione formale. Alterna passaggi minimali e rarefatti a esplosioni noise, impiegando tecniche che spaziano dal fingerpicking al playing abrasivo con plettro, spesso piegando lo strumento a soluzioni timbriche non convenzionali. La sua grammatica musicale ingloba jazz d’avanguardia, no wave, blues primitivo e suggestioni cubane, ma sempre filtrati da una logica anti-accademica e volutamente imperfetta. Ribot usa l’imprecisione come linguaggio espressivo e l’improvvisazione come strumento critico. TRACKLISTING: Empty – I’m in the mood for love – The wind cries mary – Simbi – Delancey waltz – Bataille – Say my name – Jockey full of bourbon (Tom Waits) – No me llores mas / Las lomas de New Jersey ( Los Cubanos Postizos) – Break on through/Lies my body told me ( Ceramic Dog) – Big Heart (Lounge Lizards) – Dove siamo rimasti a terra Nutless (Vinicio Capossela) – Moshav (Masada guitars) – Event horizon (Dagger Moth) Altre Informazioni

Jun 4, 20252h 7m

Father & Sons 338- Alice In Chains

Alice in Chains è il volto scuro di Seattle, una colata di dolore e distorsione che non fa prigionieri. La chitarra di Jerry Cantrell è pesante, minacciosa, carica di angoscia e rabbia controllata. Le sue note non accompagnano: travolgono. Accanto a lui, la voce lacerata di Layne Staley, simbolo di una disperazione autentica, capace di graffiare l’anima con ogni parola. Insieme hanno creato un suono sporco, viscerale, che non cerca consolazione ma verità. Nessuna posa, nessun filtro: solo realtà nuda, urlata con potenza e orgoglio. Un culto. Una ferita aperta. TRACKLISTING: sorry no tracklisting use shazam Altre Informazioni

May 28, 20251h 56m

Father & Sons 337- Quincy Jones

Quincy Jones, protagonista assoluto della musica del Novecento e oltre. Musicista, arrangiatore, produttore e visionario, Jones ha attraversato più di sei decenni di storia musicale lasciando un’impronta inconfondibile. Dai suoi esordi nel jazz con Dizzy Gillespie e Ray Charles, alla storica collaborazione con Frank Sinatra – con cui instaurò un rapporto artistico e personale profondo – fino alla svolta pop con Michael Jackson e l’album Thriller, Jones ha saputo anticipare i tempi e abbattere barriere tra generi. Il suo contributo si estende anche al mondo del cinema e della televisione, così come alla scoperta e promozione di nuovi talenti. Il suo stile inconfondibile e il modo in cui ha saputo reinventarsi ha influenzato generazioni di artisti e produttori. TRACKLISTING: Pogo stick / Boo’s blues / The Midnight Sun Will Never Set / Soul Bossa Nova / Fly Me to the Moon (In Other Words) with Frank Sinatra & Count Basie / The Streetbeater/ Love me by name ( Lesley Gore) / Smooth criminal (Michael Jackson)/ Ai no corrida / Somewhere (Aretha Franklin) / Love dance ( George Benson)/ My ship live with Miles Davis / Setembro / Miss Celie’s blues / From the heart ( Ray Charles) Altre Informazioni

May 20, 20251h 50m

Father & Sons 336- Bob Moog

Robert Arthur “Bob” Moog fu l’inventore del primo sintetizzatore commerciale che debuttò nel 1964. Nel 1970, lanciò un modello più portatile, il Minimoog , descritto come il sintetizzatore più famoso e influente della storia sviluppato in risposta alla domanda di apparecchiature per la musica elettronica più pratiche ed economiche, guidato dai suggerimenti e dalle richieste dei compositori e gli viene attribuito il merito di aver introdotto i sintetizzatori a un pubblico più vasto , con prezzi accessibili, e di aver influenzato lo sviluppo della musica popolare . Se avesse brevettato le sue invenzioni sarebbe diventato estremamente ricco ma era un pessimo imprenditore, se avesse creato un monopolio sulle idee di sintetizzatore da lui create, come la modularità, la generazione di inviluppo e il controllo della tensione, è probabile che l’industria dei sintetizzatori come la conosciamo oggi non sarebbe mai esistita. Così come tanta meravigliosa musica. TRACKLISTING: Kraftwerk- Kometenmelodie 1 / Emerson Lake & Palmer – Lucky Man/ Rush – Closer to the Heart/ Stevie Wonder – Tuesday Heartbreak/ Portishead – SOS / Parliament – Flashlight / Roxy Music – Re make , re model / Donna Summer – I feel love – Nine inch Nails – Head like a hole – Beatles – Here comes the sun / New order – Blue Monday/ Gary Numan – Are friends electric / Wendy Carlos – Brandenburg Concerto No. 3 in G Major – 1. Allegro Altre Informazioni

May 12, 20251h 51m

Father & Sons 335- B-52s

I B-52s sono la più grande “party band” di sempre, evocando dal 1976 un’estetica da “negozio di modernariato”, attingendo alla musica pop degli anni ’50 e ’60, al rock and roll e alla cultura camp: una sensibilità artistica che considera attraente o divertente l’opera in base al suo elevato livello di artificio, di esagerazione caricaturale soprattutto quando c’è anche un elemento giocoso o ironico , stravolgendo la comprensione modernista dell’arte alta ed invertendo i tradizionali giudizi estetici di bellezza, valore e gusto. Schneider, Pierson e Wilson spesso usano voci in stile chiamata e risposta con Schneider che contrasta in stile umoristico le armonie melodiche di Wilson e Pierson; la loro strumentazione è principalmente guidata da chitarra e tastiera, il loro suono distintivo oltre alle voci, che si distingue anche dai loro contemporanei per le insolite accordature di chitarra che Ricky Wilson usava nelle composizioni. TRACKLISTING: 52 girls, Dance this mess around, Rock lobter, Planet Claire, Private Idaho, Legal tender, Theme for a nude beach, Love Shack, Hot pants explosion, Party out of bounds, Funplex, Deadbeat club, Song for a future generation, Strobelight Altre Informazioni

May 5, 20251h 31m

Father & Sons 334- Klaus Schulze

Klaus Schulze è stato un pioniere della musica elettronica tedesca , compositore, musicista e fondatore delle band krautrock Tangerine Dream ed Ash Ra Tempel lasciandole subito dopo l’uscita dei loro album di debutto; il tutto per lanciarsi in una carriera da solista composta da oltre 60 album pubblicati in sei decenni. Durante la sua carriera ha anticipato gli stilemi musicali e sviluppato le tecnologie che nascevano, partendo da sintetizzatori analogici per poi passare a sequencer, campionatori e device digitali. Alcuni dei suoi lavori sono considerati pietre miliari dell’elettronica di tutti i tempi. TRACKLISTING: Castles – Cold Smoke – Satz Gewitter – Solar Wind – Amourage – The Big Fall – Angry Young Boys – Frank Herbert Altre Informazioni

Apr 29, 20251h 49m