FATHER AND SONS
(sounds like freedom)
RadiostART
Show overview
FATHER AND SONS has been publishing since 2019, and across the 7 years since has built a catalogue of 315 episodes. That works out to roughly 250 hours of audio in total. Releases follow a weekly cadence.
None of the episodes are flagged explicit by the publisher. It is catalogued as a IT-IT-language Music show.
The show is actively publishing — the most recent episode landed 3 weeks ago, with 28 episodes already out so far this year. Published by RadiostART.
Latest Episodes
View all 315 episodesFather & Sons 395 – TOM CORA
Father & Sons 394 – CURRENT 93
Father & Sons 393 – N.W.A. (Niggaz Wit Attitudes)
Father & Sons 392 – Tori Amos
Father & Sons 391 – The Durutti Column
Father & Sons 390 – Steely Dan
Father & Sons 389- The Lounge Lizards
Father & Sons 388 – Julius Eastman
Father & Sons 387 – Captain Beefheart
Father & Sons 385 – Perigeo
Father & Sons 384 – Prefab Sprout
Father & Sons 383 – Charlemagne Palestine
Father & Sons 382 – Van Morrison
Father & Sons 381 – The Who
Father & Sons 380 – Clock DVA
Father & Sons 379 – Linton Kwesi Johnson
Linton Kwesi Johnson rappresenta il punto di faglia dove la metrica della protesta incontra la scomposizione ritmica del Dub, elevando la parola a strumento di precisione sociologica. Architetto della Dub Poetry, Johnson ha scardinato l’egemonia dell’inglese standard attraverso l’uso del Patois, inteso non come folclore ma come rivendicazione di dignità fonetica. Insieme a Dennis Bovell, ha codificato un’estetica fatta di spazi vuoti e riverberi spettrali, in cui la sua voce distaccata e monocorde agisce come un bisturi sulla coscienza della Gran Bretagna post-coloniale. Attraverso capolavori come Forces of Victory e Bass Culture, ha documentato le lotte di Brixton e la brutalità delle leggi “Sus”, fondendo il rigore dell’analisi marxista con la potenza dei Sound System. Primo poeta nero vivente inserito nei Penguin Modern Classics, LKJ incarna l’eccezione di un rivoluzionario diventato canone senza mai cedere all’industria, preservando la propria integrità tramite la LKJ Records. La sua caratura risiede nella capacità di essere simultaneamente la voce della diaspora e l’intellettuale della rivolta, dimostrando che un basso elettrico può avere l’autorità di un trattato storico. Egli resta la coscienza critica del ritmo: un uomo che ha trasformato la “Bass Culture” in una scienza della realtà, rendendo la parola un’arma di liberazione collettiva. TRACKLISTING: Loraine, Bass culture, Five Nights of Bleeding (for Leroy Harris), Dread Beat An’ Blood, Sonny’s lettah (anti-sus poem), Reggae Fi Radni, Di Great Insohreckshan, Wat About di Workin Claas, Tings an’ times, Liesense fi kill, Dubbin di revalueshan, New world hawdah, Iron bar dub, Reality poem Altre Informazioni
Father & Sons 378 – Art Tatum
Art Tatum non è stato un semplice pianista, ma il limite estremo dell’architettura sonora, una figura che rappresenta il punto di non ritorno tra tecnica e immaginazione. Parlare di lui significa evocare il “Dio” del pianoforte che lasciava attoniti geni come Vladimir Horowitz e Sergei Rachmaninoff, i quali riconoscevano in lui una superiorità trascendentale rispetto a qualunque interprete classico del tempo. La sua cifra stilistica risiede in una densità orchestrale che annullava i confini tra jazz e musica colta, trasformando ogni standard in un labirinto di invenzioni armoniche inesauribili.Quasi cieco dalla nascita, Tatum percepiva la musica come una geometria totale, anticipando le rivoluzioni del bebop in un universo autonomo dove tempo e spazio si fondevano in una grazia divina. Resta ancora oggi l’ombra lunga sotto la quale ogni pianista deve passare, l’esempio supremo di come il genio possa trasformare uno strumento a tasti in un’intera orchestra guidata da un’unica, inafferrabile mente. TRACKLISTING: Blue skies, Tiger rag, I ain’t got nobody, Body and soul, Memories of you, Flying home, Humoresque (Dvorak), Love for sale, Night and day, My ideal, September song, Deep night, Begin the beguine (live), Tea for two, Moonglow Altre Informazioni
Father & Sons 377 – Nikki Sudden
Nikki Sudden non è stato solo un musicista, ma l’incarnazione di un’estetica decadente e aristocratica che ha attraversato il rock alternativo senza mai piegarsi alle mode. Dalle origini con i Swell Maps, dove insieme al fratello Epic Soundtracks ha decostruito il linguaggio del punk in un’anarchia creativa (influenzata dalla sperimentazione del Krautrock)fondamentale per l’underground, fino alla malinconia polverosa dei Jacobites condivisi con Dave Kusworth, Sudden ha tracciato una rotta solitaria e magnetica. La sua cifra stilistica risiede nell’equilibrio perfetto tra la fragilità di Johnny Thunders, l’eleganza sfrontata di un Keith Richards d’annata e l’anima roots di Bob Dylan: l’ultimo dandy capace di trasformare una sciarpa di seta e una chitarra in un manifesto esistenziale. La sua statura artistica è confermata dal dialogo creativo con giganti come Mick Taylor e Ian McLagan, che hanno portato l’anima dei Rolling Stones e dei Faces tra i suoi solchi, oltre al rispetto di anime affini come Peter Buck degli R.E.M. e Rowland S. Howard. Non era un artista da classifica, ma una figura di culto per chi cercava un’autenticità viscerale, priva di filtri industriali. Sudden era un bohémien che ha vissuto la strada come un palcoscenico perenne, portando racconti di cuori infranti e treni perduti in ogni angolo del globo con una dedizione quasi monastica. Fino all’ultima notte a New York nel 2006, è rimasto fedele a un’idea di bellezza che risiede nelle crepe, lasciando l’eredità di un uomo che ha saputo fare della propria vita un’opera d’arte totale, sospesa tra la polvere del blues e l’eternità del mito. TRACKLISTING: Midget Submarine – Harmony in your bathroom – The helicopter spies (with Swell Maps) / Silver street – When the rain comes (with Jacobites) / Back to the coast – Kiss at dawn – Debutante blues – The bagman & the twangman – Liquor, guns & ammo – Farewell my darling – Jangle town – Stay bruised – Beyond hope – Death is hanging over me Altre Informazioni
Father & Sons 376 – Tony Allen
Tony Allen ha riscritto le coordinate della musica contemporanea, ergendosi a architetto supremo di un linguaggio che ha abbattuto i confini tra la tradizione poliritmica africana e l’avanguardia globale. Co-creatore dell’Afrobeat, la sua figura rappresenta il punto di equilibrio perfetto tra la pulsazione ancestrale di Lagos e la scomposizione metodica del jazz, definendo un’estetica in cui il ritmo non è semplice accompagnamento, ma una struttura portante fluttuante e magnetica. La sua capacità di abitare il tempo con una fluidità quasi liquida ha permesso a generi distanti come il rock, l’hip hop e l’elettronica di attingere a una fonte inesauribile di ispirazione, trasformando ogni suo colpo in un atto di ingegneria emotiva. Allen ha insegnato al mondo che la vera potenza risiede nella sottrazione e nella precisione millimetrica, influenzando intere generazioni di produttori che vedono nel suo stile un paradigma di libertà espressiva senza tempo. La sua eredità è un battito universale che continua a modellare il panorama sonoro moderno, rendendolo uno dei musicisti più influenti e trasversali del secolo. TRACKLISTING:Locked & loaded (with Jeff Mills)/ Omeleble (with Dr. Victor Olaiya’s International All Stars )/ Highlife time (Koola Lobitos)/ Expensive shit (with Fela Kuti)/ Zombie (with Fela Kuti)/ No accomodations for Lagos / Nepa /Asiko /The hardest thing (with Gorillaz)/ Ise Nla / Herculean (with the good, the bad & the queen) / Wolf eats wolf / Cosmosis Altre Informazioni
Father & Sons 375 – Jon Hassell
La musica di Jon Hassell è un’antropologia del futuro. Con il manifesto del Fourth World, Hassell ha disintegrato i confini tra l’etnografia arcaica e la tecnologia digitale, fondendo la poliritmia primitiva con il design sonoro più sofisticato senza un confine netto tra musica programmata e suonata, digitale ed organica. Il cuore della sua estetica risiede nella metamorfosi della tromba. Influenzato dal canto Kirana di Pandit Pran Nath, Hassell ha trasformato l’ottone in un organismo vivente. Attraverso l’uso pionieristico dell’Harmonizer, il suo strumento non emette note, ma flussi di colore microtonale: un soffio liquido che evoca la voce umana e nega ogni velleità virtuosistica di stampo jazzistico. Dalla collaborazione seminale con Brian Eno in Possible Musics alle visioni iperealistiche, la sua “Musica Verticale” ha ridefinito il concetto di texture contemporanea. Hassell non ha creato un genere, ma una geometria sensuale del suono che ha influenzato generazioni di artisti, da David Sylvian ai pionieri dell’elettronica colta. TRACKLISTING: Delta rain dream (with Brian Eno) – Hex – Toucan ocean – Sundown dance – Chemistry (with Brian Eno) – Malay – Houses in motion (with Talking Heads) – Darbari bridge – Wing melodies – Weathered wall (with David Sylvian) – Paris I – Voiceprint – Aurora – Dreaming Altre Informazioni