
Macro
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La democrazia ha perso il tempo?
Leone, Trump, l’AI e Dio che “non è morto”
Il Papa nell’era degli agenti AI
Matrix e la seconda transizione AI
Medio Oriente in fiamme
L’Europa nel disordine mondiale
I dazi di Trump: tanto rumore per nulla?
Il mondo e le speranze dei giovani a Trento
India, Ue e la “nuova era”
Gli sfidanti di Starmer
Difesa europea: a che punto siamo?
Come si esce dallo stallo all’iraniana?
La democrazia ha un problema con l’AI
Xi, Trump, Carney e la pace preventiva
L’inizio di una nuova storia
Trump in Cina: cosa aspettarsi dal vertice con Xi Jinping
Al-Qaeda rialza la testa in Mali
La Costituzione italiana è pacifista?
Democrazie armate, tra violenza e politica
L’Europa e i suoi vicini: la Comunità politica europea in Armenia
Hormuz e fertilizzanti: la crisi che ignoriamo
Export armi, Tokyo cambia rotta: la fine del tabù
La Borsa del Pentagono
Trump, gli attentati e il nichilismo della sala da ballo
Operare il cuore dei bambini profughi ad Amman
Energia e sovranità: Ue dopo il voto in Ungheria e Bulgaria
Il continente giovane – Leone XIV in Africa, istantanee da un viaggio missionario
Il continente giovane - L’economia africana, tre libri e Nollywood
Il continente giovane - La nuova Africa, i vecchi attori e la via italiana
Il continente giovane - La nuova Africa, tra Leone e il caos Iran
Tregua in Libano, dieci giorni per fermare la guerra?
Sudan, tre anni della peggiore crisi umanitaria
Stretto di Hormuz, a che punto siamo?
Oggi inizia il Pontificato di Leone XIV

Ep 719Algoritmi, alibi e responsabilità
Gli algoritmi sono davvero i responsabili della polarizzazione, delle fake news e della crisi del dibattito pubblico? O sono solo il riflesso di dinamiche più profonde? In questa puntata di Macro partiamo dal libro “Non è colpa dell’algoritmo” (Egea) per capire perché stiamo cercando il colpevole nel posto sbagliato — e quali sono invece le responsabilità reali di piattaforme, politica e utenti nell’era dell’economia dell’attenzione. Ospite Antonio Palmieri che ha cofondato e dirige la Fondazione Pensiero solido, dopo molti anni di esperienza tra Parlamento e comunicazione politica.

Ep 718Dentro la crisi di Cuba
Cuba continua a fare i conti con blackout ricorrenti, carburante contingentato, scaffali spesso vuoti e un esodo che negli ultimi anni ha portato milioni di persone fuori dall’isola, spesso lungo la rotta Nicaragua-Stati Uniti. Le proteste tornano a ondate, mentre la scarsità di dollari comprime importazioni e consumi. La sanità è al collasso, così come il sistema scolastico. Intanto, l’Avana tiene aperto un canale con Washington, che non ha allentato l’impianto delle sanzioni, e rafforza i legami energetici con Mosca. Il turismo resta lontano dai livelli pre-Covid e le rimesse continuano a sostenere una parte rilevante delle famiglie. Come si vive oggi a Cuba? Che cosa significa oggi lasciarla o decidere di restarvi? E cosa succede a chi prova a tenere insieme due vite, tra l’isola e altrove? Ne parliamo con Luca Benecchi, giornalista del Sole 24 Ore e autore del podcast “Milano l’Avana solo andata”, e Luisa Morandini, critica cinematografica e protagonista del podcast, che a Cuba ha vissuto metà della sua vita.

Ep 717Thielogia del Trumpismo
Peter Thiel non è solo un miliardario della Silicon Valley o il fondatore di Palantir. È uno dei pensatori più influenti dell’ecosistema trumpiano, capace di mescolare cristianesimo, apocalisse, tecnologia e geopolitica, grazie ai suoi studi filosofici. Ma che succede se categorie teologiche come Anticristo, katechon e fine dei tempi entrano nella politica? E quanto questa visione aiuta a capire la nuova destra da Trump a J.D. Vance? Ne parliamo con Marco Dotti. Saggista, giornalista e docente all’Università di Pavia, Dotti in un suo articolo dal titolo “I pericolosi azzardi della teologia politica di Peter Thiel”, comparso sul sito del Centro culturale di Milano, ha ricostruito l’architettura teorica del fondatore di Palantir: da Solov’ëv a Newman, da Girard a Schmitt.

Ep 716In God We Trump?
Negli Stati Uniti la religione è sempre più politica. La presidenza Trump riaccende il rapporto tra fede e potere, mentre Papa Leone XIV prova a tenere insieme una Chiesa sempre più globale. Ma chi ascoltano i cattolici americani? E che ruolo gioca il Vaticano nel dibattito politico Usa? Come si conciliano i continui riferimenti alla fede degli esponenti dell’Amministrazione Trump e le guerre e le minacce di cancellare una civiltà, come in Iran, e le iniziative anti migranti dell’Ice? Ne parliamo con Camillo Barone, giornalista che segue il Vaticano e la Chiesa americana per il National Catholic Reporter.

Ep 715Meta, Google e la via giudiziaria contro l’algoritmo
Per la prima volta, nelle scorse settimane i giudici americani hanno condannato le big tech per il modo in cui progettano le piattaforme. I colossi della Silicon Valley dovranno risarcire i danni per lo scarso controllo, le informazioni false sulla sicurezza e un design che provoca dipendenza, soprattutto tra i più giovani. Cosa succede ora? Che impatto avranno queste sentenze storiche sullo sviluppo dei social e sugli utenti? Ne parliamo con Marco Bassini, avvocato, docente universitario ed esperto di intelligenza artificiale e diritti umani.

Ep 714Proteggere l’arte (e la storia) a Gerusalemme Est
Tra il 5 e il 12 aprile 2026 si celebrano la Pasqua cattolica, quella ebraica e quella ortodossa, ma a Gerusalemme i luoghi sacri sono chiusi per motivi di sicurezza. Dopo gli attacchi si Israele e Usa all’Iran, la città vecchia – priva di rifugi antiaerei – è considerata a rischio. Lì ci sono i luoghi santi per cristiani, ebrei e musulmani. In ogni guerra le prime vittime sono le persone. Ma tra le vittime della guerra c’è anche il patrimonio culturale e artistico di una terra, che racconta la sua storia e la sua identità. Morgane Afnaim, mediatrice culturale, per Pro Terra Sancta coordina a Gerusalemme Est il progetto Hakayet Turath – “storie dal patrimonio” – che promuove, insieme a giovani palestinesi, la conoscenza e la valorizzazione della cultura locale.

Ep 713Rubio vs Vance, chi vince il derby Maga?
JD Vance resta il punto di riferimento dell’elettorato Maga, ma il vantaggio si riduce mentre Marco Rubio guadagna terreno e credibilità, soprattutto sui dossier internazionali. Il sondaggio del CPAC fotografa un equilibrio più dinamico rispetto al passato e segnala una competizione ormai aperta in vista del dopo Trump. Il confronto passa anche dalla linea sull’Iran e sul ruolo globale degli Stati Uniti, dove emergono sensibilità diverse dentro lo stesso campo. Chi è nella posizione migliore per raccogliere l’eredità politica di Trump? Ne discutiamo a Macro con Mattia Diletti, Professore di Sociologia dei fenomeni politici nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, e Mario Del Pero, Professore di Storia internazionale e Storia degli Stati Uniti a SciencesPo.

Ep 712Nelle mente di Trump e Netanyahu
Dall’intervento all’Onu del premier israeliano Benjamin Netanyahu al discorso alla nazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’Iran, qual è la strategia dei due leader? Davvero Trump è troppo legato a ciò che gli dice di fare Netanyahu? Perché per entrambi l’Iran è un’ossessione strategica? In che cosa le due strategie sono comuni e in che cosa differiscono? Oggi a Macro, con Alissa Pavia, analista dell’Atlantic Council di Washington, proviamo a dare qualche risposta per capire che cosa può succedere ora (e nel medio periodo) nel vicino oriente.

Ep 711Turchia, mediatore necessario o potenza ambigua?
La Turchia è spesso raccontata come un attore ambiguo, a metà tra Nato e e altri mondi, altre alleanze. Ma è proprio questa ambiguità che le consente di mediare dove altri non riescono. Dall’Ucraina all’Iran, Ankara ha costruito negli anni una vera strategia diplomatica fondata su relazioni, reti e flessibilità. Il problema? L’Europa continua a leggerla con categorie sbagliate? Ne parliamo con Riccardo Gasco, ricercatore dell’Università di Bologna e coordinatore per la politica estera all’IstanPol Institute.

Ep 710Maduro a processo: come andrà a finire?
Qualche giorno fa Nicolás Maduro è comparso in un’aula del tribunale federale di Manhattan. La scena in tribunale è quella di una caduta politica senza precedenti: il leader venezuelano, in abiti carcerari e sotto stretta sorveglianza, rimane zitto durante tutta l’udienza. Ma la linea difensiva è chiara e invariata: si dichiara innocente e continua a considerarsi il legittimo presidente del Venezuela. Come si svilupperà questo processo? Ne parliamo con Francesco Davide Ragno, attualmente ricercatore di Storia e Istituzioni delle Americhe all’Università di Bologna.

Ep 709No Kings, Trump e l’Europa che vota
Dalla Danimarca alla Slovenia, fino all’Ungheria, Donald Trump entra sempre di più nel dibattito politico dei paesi europei alle elezioni. E mentre nelle piazze del 28 marzo lo slogan No Kings contestava la sua figura anche in Europa, resta aperta la domanda centrale: Trump rafforza davvero i sovranisti a lui più vicini o finisce per spingere gli elettori verso leader più istituzionali? E soprattutto: quanto pesa, oggi, il fattore Trump nella frammentazione dei sistemi politici europei e nella difficoltà di costruire governi stabili? Ne parliamo con Michele Pignatelli della redazione Economia e politica internazionale del Sole 24 Ore

Ep 708Da Piazza Maidan a Odessa, l’Ucraina vista da vicino
Nell’ottobre 2025 un convoglio di 110 attivisti italiani che portavano aiuti in Ucraina è finito sotto un attacco russo. Era una missione del Mean, Movimento europeo di azione non violenta. Di quella missione faceva parte Paolo Bergamaschi, animatore del Mean, con oltre vent’anni di esperienza come consigliere della commissione Esteri del Parlamento europeo. In questa puntata di Macro, Bergamaschi ci racconta le iniziative del Mean, la vera natura della “resistenza” ucraina e quello che gli italiani e gli europei possono comprendere meglio di questo fronte strategico di crisi. Con un progetto da rilanciare nell’Unione europea. La canzone “Piazza Maidan”, presente in questa puntata, è stata scritta da Annamaria Castelli, Paolo Bergamaschi e Simone Guiducci.

Ep 707Le medie potenze possono sostituire gli Stati Uniti?
Dopo il discorso del primo ministro canadese, Mark Carney, a Davos, il mondo delle “medie potenze” si è messo in movimento: Canada, Europa, Indo-Pacifico. Ma questa rete di alleanze può davvero sostituire il ruolo degli Stati Uniti — o è solo un tentativo di gestire un vuoto strategico? Tra numeri del commercio globale e crisi in Iran, la risposta è meno scontata di quanto sembri. Ne parliamo con Francesco Mancini, docente di governance globale e prevenzione dei conflitti all’Università nazionale di Singapore.

Ep 706Il diritto internazionale è morto?
Dall’Ucraina a Gaza, passando per l’Iran, dal Mar Cinese alle sanzioni economiche: le regole che dovrebbero governare il mondo sembrano sempre più fragili. Il diritto internazionale è in crisi perché sono in crisi le organizzazioni sovranazionali? O viceversa? Che distinzione c’è tra invalidità e inefficacia delle regole? Come “gestire” il tema dell’atomica? Esistono norme che regolano (o giustificano) le guerre preventive? Ne parliamo con Gabriele Della Morte, professore di diritto internazionale all’Università Cattolica del Sacro cuore e studioso dei rapporti tra norme giuridiche e dinamiche di potere, in particolare nei contesti di conflitto e nelle crisi dell’ordine globale.

Ep 705La calma della Cina nel caos globale
Mentre gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra incerta e molto costosa, Pechino si propone come baluardo di stabilità in un mondo di confusione. Come sta reagendo la Cina alle azioni della Casa Bianca? Quali sono i suoi interessi in Medio Oriente e come può cambiare la strategia della Repubblica Popolare di fronte alle mosse del suo più grande avversario?Ne parliamo con Filippo Fasulo, Head dell’Osservatorio Asia e dell’Osservatorio Geoeconomia dell’Ispi.

Ep 704Sull’Iran i dem Usa si giocano il futuro della leadership
La guerra in Iran è entrata nel cuore delle primarie democratiche in vista delle midterm. In diversi Stati, tra cui Michigan, Colorado, Illinois e North Carolina, candidati progressisti attaccano i moderati accusandoli di ambiguità sul conflitto e di legami con l’industria della difesa e gruppi pro-Israele. Un confronto che tocca da vicino anche la direzione futura dei dem: da un lato chi chiede una rottura con le “guerre infinite” e il peso dei grandi donatori, dall’altro chi punta su una linea più pragmatica per restare competitivi. Ne parliamo a Macro con Matteo Muzio, Direttore di Jefferson – Lettere sull’America, e Alberto Bellotto, giornalista del Giornale.