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Realmen 💪 tempi duri, forgiano uomini forti

Realmen 💪 tempi duri, forgiano uomini forti

Emanuele e Francesco

130 episodesIT-IT

Show overview

Realmen 💪 tempi duri, forgiano uomini forti has been publishing since 2023, and across the 3 years since has built a catalogue of 130 episodes. That works out to roughly 95 hours of audio in total. Releases follow a fortnightly cadence, with the show now in its 4th season.

Episodes typically run thirty-five to sixty minutes — most land between 35 min and 52 min — though episode length varies meaningfully from one episode to the next. None of the episodes are flagged explicit by the publisher. It is catalogued as a IT-IT-language Education show.

The show is actively publishing — the most recent episode landed yesterday, with 16 episodes already out so far this year. Published by Emanuele e Francesco.

Episodes
130
Running
2023–2026 · 3y
Median length
43 min
Cadence
Fortnightly

From the publisher

Nel cuore dell’uomo vive uno spirito avventuroso, sognatore, pronto a partire e a pensare in grande. Dove è andato a finire il tuo spirito autentico? REALMEN è un podcast per ritrovare la consapevolezza di cosa vuol dire essere uomini e del contributo fondamentale che possiamo dare al mondo. Un nuovo episodio ogni settimana! Per approfondire, vai su https://realmen.it Ti aspettiamo!

Latest Episodes

View all 130 episodes

Tagliare o potare?

May 14, 202619 min

L'uomo addomesticato #burnout_maschile

May 6, 202649 min

Goliardia!

Apr 29, 202640 min

Come diventare uomini empatici #cnv #davide

Apr 24, 20261h 22m

Uso consapevole del digitale!

Apr 15, 20261h 5m

Il raduno era illegale. #preghiera #germania #van

Apr 10, 202653 min

S4 Ep 24Solitudine

Mar 18, 202652 min

S4 Ep 23Competizione

TL;DR La competizione, quando è vissuta nel modo giusto, non ci allontana da noi stessi: ci costringe a capire chi siamo, cosa vogliamo e fin dove siamo disposti a spingerci. Non serve per schiacciare gli altri, ma per uscire dalla mediocrità, misurarci con la realtà e imparare a stare dentro una tensione sana. Ecco alcuni punti emersi nell’episodio Competere ci mette davanti alla verità Ci sono contesti in cui possiamo restare vaghi, proteggerci, raccontarci che va bene tutto. La competizione rompe questa nebbia, perché ci obbliga a prendere posizione. Quando c’è qualcosa in gioco, viene fuori il nostro atteggiamento reale: quanto siamo presenti, quanto siamo molli, quanto siamo solidi. Per questo può diventare uno specchio potente, capace di mostrarci limiti, fragilità e risorse che nella vita ordinaria restano nascoste. Dare il massimo non significa vivere ossessionati C’è una differenza netta tra il voler vincere e il vivere consumati dall’ansia di prevalere. Il punto non è trasformare tutto in una guerra, ma entrare nelle sfide con decisione, senza quel tono spento da chi parte già in difesa. Quando ci mettiamo davvero in gioco, tiriamo fuori energia, concentrazione e disciplina. E proprio lì scopriamo che una tensione sana non ci chiude: ci rende più vivi, più presenti, più responsabili. La competizione sana non distrugge la fraternità Uno degli aspetti più interessanti è che si può lottare seriamente senza perdere il rispetto per l’altro. Anzi, spesso è proprio l’avversario a permetterci di salire di livello, perché ci costringe a misurarci con qualcosa di reale. Questo vale nello sport, ma anche nel lavoro e nella vita concreta: gli altri non sono per forza un ostacolo da abbattere, possono diventare il banco di prova che ci spinge a crescere con più lucidità e più spessore. Puntare in alto ci obbliga a uscire dalla mediocrità Smettere di accontentarsi non vuol dire raggiungere qualsiasi cosa, ma pensare e tracciare una nuova strada. Vuol dire lasciare i sentieri battuti per seguire ciò che senti vivo nel tuo cuore. Non sempre arriveremo dove immaginiamo, ma il fatto stesso di orientarci verso qualcosa di grande cambia il nostro standard, il nostro lavoro quotidiano e il modo in cui affrontiamo le sconfitte. È questo processo che ti da l’opportunità per emergere nella tua unicità. La vera sfida non è evitare il confronto, ma imparare a usarlo per diventare uomini più saldi, più lucidi e più veri. Buon ascolto!

Mar 11, 202644 min

S4 Ep 22Fare i conti con tuo padre

TL;DR Fare i conti con nostro padre è un lavoro di verità: smettere di vivere di automatismi nati nel passato e aprire un dialogo adulto che ci rende più liberi, come figli, come uomini e come padri. Ecco alcuni punti emersi nell’episodio Il rapporto con nostro padre nel presente Partiamo da qui: anche quando pensiamo di aver archiviato tutto, quel legame continua a incidere su come viviamo oggi. Lo vediamo nelle nostre chiusure, nelle pretese, nella rabbia improvvisa, nell’orgoglio di non chiedere mai nulla. Prendere consapevolezza è il punto di partenza. Davanti agli irrisolti non basta né negare né spaventarsi Ecco tre atteggiamenti possibili: far finta che non sia successo niente, restare paralizzati dal dolore, oppure entrarci in dialogo. I primi due ci bloccano: uno copre, l’altro terrorizza. Il terzo è faticoso ma apre una strada: vuol dire riconoscere quello che ci ha segnato e iniziare a lavorarci in modo concreto, senza più scappare. Il passaggio decisivo è dalla posizione di figlio ferito a quella di adulto in relazione Non dobbiamo cancellare le mancanze. Però restare solo nel giudizio non ci fa avanzare. Quando iniziamo a vedere nostro padre anche nella sua fragilità, cambia tutto: non perché andava bene così, ma perché possiamo finalmente uscire dal braccio di ferro interiore e aprire una relazione più vera. L’autosufficienza può essere una corazza: chiedere può diventare un atto di maturità Me la cavo da solo spesso non è libertà, è difesa. Per anni può sembrare forza, ma in realtà chiude il legame e conferma la distanza. Invece, in alcuni passaggi, chiedere aiuto, accettarlo o esporsi da figli adulti riapre un dialogo che sembrava impossibile. Un uomo si fa con un altro uomo! Nostro padre è il punto di partenza del diventare uomini: rileggere questa relazione e guardare con occhi nuovi la sua presenza nella vita è una chiave essenziale del cammino maschile. Buon ascolto!

Mar 4, 20261h 7m

S4 Ep 21Imparare a gestire i NO! #cnv #davide

TLDR Torna Davide, il nostro esperto di CNV — già ospite nel primo episodio sulla comunicazione non violenta. Questa volta entriamo nel vivo: come stare davanti a un no, come gestirlo e come tornare in relazione in maniera efficace. I bisogni La CNV parte da qui. I bisogni sono universali — li abbiamo tutti, sono tutti ugualmente importanti, nessuno è più legittimo di un altro. E soprattutto: i bisogni non sono mai davvero in conflitto tra loro. Quello che va in conflitto sono le strategie — il come cerchiamo di soddisfarli. Questa distinzione cambia tutto. Se litigo con qualcuno non è perché i nostri bisogni si escludono, ma perché le strategie che stiamo usando in quel momento non riescono a contenerli entrambi. E questo apre uno spazio completamente diverso per il dialogo. Quindi: cosa c’è dietro quel NO? Che bisogno sta esprimendo chi mi sta davanti? La rabbia copre altro Questa è quella che ci ha colpito di più. La rabbia è quasi sempre un sentimento di copertura — sotto c’è tristezza, paura, frustrazione. Cose che fanno meno rumore ma pesano di più. Di fronte ad un no secco ed inaspettato spesso emerge la rabbia. Ma cosa c’è sotto? La rabbia ti attiva, ti dà energia, ti tiene sul pezzo. Ma se impari ad ascoltarla davvero, scopri che è sempre la porta di accesso a qualcosa di più profondo. E più alleni questo dialogo interno, più la rabbia dura meno — non perché la reprimi, ma perché entra subito in contatto col bisogno reale che c’è sotto. La causa è dentro di me In un confronto difficile o in una incomprensione, finché vedi l’altro come il colpevole rimani bloccato. Non se ne esce. Lo stimolo viene dall’esterno, questo è ovvio. Ma la causa — quello che si accende dentro, i pensieri che alimentano la rabbia, l’intensità con cui brucia — quella è tua. È fatta del tuo passato, dei tuoi bisogni insoddisfatti, di quello che stai portando in quel momento. E finché non te ne prendi la responsabilità, non c’è modo di progredire nel dialogo e nella soddisfazione dei bisogni di entrambi. Fermi nei bisogni, flessibili nelle strategie La frase da portarsi a casa: non tutti i bisogni possono essere soddisfatti qui, ora, tutti insieme — e va bene così. L’importante è che vengano presi tutti sul serio, riconosciuti, inclusi nel dialogo. Mai ignorati. Quando sei davanti a un no — o quando devi dare un no — la domanda utile non è “come la spunto?” ma “cosa sta difendendo l’altro con quel no? Quale bisogno sta proteggendo?”. E da lì, invece di forzare la strategia, si esplora insieme. Qualcosa di diverso quasi sempre emerge. Buon ascolto! Se non hai ascoltato il primo episodio con Davide, lo puoi recuperare qui: Comunicazione Non Violenta con Davide.

Feb 25, 20261h 9m

S4 Ep 20Avidità!

TLDR Oggi parliamo di avidità. Non in astratto ma come meccanismo che inquina relazioni, lavoro ed economia. Non è questione di vizio personale: ma un vero e proprio sistema socio economico… ma non deve necessariamente essere così! Cosa porta all’avidità? Mancanza di autostima Quando non riconosciamo il nostro valore, tendiamo a trattenere tutto per compensare. Abbiamo bisogno delle conferme esterne, dei like, del riconoscimento. Non riconosciamo nemmeno quello che abbiamo, quindi facciamo fatica a donarlo. Incapacità di lasciare andare Nelle relazioni si vede chiaramente: quando ho poca stima di me, pretendo di trovare la mia identità nell’altro e faccio fatica a lasciare andare quella persona. Lo stesso vale col denaro - trattenere diventa un bisogno. Il contrario dell’amore è il possesso (cit. San Francesco). Incapacità di godere di quello che si ha Sempre insoddisfatti, sempre in cerca di più. Non significa non desiderare qualcosa di meglio, ma significa riconoscersi in cammino e godere anche del processo. Questi tre aspetti dell’avidità ribaltati al positivo sono esattamente la radiografia di una persona libera - una persona che sa amare davvero. Autostima significa sapere chi sei e non aver bisogno di riempirti di cose o persone per sentirti completo. Lasciare andare significa non trattenere nulla per sé, né persone né denaro, perché sai che non ti serve qualcosa di esterno per stare in piedi. Godere di ciò che hai significa riconoscere il dono della tua vita e la ricchezza che già possiedi, anche nelle mancanze e nelle ferite. Questa è la chiave per una vita donata, non trattenuta per sé. Una vita che sa dare invece che tenere per se. Buon ascolto!

Feb 18, 202641 min

S4 Ep 19Vademecum per entrare in relazione con una donna

TLDR In questo episodio parliamo di come entrare in relazione con una donna partendo dalle fondamenta giuste: dall’autostima alla gratuità, dall’amicizia al corteggiamento: una bussola per entrare in relazione con le idee chiare e senza farsi male. 3 Take-aways importanti 1. L’autostima è il punto centrale Se non riconosci il tuo valore, entrerai in relazione non per donare te stesso ma per colmare un vuoto affettivo devastante - e questa è la formula per il disastro. Crescere nell’autostima è un cammino e non siamo mai arrivati, ma per entrare in relazione serve un minimo sindacale di stima di sé: sotto quella soglia vai a fondo e fai danni. 2. L’amicizia deve avere la precedenza La vostra compagna di vita è prima di tutto la vostra migliore amica. L’amicizia è dove si costruiscono comunicazione e conoscenza vera. Una relazione solida si costruisce per gradi, con progressività. Come fai a dire di amare una persona che non conosci? Ti possono piacere gli occhi, il suo corpo, ma quella persona non la conosci davvero. Il colpo di fulmine, nella maggioranza dei casi, è indice di immaturità affettiva. 3. Guardate nella stessa direzione Questo è proprio imprescindibile, la struttura portante. Potete avere tutti gli interessi in comune che volete, ma se non guardate nella stessa direzione è come tirare a caso in area di rigore. Per capire questo però devi prima sapere chi sei tu e cosa vuoi dalla vita - altrimenti vai a caso. Nell’episodio inoltre parliamo del ruolo fondamentale di relazionarsi con gratuità, senza pretendere nulla in cambio (e la differenza col fare da “zerbino”), di quanto sia vitale il confronto con chi ti vuole bene per non finire in un rapporto simbiotico. E poi c’è quella cosa del “sentirsi a casa” con una persona - quel momento in cui riconosci che è lei. Buon ascolto!

Feb 11, 202638 min

S4 Ep 18Sessualità ferita #padre_carlo_passionisti

TL;DR: Episodio con Padre Carlo sulla sessualità maschile, continenza e castità. La masturbazione e pornografia sono spesso “gridi di sofferenza” che nascono da ferite profonde. La soluzione non è il controllo esterno ma un cammino di guarigione accompagnato. La castità non è castrazione, ma libertà e strumento di verità. In Sintesi In questo episodio ho avuto l’opportunità di parlare con Padre Carlo di un tema che fa male a tanti uomini: la sessualità, la pornografia, la masturbazione, la continenza. Un nervo scoperto per molti, sposati o single che siano. LA FERITA DIETRO IL SINTOMO Padre Carlo è stato chiarissimo: dietro una sessualità disordinata c’è sempre una ferita. Non è questione di forza di volontà o di “non trovarti a casa da solo”. Il punto non è evitare i trigger superficiali, ma risalire la cascata: perché quella solitudine? Perché quella rabbia? La masturbazione adulta è quasi sempre un grido di sofferenza. IL CAMMINO Non esiste la soluzione rapida. Serve tempo, accompagnamento (psicologico E spirituale), e il coraggio di non fermarsi alla caduta ma di capire cosa c’è dietro. Riconoscere la propria fragilità non è debolezza, è il primo passo. E serve comunità: gruppi di accountability dove aprirsi senza giudizio, come facciamo nei gruppi Realmen. LA CASTITÀ COME LIBERTÀ Padre Carlo ha ribaltato la prospettiva: la castità non è castrazione, ma libertà di amare in modo più alto. È uno strumento di verità che ti obbliga a fare i conti con le vere motivazioni della tua vita. Se uno vive pienezza nella propria vocazione, generalmente non casca in certe dinamiche. ALLE DONNE Alle donne che soffrono dopo aver scoperto che il marito o il fidanzato soffrono di questo problema: il problema non sei tu: non è che “non gli basti”. Non è tradimento nel senso che pensate. È una battaglia che lui sta combattendo con se stesso, una ferita antica che va capita, non giudicata. Il messaggio finale: non abbiate paura di fare verità su voi stessi. Darsi del tempo è la prima forma per amarsi veramente.

Feb 4, 202644 min

S4 Ep 17Realmen conoscono il proprio corpo! #ii_raduno_nazionale

ISCRIZIONI APERTE al II RADUNO NAZIONALE dal 2 Febbraio! In questo episodio affrontiamo il tema del corpo maschile, una questione che oggi vive due derive opposte. Da una parte c’è l’ossessione estetica - dall’altra la spiritualizzazione estrema, dove il corpo diventa secondario perché “conta solo quello che sono dentro”. Entrambe sono bugie. Il corpo è centrale nella nostra identità: quando pensi a una persona, pensi al suo volto, al suo fisico. Non possiamo amare gli altri se prima non amiamo noi stessi, corpo compreso. Il corpo non è né un oggetto da perfezionare né qualcosa da trascurare: è un mezzo prezioso da conoscere, onorare e donare. La consapevolezza di tutto questo è un passo necessario per costruire una autostima solida e duratura. 1. L’autostima passa dal corpo Non puoi amare gli altri se non ami te stesso, e questo include il tuo corpo.de Se ti doni ma pensi di non valere, stai dando qualcosa senza valore. L’accettazione profonda del proprio corpo - con tutti i suoi limiti - costruisce quella solidità interiore necessaria per affrontare la vita. Quando poggi la tua autostima sul bicipite perfetto o sui capelli, alla prima difficoltà crolli. 2. Il corpo rivela la tua missione Guardati allo specchio e chiediti: perché il Signore mi ha fatto così? Ogni caratteristica fisica - anche quelle che consideri difetti - ha un senso e una missione. Finché vedi i tuoi limiti fisici come ingiustizie, non andrai avanti. Quando li accogli come opportunità per scoprire chi sei chiamato a essere, tutto cambia. Il corpo è la porta d’accesso alla tua identità più profonda. 3. Onorare il proprio corpo Ringraziare per il proprio corpo non è un esercizio di ottimismo. È l’inizio di una cura autentica. Se sono grato per le mie gambe, nel limite delle mie possibilità me ne prendo cura - non per narcisismo ma per onorare questo dono. L’esercizio di lodare ogni parte di noi stessi, dalla milza ai capelli, perché ti permettono di essere l’uomo che sei. Questo trasforma il corpo da oggetto a mezzo prezioso da custodire e donare. Buon ascolto!

Jan 28, 202636 min

S4 Ep 16Neopapà! Siamo inadeguati?

A Manu è nata una bimba! Dopo un mese gli ho chiesto di fare una puntata per parlare di paternità. Puoi studiare, prepararti quanto vuoi, ma quando arriva il bimbo è tutto diverso. Un figlio ti insegna cosa significa amare davvero. Perché con lui il rapporto è tutto sbilanciato: tu puoi solo dare, lui può solo prendere. Non può darti niente in cambio. E l’amore vero è proprio questo: non si preoccupa di quello che riceve ma solo di quello che dà. Alle tre di notte quando ti alzi per cambiare il pannolino non hai le farfalle nello stomaco. Ma quello è amore. Con un neonato impari a contemplare. Non puoi relazionarti come con un adulto. Ti fermi e guardi. Quando ti ritrovi un figlio tra le mani capisci che tutte le tue scelte avranno un impatto enorme sulla sua vita. E ti riconosci non degno, incapace di questo compito. Ma proprio in questo non essere degni ti metti al servizio e ti apri a una paternità più grande, quella di Dio. Si diventa genitori sulla pelle dei figli… ma cresciamo insieme, nell’imperfezione. E siamo biologicamente programmati per questo. Anche i figli sono programmati per genitori inadeguati. È nello spazio di quella imperfezione che diventiamo famiglia. Buon ascolto!

Jan 21, 202652 min

S4 Ep 15L'arte di prendere appunti (aka: costruire un sistema per ricordarsi qualsiasi cosa)

Il problema di base Viviamo nell’era dell’abbondanza di informazioni. Il problema non è trovare le cose, ma sapere cosa farne. Quanti di voi hanno mille librettini, foglietti volanti, finestre aperte nel browser, chat con se stessi su Telegram pieni di link e appunti? E poi quando vi serve qualcosa… non la trovate più. O peggio, non la rivedrete mai. Il punto è: la nostra mente è fatta per pensare e mettere insieme i pezzi, non per essere un hard disk. Il metodo PARA Mi è capitato sotto mano questo libro: “Building a Second Brain” di Tiago Forte, e l’idea centrale è organizzare le informazioni non per tipo (documenti, foto, video…) ma per come le userai. Utilizzando uno schema che l’autore chiama PARA: Progetti Aree Risorse Archivio Le 4 categorie base: (Personalmente nella home del mio disco ho creato una cartella Notes e all’interno ho messo le altre categorie. Questa cartella viene poi automaticamente replicata e sincronizzata su tutti i miei dispositivi) 01-progetti Qui ci va SOLO quello su cui stai lavorando ADESSO. Se non ci stai mettendo le mani questa settimana, non va qui. Nel mio caso: piano di battaglia con Manu, il bot di Realmen, il libro con Ale, sistemare il garage… Fare questa lista ti obbliga a chiarire dove vuoi mettere le tue energie. È un esercizio potentissimo. 02-aree Le responsabilità continuative, le cose che non finiscono mai: lavoro, finanza, famiglia, casa. Per esempio: Realmen è sia in progetti (per progetti specifici) che in aree (per tutta la roba generale). Altri esempi: La perdita dell’acqua di casa? In aree/casa, con foto del contatore, libretti, strategie per controllare le perdite. La differenza con i progetti è che i progetti hanno una data di scadenza, le aree no. 03-risorse Il posto dove mettere tutto quello che dici “ah interessante!” ma che non stai usando adesso. Video di YouTube da guardare, articoli, idee per progetti futuri. Io ho una cartella “DIY”, una “pornografia” (per quando faremo l’episodio), “attrezzatura podcast”… L’importante: quando metti qualcosa, scrivi PERCHÉ ti ha colpito. Non tenere solo il link. Scrivi due righe su cosa c’è di interessante, così quando lo riapri tra sei mesi capisci perché l’avevi salvato. Usa qualsiasi formato: foto, note di testo, pdf, file audio, video; qualsiasi cosa. 04-archivio Progetti finiti, roba vecchia. Non la cancelli perché non si sa mai, ma non la vuoi avere davanti a te. Le mie aggiunte: 00-inbox La cartella dove butto dentro al volo. Foto che vedo, link interessanti, la scannerizzazione del libretto della moto… Poi, ogni 2-3 giorni la ripulisco e sistemo tutto nelle altre cartelle. Ho creato sottocartelle: da-leggere, da-vedere, da-ascoltare, da-scrivere, pagare. Sono robe in attesa di essere sistemate nel sistema principale o azioni imminenti ma semplici da realizzare (todo). 05-trash Sono paranoico. Prima di cancellare definitivamente, la metto qui. È una rete di sicurezza. Il principio seriale La cosa più bella di questo metodo è che è SERIALE, ti guida in un processo semplice e lineare. Non devi incastrare tutto in uno schema complesso. È sempre: questo -> oppure quello? Una scelta alla volta. Binaria. Semplice. Prendi una cosa dall’inbox: Ci sto lavorando adesso? → Progetti È una responsabilità continuativa? → Aree Potrebbe interessarmi in futuro? → Risorse È finito/vecchio? → Archivio Fine. La mente si libera, il sistema funziona. Perché tutto questo? La creatività non è l’illuminazione geniale. È mettere insieme competenze diverse che altre persone non hanno avuto occasione di combinare. Competenza finanziaria + conoscenza di un mestiere specifico = idea nuova. Questo sistema di note ti permette di: Liberare la mente dalle preoccupazioni Non perdere le idee interessanti Mettere insieme pezzi da ambiti diversi FINIRE i progetti che inizi Non è questione di essere ordinati per natura. È questione di avere un SISTEMA. Come le scarpe: se hai una scarpiera, sai dove metterle, altrimenti finiranno sempre in mezzo al soggiorno… Il problema non è lo sforzo, è non sapere dove mettere le cose. Come finire i progetti? A questo scopo ci sono tre tattiche che ho sperimentato e che sono state proposte nel libro di Tiago: Non partire mai da zero Quando inizi un progetto nuovo, vai a ripescare tutto quello che hai già salvato su quell’argomento. Ogni nota è un’isola, il tuo lavoro è costruire ponti tra le isole. Boom, non si parte mai dal foglio bianco (o non necessariamente). Il file BRIDGE In ogni progetto ho un file che si chiama sempre “bridge”. Dentro ci scrivo: “sono arrivato fino a qui, quello che manca è questo”. Mai finire una giornata di lavoro spompato e vuoto. Lascia sempre qualcosa da fare, una nota al te stesso del futuro, così quando riprendi (magari tra una settimana) sai già da dove partire. Heming

Jan 14, 20261h 10m

S4 Ep 14Crescita personale, accountability... veramente servono?

Dec 17, 202542 min

S4 Ep 13Uscire dalla ruota del criceto #indipendenza_economica #lavoro

Dec 10, 202543 min

S4 Ep 12Prendersi la responsabilità della propria felicità

Dec 3, 202546 min

S4 Ep 11Amare il proprio corpo

Nov 26, 202543 min
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