Father & Sons 378 – Art Tatum
Art Tatum non è stato un semplice pianista, ma il limite estremo dell’architettura sonora, una figura che rappresenta il punto di non ritorno tra tecnica e immaginazione. Parlare di lui significa evocare il “Dio” del pianoforte che lasciava a
April 1, 20260
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Show Notes
Art Tatum non è stato un semplice pianista, ma il limite estremo dell’architettura sonora, una figura che rappresenta il punto di non ritorno tra tecnica e immaginazione. Parlare di lui significa evocare il “Dio” del pianoforte che lasciava attoniti geni come Vladimir Horowitz e Sergei Rachmaninoff, i quali riconoscevano in lui una superiorità trascendentale rispetto a qualunque interprete classico del tempo. La sua cifra stilistica risiede in una densità orchestrale che annullava i confini tra jazz e musica colta, trasformando ogni standard in un labirinto di invenzioni armoniche inesauribili.Quasi cieco dalla nascita, Tatum percepiva la musica come una geometria totale, anticipando le rivoluzioni del bebop in un universo autonomo dove tempo e spazio si fondevano in una grazia divina. Resta ancora oggi l’ombra lunga sotto la quale ogni pianista deve passare, l’esempio supremo di come il genio possa trasformare uno strumento a tasti in un’intera orchestra guidata da un’unica, inafferrabile mente. TRACKLISTING: Blue skies, Tiger rag, I ain’t got nobody, Body and soul, Memories of you, Flying home, Humoresque (Dvorak), Love for sale, Night and day, My ideal, September song, Deep night, Begin the beguine (live), Tea for two, Moonglow