
Pillole di Bit
449 episodes — Page 6 of 9
#170 – Quando il cloud sparisce
il 14 dicembre 2020 Google si è spento, in tutto il mondo per circa un'ora e mezza. E se non si fosse più riacceso? Che fine avrebbero fatto i nostri dati? Il report su cosa è successo a GoogleGot Your BackInsyncTreeSize FreeIl Podcast di Davide Gatti, Survival Hacking Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 170 e io sono, come sempre, Francesco. E’ successo quello che nessuno si aspettava succedesse, ma che in effetti prima o poi doveva succedere. Ve lo assicuro, succederà ancora, perché sistemato questo problema ne verrà fuori un altro che scasserà di nuovo tutto. Ne sono sicuro. Lunedì 14 dicembre 2020 a metà mattina, ora italiana tutti i servizi di Google, tranne la ricerca e poco altro, hanno smesso di funzionare. Nessuno accedeva più alla posta Nessuno poteva più usare i propri file su Google Drive Nessuno poteve vedere le foto memorizzate su Google foto Tutte le videoconferenze con Meet sono state interrotte, sia quelle di lavoro che quelle scolastiche. E’ morto Youtube e sono caduti anche tutti i servizi non di Google, ma che dipendono dall’autenticazione di Google, quelli ai quali accedete con il pulsante “accedi con Google” e non inserendo un vostro utente e password specifico. Insomma, un enorme silenzio. Non solo in Italia, eh? Google ha smesso di funzionare in tutto il mondo. Qualcuno ha spento Google. Ma non è finita qui, perché Google è anche home automation, quindi tutto quello che girava intorno a Nest e compagnia ha smesso di funzionare, campanelli remoti, termostati, videosorveglianza, antifurti, assistenti vocali. Funzionava solo la ricerca, come quando Google è nata. Qualcuno, cercando di accedere alla propria mail ha ricevuto l’errore “questa casella di posta non esiste”. Voi non avete idea di quante certezze siano crollate. Google non è infallibile, ha avuto problemi negli anni, ma a un servizio o a un altro, mai un problema da fermare tutto, contemporaneamente in tutto il mondo. Il tutto è tornato operativo in circa un’ora e mezza. Partiamo da cosa è successo. In base al report ufficiale di Google, di cui vi lascio il link nelle note dell’episodio che trovate sul sito o direttamente sull’app dalla quale state ascoltando il podcast, è successa un cosa talmente banale che il primo pensiero che potrebbe venire in mente è “tutto qui?” Che poi, no, banale non lo è, visto quanto è complesso tutto il sistema di datacenter di Google. Google ha avuto un problema a una quota di un disco, ma credo sia più di una unità logica, che a un certo punto ha detto “ehi, sono piena e qui dentro non ci puoi scrivere più”. Questa unità logica era usata dal sistema di autenticazione globale di Google, quindi con il disco pieno il sistema non poteva più scrivere e questo ha scassato tutto, tutto quello che era dietro all’autenticazione di Google. Adesso, voi immaginate un sistema complesso come quello di Google, decine e decine di datacenter, sistemi di replica, link di collegamento che girano l’intero pianeta e qualcuno che vede i campanelli di allarme, deve capire cosa succede, con il peso di tutti gli organi di stampa mondiale, di tutti gli utenti sui social che scrivono “è morto google” e deve trovare la soluzione. In un’ora e mezza sono tornati su. Ma si sono scassati poco dopo, ne parliamo tra un attimo. Non c’è stato nessun attacco, non è stata colpa dei Russi, non è stato un attacco criminale a buttare giù Google, è stato un errore di un’azienda enorme, un errore grave che ha fermato tutto, ha fatto un sacco di danni ed è stato corretto per far tornare tutto su in un tempo ragionevole. Detto sinceramente, se a me si fosse schiantato tutto il datacenter dove lavoro ci avrei messo almeno sei ore a tirare su tutto, non un’ora e mezza. E io ho una sola sala
#169 – Quanto è grande un bit
C'è gente che dice di saperne di informatica, poi dice che in 10KB di testo ci sta un numero di telefono. No, ci sta molta più roba, ve lo assicuro. La puntata 22 sulla compressioneIl Piccolo Principe gratis, di carta e AudibleSe vuoi, posso farti un e-commerce Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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A questo punto qualcuno ha fatto un tweet esilarante, vista la quantità di errori grossolani che contiene, che vi riporto, letteralmente: 100 GB = 1000 MB. Quindi 1000 MB, esfiltrati in due anni, cioè in 730 giorni, fa 1,36 Megabyte al giorno. 1,36 Mega diviso 94 postazioni fa 0,014573010784028 Megabyte. Un file di testo con un numero di telefono pesa all’incirca 10 kilobyte: che segreti rubi a 10 kb alla volta? Ok, quindi abbiamo un problema a definire le dimensioni dei dati digitali. Prima dei dettagli, vi leggo, bene e per esteso cosa ci sta in 10 kilobyte di testo, mettetevi comodi Quando avevo sei anni, vidi una volta una meravigliosa illustrazione in un libro sulla Foresta Vergine che aveva per titolo «Storie vissute». Rappresentava un serpente boa che ingoiava una fiera. Eccovi la copia del disegno. Nel libro c'era scritto: «I serpenti boa ingoiano le prede tutte intere, senza masticarle. Dopo non riescono più a muoversi e se la dormono per i sei mesi che impiegano a digerire». Allora ho riflettuto molto sulle cose avventurose che possono capitare nella giungla e, sono riuscito anch'io a produrre, con una matita colorata, il mio primo disegno. Il mio disegno numero 1. Era fatto così: Mostrai il mio capolavoro agli adulti e domandai se il mio disegno gli metteva paura. Mi risposero: «Perché mai un cappello dovrebbe far paura?» Nel mio disegno non c'era un cappello. C'era un serpente boa che digeriva un elefante. Allora ho disegnato quello che c'era dentro il serpente boa, così che i grandi potessero comprendere. Gli devi sempre spiegare tutte le cose. Il mio disegno numero 2 era questo: I grandi mi suggerirono di mettere da parte i disegni dei serpenti boa aperti o interi, e di interessarmi invece alla geografia, alla storia, alla matematica e alla grammatica. È così che, all'età di soli sei anni, ho abbandonato una meravigliosa carriera da pittore. Mi aveva scoraggiato l'insuccesso del mio disegno numero 1 e del mio disegno numero 2. I grandi non capiscono mai le cose da soli, e per i bambini è pesante dover essere sempre lì a spiegare tutti i momenti. Pertanto ho dovuto scegliere un altro mestiere e ho imparato a pilotare aerei. Ho volato un po' in ogni parte del mondo. E davvero la geografia, mi è tornata molto utile. Potrei riconoscere, al primo colpo d'occhio, la Cina dall'Arizona. Questo è molto utile, se uno si perde di notte. Così, nel corso della mia vita, ho avuto incontri con molte persone serie. Ho passato molto tempo con gli adulti. Li ho osservati molto da vicino. Non posso dire di aver migliorato di molto il mio giudizio. Quando mi capitava di incontrarne uno che mi sembrava un po' sveglio, lo mettevo alla prova con il mio disegno numero 1 che ho sempre conservato. Volevo verificare se fosse veramente una persona di larghe vedute. Ma mi rispondevano sempre: «È un cappello.» Allora non parlavo né di serpenti boa, né di foreste vergini, né di stelle. Mi sintonizzavo con lui. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica e di cravatte. E l'adulto era ben felice di conoscere un uomo così ragionevole. Per questo ho vissuto una vita solitaria, senza persone con cui potessi davvero parlare, fino a sei anni fa, quando ebbi un guasto nel deserto del Sahara. Qualcosa nel mio motore s'è rotto. E siccome non c'erano con me né un meccanico né passeggeri, mi
#168 – Videogiochi in streaming
Il futuro è un abbonamento a qualsiasi cosa, anche ai videogiochi, senza avere una console, basterà avere un pad e una televisione, oltre che una carta di credito, al resto ci pensa un datacenter Puntata 162 sul VectoringLa Wiki Fibra.click Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Se vogliamo vedere un file video che risiede sul nostro computer, magari delle vacanze di qualche anno fa, la cosa che facciamo è andare a cercarlo, fare doppio click, si apre il riproduttore video e lo vediamo sul nostro schermo. Nel computer succede che il sistema operativo apre il lettore di file multimediali, gli dice “senti, questo è il file da vedere”, il lettore, in base alla codifica del file capisce come decodificarlo, chiede al computer di fare i calcoli per la decodifica e la decompressione e poi ce lo fa vedere. Sta tutto all’interno del PC, noi non ci accorgiamo di nulla. Si vede bene persino su un computer piccolo come un Raspberry Pi, perché nel suo piccolo chip ci sono le istruzioni ottimizzate per fare in modo molto veloce i calcoli di decompressione dei file video compressi. Facciamo un passo più in là, Il file risiede sul NAS di casa nostra e lo vogliamo vedere sul televisore, con il protocollo DLNA. La cosa è simile. Il televisore ci fa scegliere dove sta il file, che viene messo a disposizione, compresso, sulla rete. Se lo prende tramite la rete, man mano che gli arriva, con il suo chip di decodifica a bordo dello stesso televisore, lo decomprime e ce lo fa vedere sullo schermo. Qui nasce qualche difficoltà: se la rete non ce la fa a trasmettere il file alla velocità che serve alla TV, vedremo il film che scatta, perché non ce la fa ad avere i dati quando gli servono, per questo è bene avere tra il NAS e la televisione dispositivi e cavi di buona qualità. Per esempio avevo grossi problemi a casa con il powerline, quei dispositivi che fanno passare la rete sui fili degli impianti elettrici, ho passato un cavo di rete e ho risolto tutti i miei problemi. Adesso passiamo alle cose più difficili, i servizi di film in streaming. I film in questo caso non sono più a casa nostra, ma sono su server sparsi chissà dove nella rete Internet. Quando noi vogliamo vedere un film, l’app va a cercarlo sul server più vicino, lo passa alla TV che lo decomprime e ce lo fa vedere. In questo caso tutti i sistemi per evitare che un film scatti sono di una complessità pazzesca, ma il problema è sempre lo stesso, dobbiamo cercare di rendere gradevole all’occhio un video la cui fonte è molto lontana e deve passare per parecchi dispositivi e una connettività che non è affatto garanzia di banda sempre disponibile. I sistemi che fanno streming usano sistemi di buffering, cioè salvano nell’app o comunque nel dispositivo locale, qualche secondo in più rispetto al momento che si sta guardando, in modo tale che se la connessione viene a mancare o degrada c’è il tempo di vedere il pezzetto di video già scaricato e avere il tempo di ristabilire il flusso di dati, ma vi assicuro che ci sono altri mille sistemi che lavorano a favore dei vostri occhi senza che voi neanche ve ne accorgete. Fin qui però è facile. Il film è un unico flusso video che non cambia mai, come parte così finisce, come ha voluto il regista. E se parliamo di videogiochi? La cosa si complica alquanto. Il flusso video che arriva ai nostri occhi è come un film, ma i singoli frame che vediamo a video sono generati in tempo reale dalla scheda video, frame per frame da 30 a 120 volte al secondo. E ogni frame ha milioni di poligoni, tipicamente triangoli, che devono essere messi nel posto giusto. Sul PC o sulla console c’è un dispositivo che assolve a questo compito: la scheda video. A lei è assegnato il compito di elaborar
#167 – NextDNS
Un servizio che rende davvero sicura la navigazione su propri dispositivi, anche quella dei propri genitori a casa loro, senza installare antivirus o cose che rallentano i computer, semplicemente intervenendo sui DNS. Il servizio di NextDNS, a mio parere è indispensabile (anche per tenere sotto controllo i figli). Questa puntata NON è sponsorizzata dal servizio in questione Puntata 163 su come si ottiene un sito webPuntata 63 sul DNSPuntata 135 sul DNS over HTTPS (non la 110 come ho detto in puntata)NextDNS (oppure il link sponsorizzato)GeekCookies puntata 43 su Pi-HoleLe scansioni 3D con il LiDAR di iPhone 12 Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Insomma non è assolutamente in grado di sostituire un green screen, ma per attività amatoriali dovrebbe andare abbastanza bene, per iniziare, chissà cosa uscirà nelle versioni 13, 14 e 15 dei telefoni di casa Apple. Grazie Alex per la precisazione! Ma lo sapete cos'è Un green screen? Devo farci una puntata? Se vi interessa, scrivetemi, i modi per contattarmi ci sono tutti! Qualche tempo fa un ascoltatore del podcast mi ha contattato per una consulenza sulla sua rete di casa, tra le varie cose che ho messo a posto ho scoperto che usava quotidianamente una VPN commerciale sui PC in casa perché così navigava in sicurezza. Siamo stati un po’ al telefono e gli ho spiegato che le pubblicità dei servizi VPN a volte dicono cose che non sono del tutto vere. Una bugia, perché di questo si tratta, è che se usate la VPN a casa vostra navigate più sicuri. Non è affatto vero. Se usate la VPN a casa vostra, semplicemente uscite su Internet da un IP diverso da quello del vostro provider e l’unica vera utilità pratica è quella di uscire con un IP di una nazione diversa per avere accesso a un catalogo di Netflix diverso da quello Italiano, sempre se l’IP della VPN non è già stato bannato da Netflix. E quindi, come possiamo stare un po’ più tranquilli andando su Internet? Anche se si sta attenti, a volte, è facile capitare su siti truffa, banalmente perché, ne ho parlato nella puntata di come funziona quando si apre un sito web, la 163, non si scarica materiale solo dal sito che si sta aprendo, ma da decine di siti a lui collegati, alcuni di questi potrebbero anche essere poco piacevoli. Questo capita soprattutto se si va in giro per siti poco convenzionali. Prima di ascoltare questa puntata dovreste sapere come funzionano il protocollo e i server DNS, quindi se non lo sapete vi invito a riascoltare la puntata 63, la 110 che vi interessa anche il DNS over https, visto che parleremo anche di quello. Come vi avevo detto, ogni sito, per poter essere raggiunto, ha bisogno di essere risolto da un server DNS, ho il nome, chiedo al DNS l’indirizzo, il DNS me lo fornisce e io lo raggiungo per scaricarne il contenuto. Adesso ammettiamo di avere un DNS un po’ più evoluto che ha una lista di siti che sarebbe bene non raggiungere. Siti che io sono certo che diffondono materiale pericoloso o comunque non desiderabile. Con questa lista in mano, il DNS ha il potere di evitare che questi siti vengano raggiunti, banalmente, se io chiedo uno di questi nomi, lui non li risolve, così non li raggiungerò mai. Questo è il lavoro che fanno le forze dell’ordine quando mettono sotto sequesto un sito illegale: dicono a tutti i DNS italiani di non risolverlo più. Chi lo vuole raggiungere mette i DNS esteri e il blocco è superato. Ma se io chiedessi al DNS “non voglio raggiungere siti pericolosi” allora sì che me lo tengo stretto quel DNS. Soprattutto se ai siti pericolosi aggiungo i siti dei network pubblicitari. il D
#166 – Il Formato RAW
Perché scattare le foto in formato RAW e non in JPG? In effetti con il RAW ho davvero un sacco di spazio occupato in più e poi me le devo elaborare e convertire tutte! Sì, ne vale davvero la pena, ve lo assicuro. PODucer, il software di montaggio podcast di Alex RaccugliaPuntata 53 sul LiDARLightroomLuminar Photo EditorDark TableLight ZoneRAW TherapeeDSIM++ Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Non so se ci avete fatto caso, ma da qualche puntata a questa parte, tranne la 165, dove ho fatto casino io, se avete un’app di podcast che lo supporta, potete saltellare qua e là tra le varie sezioni delle puntate del podcast, l’argomento principale, i contatti, il tip della puntata, tornare ai contatti, ricordarvi che potreste fare una donazione, insomma, il programma che uso per montare i podcast, PodUcer, sviluppata per Mac da Alex Raccuglia, va alla grande. Fa i tagli, rimuove le pause, mette i capitoli, mette gli stacchetti, esporta l’audio, fa tutto lei. Se avete un mac e fate podcast, beh, dovreste andare a scaricarla, provarla e poi comprarla, il link, come sempre nelle note dell’episodio. Grazie Alex! Nella puntata 164 abbiamo parlato del sensore fotografico, che salva sulla scheda di memoria le immagini in un formato particolare, che non è JPG, né BMP, ma viene detto RAW, quindi crudo. In poche parole, avere il formato RAW di una fotografia è come avere il negativo della pellicola vecchio stile, possiamo muoverci con una maggiore libertà in post produzione, ottenendo cose impensabili e irraggiungibili, rispetto ad avere un'immagine in JPG. Tutta questa libertà ha un costo iniziale. Se un’immagine in JPG occupa pochi MB, un’immagine RAW ne occupa fino a 50 sulla scheda di memoria, questo vuol dire che quando andremo a fare una sessione di scatti, quando finalmente potremo uscire di nuovo a fare fotografie, dovremmo dotarci di memorie capienti, se no finisce che a metà vacanza o giro fotografico lo spazio sarà esaurito e non potremo più fare fotografie. La stessa cosa vale una volta tornati a casa, i mille scatti in RAW occupano più spazio sul disco del computer sui quali dovranno essere elaborati e visto devono essere tutti elaborati, perché non sono utilizzabili per condivisioni social o invio a servizi di stampa, vanno preso in mano uno a uno per le modifiche e le conversioni. Insomma avere i RAW implica un certo lavoro. Ma ci sono ottimi motivi per averli. L’immagine RAW esce dalla macchina fotografica senza compressione, questa cosa è molto importante. non si perde in qualità dallo scatto al salvataggio dell’immagine stessa. Se in una bella giornata di sole questo non crea grossi problemi, avere un’immagine compressa in una situazione critica potrebbe portarci a dover scartare lo scatto. L’immagine RAW salva molti più dati di un’immagine standard. Se ogni valore di RGB è salvato, come detto nella puntata scorsa, in 14 bit invece che 8, vuol dire che abbiamo più di 16000 sfumature per ogni colore, invece che 256, combinate, vuol dire che il pixel può prendere 4 mila miliardi di sfumature di colore invece che 16 milioni. Noi non le possiamo vedere, ovviamente, ma quando si inizia a giocare con il software di camera chiara, si scopre che sotto quell'ombra della nuvola si vedono dei dettagli che non sono sono un ammasso grigio, ma sono altre forme di grigi diversi, magari con nascosto anche un volatile. Le magie di avere 6 bit in più di profondità di colore Adesso parliamo del bilanciamento del bianco, il vero dramma dei sensori fotografici digitali. VI è mai successo di fare una foto in casa, con le vecchie lampadine a incandescenza e ottenere una fotografia con i colori completamente sballati, magari tutti con una forte tonalità verso il blu? Ecco, il sensore non ha azzeccato come bilanciare il bianco. La luce che ci circonda, a seconda della fonte, ha una certa temperatura, che varia dal freddo, tipo la luce bianchissima d
PdV #000 Trailer
Questa non è una puntata di Pillole di Bit, ma è una pubblicità di un nuovo podcast, uno spinoff di Pillole di Bit, puntate brevi e concise, ma focalizzato sui videogiochi, se vi interessa le informazioni le trovate sulla pagina dedicata: https://www.pilloledib.it/pdv/. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia
#165 – DatiBeneComune
Pillole di Bit è tra i promotori della lettera aperta al Governo di #datibenecomune, perché solo con i dati aperti, disponibili a tutti e machine readable si può sapere cosa si sta facendo davvero per il bene dei cittadini durante questa pandemia del COVID-19. Il sito dell'iniziativa #datibenecomuneLa puntata 132 sulle APIIl canale di BarbascuraI disegni dei film dello studio GhibliLa musica di sottofondo (CC da Jamendo) Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 165 e io sono, come sempre, Francesco. Il nostro mondo, più di quanto siamo abituati a pensarlo, è data driven. Oh, che parolone difficile. Tradotto, per i non addetti ai lavori, si può dire che le scelte fatte per determinate azioni sono decise in base alla disponibilità di dati. Partiamo da un po’ più indietro, come siamo abituati a fare da queste parti. La mattina ci alziamo, assonnati, guardiamo fuori dalla finestra e vediamo che piove. Questa è una informazione, tradotta in dato, il nostro cervello, se fosse un calcolatore, assegnerebbe alla variabile “oggi piove” il valore “1”, cioè, sì, piove. Visto che piove, devo prendere l’ombrello. Ho fatto una scelta basata su un dato. La seconda scelta che posso fare basata su un dato può essere empirica, aprendo la finestra, o numerica, guardando sull’app del meteo che temperatura c’è oggi, in base alla sensazione che ho sulla pelle o al numero che vedo sull’app decido come vestirmi e che tipo di giacca indossare. Seconda scelta basata su un dato. E non sono ancora uscito di casa. Il nostro mondo è basato sui dati, molti dati, moltissimi dati che devono essere analizzati in modo sempre più rapido per fare scelte sempre più complesse. Il problema adesso però sono i dati. Come mi arrivano i dati? Di solito, come dice un noto divulgatore di nome Barbascura, MALE. I dati arrivano da fonti diverse, non organizzati, non ben descritti, solitamente anche impossibili da capire. Un dato, per essere capibile da un umano, deve avere un certo formato, come ad esempio una temperatura. Se noi vediamo su un foglio una tabellina con i giorni della settimana e dei numeri decimali con a fianco il simbolo del grado celsius li capiamo al volo, le macchine non fanno così. Alla macchina devi dire “ciao, questa tabella rappresenta le temperature, i valori sono decimali e la prima colonna contiene i giorni della settimana, la seconda le temperature in gradi celsius” A questo punto la macchina è in grado di interpretare i dati che gli vengono passati con un algoritmo che qualcuno avrà scritto. Perché senza un algoritmo, le macchine le accendiamo e loro sono lì, ferme a consumare corrente e a non fare nulla. I dati però devono essere messi lì sempre nello stesso modo, nella casella della temperatura le temperature in formato decimale e nella casella del giorno della settimana, il giorno della settimana, scritto nello stesso modo. Perché questo? Perché le macchine non sono intelligenti, non sono in grado di astrarre i dati da una informazione generica e non hanno capacità di fantasia, le cose gliele si deve descrivere per bene, per filo e per segno. Ma a questo punto qual è il vantaggio delle macchine? Se noi riusciamo ad analizzare il clima e poco altro in un tempo ragionevole, le macchine, se ben programmate, l'algoritmo di cui prima, riescono ad analizzare una quantità di dati che un cervello di una persona, anche la più dotata non riesce neanche a immaginare. Intendiamoci, il nostro cervello sa analizzare moltissimi dati in breve tempo, pensate solo mentre siete alla guida e appare un ostacolo imprevisto, siamo in grado di analizzare dove svoltare, quanto frenare, vedere se la strada è libera e se c’è spazio per l’auto in pochissimo tempo. Panico permettendo, ovviamente. Un’altra cosa in cui le macchine eccellono, non si spaventano. Un computer sa analizzare milioni di dati, e in un tempo ragionevole vi sa dire, ad esempio, che se togliete un po’ di materiale da quell’arcata del p
#164 – Il sensore fotografico
Catturare la luce e memorizzarla su una scheda di memoria non è affatto semplice e soprattutto è un lavoro molto stressante in fatto di trasmissione di dati. La puntata sul JPG con Alex RaccugliaIl Podcast Tecnho PillzThirdEye costa 50€+IVA all'anno, tutto incluso Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 164 e io sono, come sempre, Francesco. Inizio con un errata corrige. nella puntata scorsa ho dato i prezzi dell’hosting su cui è appoggiato pillole di bit e li ho dati completamente errati. Il pacchetto tutto incluso costa 50€ all’anno più IVA compreso di nome a dominio, quindi per un totale di 61€, basta, non ci sono altre spese. Scusate per le informazioni errate. Più di 160 puntate e non ho mai parlato di fotografia, ho parlato mille anni fa, con Alex, del podcast cugino, Technopillz, che se non ascoltate, beh, dovreste, del formato JPG nella puntata 23. Ma non ho mai parlato di come si compone uno scatto fotografico, come si salva su una memoria e tutte le altre mille sfaccettature della fotografia digitale. Andiamo per gradi e parliamo del sensore fotografico. Qui ci va una enorme, enormissima, introduzione di fisica, come in altre decine e decine di puntate di questo podcast, purtroppo io non sono un fisico e vi dovrete accontentare di un po’ di nozioni all’acqua di rose. La fotografia è fermare la luce in un determinato istante, quindi l'ingrediente unico e fondamentale per la fotografia è la luce, senza luce non esiste fotografia. Come si cattura la luce? Si cerca di imprigionare l’attimo desiderato su una superficie sensibile, che possa rimanere impressionato e memorizzi esattamente quell’attimo lì. Prima del digitale c’era la pellicola, che, tenuta sempre al buio, veniva esposta, per pochi istanti alla luce e ne memorizzava forme e composizioni, dando così vita, dopo sviluppo e stampa, alla fotografia. Con il digitale le cose sono cambiate parecchio, ma la meccanica è rimasta la stessa. C’è una superficie sensibile alla luce che resta al buio, queste viene esposta alla luce per un determinato tempo e memorizza il fascio di luce che la colpisce, con informazioni del colore e delle forme, poi torna al buio. La luce, quella che noi vediamo arrivare dal sole, la luce più bella di tutte, è composta, contemporaneamente da onde elettromagnetiche che coprono tutto lo spettro visibile, per questo noi la vediamo bianca. Un tale che tutti conosciamo per la questione di una mela, Newton, scoprì questa bellissima cosa usando un prisma, riuscì a scomporre la luce in tutti i suoi colori. Quindi, se la pellicola memorizza, lo dico per semplicità, le immagini in piccoli grani di argento, come fa il sensore? E’ un po’ più complicato. Il sensore è un rilevatore di luminosità molto elaborato. Immaginiamo di avere un sensore molto grezzo, lui vede solo quanta luce bianca c’è in un solo punto, più luce c’è, più restituisce un segnale analogico forte, che poi viene convertito da un ADC, convertitore analogico digitale, in un segnale digitale a 14 bit, quindi un valore tra 0 e 16384, dove 0 è buio e 16384 è pieno sole. Ricordate, che ci torneremo, i bit sono 14 e non 8 come il JPG, non sembra, ma questa cosa farà molta differenza, ma ne parleremo in seguito. Di un puntino bianco ce ne facciamo poco, a noi servono le informazioni dei colori. Allora prendiamo questo sensore e lo dividiamo in tre. In informatica, il colore viene sempre diviso in 3 colori fondamentali, RGB, Red, Rosso, Green, Verde e Blu, per fare questo ai tre sensori, che continuano a leggere una luce incolore, applichiamo un filtro colorato. Li sottoponiamo al fascio di luce ed ecco che otteniamo tre valori di rosso, verde e blu, con una profondità di 14 bit, quindi 16384 valori ciascuno, che ci aiuteranno a comporre non solo l’intensità del fascio colorato, ma anche di che colore è, ricomponendo i tre colori. La magia, passatemi il termine, è questa: se il sensore legge la luce non colorata, ma io la filtro, il se
#163 – Ottenere un sito web
Cosa succede da quando premo invio sul browser web a quando vedo il sito sul mio PC o sul telefono, tutti i giri delle richieste dei bit e dei bytes, dei nomi, degli indirizzi, delle immagini e delle pubblicità. La puntata sul DNSApri un sito con Thirdeye (sponsorizzato)Un pessimo sito da aprire con il cellulare: Nimbus Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Solitamente per visualizzare un sito web si usa un programma che si chiama browser Internet, nella storia, per i più vecchi, ci si ricorda di Internet Explorer e Netscape, poi i tempi sono cambiati e adesso ce ne sono decine e decine, i più conosciuti adesso sono Google Chrome, Microsoft Edge, Mozilla Firefox, Apple Safari e un enorme sottobosco di browser meno conosciuti, ma altrettanto validi. Il browser a che serve? Serve a renderizzare, in parole più semplici, a interpretare i linguaggi con i quali sono costruite le pagine web, l’HTML e il CSS, di solito in modo che siano gradevoli all’occhio umano. In questa puntata faremo un sacco di divagazioni e puntualizzazioni. La prima è adesso. HTML non è un linguaggio di programmazione, come potrebbero essere Python, PHP e il C, ma di markup. Spiegarne le differenze non è scopo di questa puntata, ma è importante che sia chiara la differenza, Torniamo a noi. Voglio aprire un sito, lo scrivo nella barra degli indirizzi del browser e faccio INVIO. Immaginiamo di aver scritto il nome di un sito qualunque, con molti contenuti, ad esempio il sito lastampa.it (no, non mi ha sponsorizzato la puntata, è il primo sito che mi è venuto in mente). Il computer adesso deve raggiungere un posto dove risiede il sito che voglio vedere. Come faccio a sapere dove sta? Chiedo al DNS. Senti DNS, a che indirizzo trovo il nome lastampa.it? Dove sta il DNS? Nelle impostazioni di rete potrei aver impostato come DNS il mio router interno, oppure un DNS pubblico come quello di google oppure un DNS particolare, come Pi-Hole, che assolve anche ad alcune altre funzionalità, come il filtro dei contenuti. Qualunque sia la mia configurazione, il DNS, per come è fatto e funziona, mi restituisce un indirizzo IP, che è quello dove risiede, o almeno, al quale risponde, il sito lastampa.it. Ne ho parlato nella puntata 63 Qui potrebbero entrare in gioco dinamiche di rete molto complesse con siti su molti server, in molte zone del mondo che bilanciano il carico, io la faccio facile e immagino che il sito sia su un solo server. Il computer, sa qual è l’indirizzo, va lì e chiede “ciao, mi dai la home di lastapa.it?” Altra piccola parentesi. Moltissimi server web sono condivisi, quindi è assolutamente normale che a un solo indirizzo IP rispondano decine di siti web diversi con nomi a dominio diversi. E’ il server web che quando arriva la richiesta al suo IP, verifica che sito si desidera e fornisce quello corretto e non un altro. Arriva quindi la richiesta al server, che deve rispondere con il contenuto della home del sito lastampa.it Il Browser del PC sa renderizzare le pagine HTML e CSS, può anche elaborare alcune parti di codice, come ad esempio JAVA o Javascript, che, attenzione, anche se il nome è molto simile, non sono neanche lontanamente parenti, ma non può elaborare codice scritto per essere elaborato lato server, come ad esempio PHP, Python o ASP. Quindi, se una pagina web ha del codice scritto in alcuni tipi di linguaggi, prima va elaborato lato server, per esempio tutte le chiamate ai DB ed elaborazioni varie, poi viene inviata al client di destinazione, dove viene terminata l’elaborazione ed il rendering finale. Ma, c’è un grande ma. La pagina non contiene solo HTML e un po’ di Javascript, questo succedev
#162 – Il Vectoring
Avere una connessione in fibra, quella fasulla, la FTTC, potrebbe avere dei problemi di rallentamenti considerevoli, se la stessa connessione ce l'ha anche il vostro vicino, il problema si risolve con il vectoring, una tecnologia che annulla i disturbi ad alte frequenze tra i doppini di rame vicini. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Vi ho parlato dei vari tipi di connettività Internet che ci sono attualmente in commercio, sono andato a studiare un po’ la cosa e devo ammettere la la complessità del mercato è molto elevata in fatto di chi porta il cavo, chi la fibra, fino dove, chi mette il dispositivo, dove lo si mette, se in centrale, nell’armadio, in cantina, insomma è davvero un casino. Per l’argomento della puntata di oggi ci limitiamo a parlare delle connessioni FTTC, quindi quelle che sono vendute come fibra, ma non sono davvero fibra fino a casa, ma solo fino all’armadio di strada. La sigla sta infatti per Fiber to the cabinet La fibra arriva all’armadio, qui c’è un dispositivo che converte il segnale ottico in elettrico e lo modula su segnali ad alta frequenza e lo manda a casa vostra su quello che è il bellissimo doppino di rame, l’ultimo miglio, quello che è ancora di proprietà di TIM e che TIM affitta agli altri operatori. Nel tempo, sul rame, la velocità della connessione è andata aumentando, nella banda della voce ci si facevano stare 56kbps, poi, visto che avevamo tutti fame di banda, ci hanno lavorato su ed è nata la ADSL, con i dati modulati su una frequenza più alta della voce, che, in casa veniva divisa tra telefono e router, dal famosissimo filtro. Con l’avvento della fibra, la ADSL si è trasformata in VDSL e ha iniziato a usare molta più banda sul doppino di rame, eliminando così la parte di voce, che dava fastidio. Vuoi internet veloce? Ti devi accontentare della linea voce VoIP, quindi digitale, abbandonando la vecchia linea voce analogica. L’orecchio non se ne accorge, ma se ne accorgono i dispositivi più, diciamo, evoluti, come i fax e i vecchi pos per i pagamenti. La VDSL2 arriva a casa con due tipi di banda diversi, 17MHz e 35MHz, tralascio i dettagli tecnici, e arrivo al punto di oggi. Se da un armadio partono tanti doppini tutti vicini e tutti con la VDSL2 c’è un enorme problema: i disturbi elettromagnetici, i cavetti non sono schermati e i segnali a quelle frequenze si disturbano moltissimo, portando a corruzione nella trasmissione dei dati e quindi alla necessità di ritrasmissioni, aumentando la latenze e diminuendo di fatto la velocità totale. Scendendo nel pratico, se io chiedo un pacchetto, ad esempio a Spotify, con un pezzo di una canzone che sto ascoltando, se mentre la mia app lo sta scaricando, questo si corrompe a causa dei disturbi, il protocollo di trasmissione se ne accorge e ne richiede una nuova trasmissione. Se ogni volta che mi serve un dato, devo continuamente chiedere al mittente “senti, me lo rimandi che è arrivato corrotto?”, la velocità di trasmissione crolla. Questo disturbo è detto tecnicamente diafonia. Un sacco di paroloni oggi, eh? Ma non ho mica finito! E quindi che si fa? Esiste un protocollo di gestione della trasmissione che permette la riduzione e l’annullamento quasi totale di questo disturbo, questo sistema si chiama vectoring. Il problema è che per fare questo si deve avere il controllo di tutte le trasmissioni che vengono fatta dal DSLAM, che è il dispositivo che instaura le connessioni tra l’armadio e i router a casa, quindi tutte quelle ci sono sui doppini di rame. Se i dispositivi di trasmissione supportano e gestiscono il vectoring, questo tipo di interferenze viene annullato e la qualità e la banda non ne risente. Resta ferma la questione che la tecnologia VDSL2 risente tantissimo della lunghezza del cavo di rame dall’armadio di strada, quindi se siete a 50m potete arrivare a 200Mbps, ma se siete a 200m dall’armadio la velocità massima non sarà mai superi
#161 – Il termoscanner
Non è una pistola, non emette raggi fotonici ultragalattici, non è doloroso, ma misura solo la temperatura corporea senza contatto in breve tempo. Smettiamola di credere alla fandonie che girano per la rete e i social PredatorMatrixLa spazzola in fibra di vetro (link sponsorizzato)Survival Hacking Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Fino a quando si potrà entrare da qualche parte, per come stanno andando le cose. Ora, in questo mondo pusillanime dove la gente si diverte a sparare la fesserie più immonde per i motivi più disparati, ne ho sentite di ogni colore, persino che il gesto di farvi puntare il termometro sulla fronte serve per farvi abituare a quando vi punteranno una pistola. Ok, inutile dire che sono tutte fregnacce. Anche il fatto che vi sparano raggi ipergalattici che vi modificano il cervello per farvi pensare quello che vogliono loro. Potessero, ve lo assicuro, installerebbero un po’ di intelligenza in più in tutti quelli che si rifiutano di farsela misurare per queste motivazioni idiote. Il termometro che viene usato per misurare la temperatura corporea all’ingresso di ogni locale, detto anche termoscanner, funziona in un modo completamente diverso da quello che vi raccontano in giro sui social. Ascoltate Pillole di Bit, non leggete le fesserie che girano su facebook, anzi passate il link delle puntate ai parenti che vi inoltrano le bufale come se fossero vere e fate ascoltare loro questo podcast. Ok, dai la smetto di fare il debunker, non ho la stoffa, e torno a parlare di tecnologia. Tutti noi, esseri umani, abbiamo una temperatura corporea che di norma oscilla intorno ai 37 gradi centigradi, se è più alta, di solito, è sintomo di un malessere, quindi si dice che abbiamo la febbre. Per noi maschi, di solito, oltre i 37,5, è segno che siamo a un passo dalla morte. Uno dei sintomi del COVID è avere la febbre, per questo, per limitare i contagi, se si ha la febbre si deve stare a casa a scopo precauzionale. Per misurare la temperatura di un corpo, si possono usare tecnologie diverse. La prima è quella che tutti conosciamo, fin da quando siamo piccoli, ci si infila un termometro con del mercurio sotto l’ascella per cinque minuti, il mercurio, con il salire della temperatura si espande in volume e sale lungo l’asticella, si legge poi la temperatura lungo l’asticella in base a quanto è salito. Il problema è che il mercurio è tossico, quindi dal 2009 i termometri a mercurio sono diventati fuorilegge e si è sostituito con un altro materiale, il galinstan. Ma la tecnologia corre e l’elettronica pure, quindi il sensore, sempre a contatto, è diventato elettronico, e sono nati i termometri con il display, pochi secondi sotto l’ascella e via, ecco la temperatura facile da leggere su un display. Io uso un sensore di questo tipo, a immersione, per misurare la temperatura dell’acqua nell’acquario. Adesso voi però immaginate la coda per entrare in un supermercato, decine e decine di persone con un termometro da passarsi sotto l’ascella. La cosa fa un po’ schifo oltre ad essere mortalmente lenta. C’è una tecnologia diversa che sfrutta una caratteristica del nostro corpo che è ben descritta dalla fisica. Io non sono un fisico e ve la racconto all’acqua di rose. Avete presente il vecchissimo film Predator? Era il 1987. L’alieno che arriva dallo spazio e che vede i suoi avversari non nello spettro visibile, ma nello spettro dell’infrarosso. Ecco, il nostro corpo, in quanto caldo, emette dell’energia, questa energia, può essere vista, non dai nostri occhi, ma la si vede con dei sensori che rilevano le emiss
#160 – La rete unica
Dare il controllo dell'infrastruttura della rete internet di uno Stato ad una azienda che vende internet al dettaglio, fidatevi, non è una buona idea. La puntata di 2024 con l'intervista a TiscarZoomit di Sysinternals Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Potrei finirla qui, dire che da questa notizia sono comparsi come funghi un sacco di esperti delle infrastrutture internet come se fossero funghi, un po’ come durante i mondiali sono tutti commissario tecnico e così via. E invece, visto che ho visto un po’ come funzionano le cose nel settore della connettività vorrei dire la mia su questa cosa. Storicamente la rete di distribuzione delle linee telefoniche era di un solo gestore: la SIP, ve la ricordate? Pronto è la SIP? NOP! Scusate. Tutto rame, posato millenni fa e sempre quello è stato ed è ancora. La società è cambiata negli anni, diventando Telecom Italia, poi è nata TIM per la parte mobile, poi è diventata TIM per mobile e fisso, ma la rete è rimasta di rame. Sempre di rame. La connettività è evoluta ed è passata da modulata su linea analogica a 56kbps alla fantastica ADSL, che usava una banda di frequenza diversa, sempre su rame. Non ci fossero stati altri operatori, che hanno iniziato a capire che questo maledetto rame non avrebbe fatto parte del futuro, nessuno avrebbe iniziato a scavare e a posare la fibra ottica, sicuramente non lo avrebbe fatto TIM. Dobbiamo dire grazie a Fastweb e altri operatori che sono ormai morti, che hanno iniziato, qualche decina di anni fa, con investimenti molto ingenti, a posare la fibra sotto le strade di grandi città. Poi è nata MetroWeb che ha iniziato un progetto moto più grande in tutta Italia, convertita nel 2015 in OpenFiber. Se non ci fossero stati loro, quella che si chiama concorrenza, noi saremmo ancora tutti con il rame, perché TIM non avrebbe iniziato a mettere la fibra, se non avesse avuto concorrenza. TIM è molto affezionata al rame. TIM ha quindi iniziato a posare la fibra però lo ha fatto in modo da non dire addio del tutto al suo amatissimo rame, ne ha fatto un pezzetto, si è fermata agli armadi di strada, perché tanto c’è ancora il maledettissimo rame. E’ chiaro che TIM ama il rame? Così ha iniziato a vendere la fibra fasulla, i contratti FTTC, Fiber To The Cabinet. La Fibra arriva all’armadio e dall’armadio arriva a casa tua, come? ma sul rame ovviamente! E se il rame fino a casa tua è vecchio o fa schifo hai la fibra che a più di 30Mbps non va, pazienza, quello hai e quello ti tieni. Con OpenFIber no, loro ti portano la fibra a casa, fino in cantina e poi salgono su. Arriva in casa tua, ti mettono l’apparecchio che converte il segnale ottico in segnale elettrico e hai la tua bella fibra a un giga, alla faccia di TIM. Notare bene, perché le cose vanno dette chiare. Non ti portano un giga solo per te in casa. Ad ogni fibra da 1 giga possono allacciare fino a 64 alloggi, quindi, in caso di richiesta contemporanea di tutti, la banda massima ottenibile è di 15Mbps. Ma è la fibra. Non patisce interferenze, alluvioni, niente. Solo strappi o danni fisici o elettrici ai dispositivi di attestazione. Il segnale ottico è sempre quello in ogni condizione. E tra 10 anni, quando cambieranno i dispositivi attestati, su quel filo di vetro sottilissimo magari la banda passante sarà di 10 giga, senza scavare oltre. Invece il rame sarà sempre quello. Quello che fa schifo, che passa in un cavedio umido che a più di 30 mega non va e se piove va a 2. Ok, ma torniamo a noi. La rete unica. Sapete qual è un altro dramma enorme di TIM? Che qualsiasi operatore che vuole portarvi la connettività a casa, se non avete a disposizio
#159 – Il mio backup
Vi racconto come faccio il backup dei miei PC che uso per lavoro e per diletto. Benvenuti a casa mia o, meglio, nemo mio studio rcloneGot Your BackGoogle TakeoutNAS Synology (link sponsorizzato), poi ci vanno aggiunti i dischiAmazon Glacier Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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In questa puntata vi apro le porte di casa mia, anzi, del mio studio, perché con i PC che ho in casa, ebbene sì, più di uno, io ci lavoro, e di come faccio il backup di tutti loro. Partiamo dalle macchine Attualmente uso un iMac del 2012 come mio desktop principale. Su questo computer ci registro i podcast, ci perdo un o’ di tempo su Twitter e Youtube, lo uso come postazione per il telelavoro, gestisco tutte le mie fotografie e apro almeno 30-40 tab di Chrome contemporaneamente. Poi ho un Intel NUC su cui ho installato Windows 10, che utilizzo per tutti gli sviluppi software per i miei clienti e per le prove di software e per fare tutto quello che si può fare solo con Windows. Non vado nel dettaglio, oggi si parla di backup. Ho un altro Intel Nuc, che ha sostituito il primo Raspberry, su cui ho tutto il sistema di domotica che mi sono sviluppato, quindi sensori, antifurto, automazione, domotica, VPN e quant’altro. Questo computer ha Ubuntu. In ultimo ho un Portatile che è un altro dispositivo Apple, che mi porto in giro quando vado al lavoro in ufficio e quando vado in giro dai clienti. Sono tutti dispositivi che uso in produzione, nel senso che per me, se uno di questi va a pallino, è un problema e devo attivarmi per ripristinare il problema il più in fretta possibile. Oltre a questi, gestisco anche il backup del PC fisso e del portatile di mia moglie, anche lei li usa per lavoro. Il mio backup a questo punto è di due tipi: il primo è del sistema operativo: se si scassa il disco devo prenderne uno nuovo e devo ripristinare la macchina nel minor tempo possibile. Il secondo è sui dati, se ho un problema devo poter recuperare i dati persi. Sono un nerd, ma ho anche un sacco di robe da fare, quindi per me la tecnologia mi deve aiutare, ma non mi deve rompere le scatole: la predispongo, la testo e deve funzionare. Niente accrocchi instabili con mille ore di manutenzione. No. L'avvio e va avanti da sola per sempre. In ambito Apple mi sono sempre trovato bene con Time Machine. Ho avuto bisogno e ho sempre recuperato quel che c’è stato da recuperare, che sia stato il portatile di mia moglie perché si è scassato il disco o il mio portatile perché al mare è andato male un aggiornamento e avevo dietro il disco del backup, che vi assicuro, non era casuale. Time Machine di Apple è di serie con il sistema operativo e funziona in modo piuttosto banale: si sceglie la destinazione del backup e lui fa una prima copia di tutto il sistema sul disco, poi salva le differenze ogni ora dell’ultimo giorno, ogni giorno dell’ultima settimana e ogni settimana dell’ultimo mese, poi ogni mese fino a che c’è spazio sul supporto. Ovviamente se il supporto non è connesso, i backup riprendono quando questo verrà collegato. Se manca per più di 10 giorni, il sistema inizia ad avvisarti. Si può decidere di fare il backup su più supporti e il supporto di backup può essere protetto da password. Il restore può essere fatto sfogliando il disco da un’interfaccia molto spaziale, passatemi il termine, ha un cielo stellato che si muove mentre sfogliate il contenuto del disco, che non funziona con il doppio monitor. Oppure si può dire, alla reinstallazione di un Mac “senti, prendi da un disco di Time Machine”. Il Mac tornerà esattamente uguale a com'era prima. App, impostazioni, reti WiFi, insomma, pr
#158 – I dati a scuola
Comprare il PC per un ragazzo che va a scuola è solo il primo passo, poi si deve iniziare a usare il PC in modo corretto, tenere al sicuro i dati che si mettono all'interno e avere il paracadute nel caso in cui questi vengano persi. Questa puntata è pensata per i genitori degli alunni, per i ragazzi e per gli insegnanti. Se volete saperne di più contattatemi, tutte le informazioni sono nel box giallo. Puntata 147Veeam agentPatch cleaner Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 158 e io sono, come sempre, Francesco. Negli ultimi giorni, in ufficio, parecchie colleghe e colleghi sono passati da me ponendomi la stessa domanda: “devo comprare il computer per mio figlio per la scuola, ma non so cosa comprare. Mi consigliano tutti il macbook, ma ci vanno troppi soldi e non ho idea di che fare, mi aiuti?” La risposta a questa domanda è nella puntata 147, che vi consiglio di ascoltare, il link lo trovate nelle note dell’episodio, come sempre. In questa puntata vorrei aggiungere qualche dettaglio extra, che solitamente a scuola nessuno insegna e che è sconosciuto ai più, sia ai genitori che ai figli, da quel che sento, soprattutto agli insegnanti. Diciamo che questa puntata è proprio rivolta a queste categorie di persone: i ragazzi che hanno un computer nuovo, i genitori che lo hanno comprato loro e gli insegnanti, che ne hanno uno loro, magari da non molto tempo, e hanno i loro alunni che arrivano a scuola col portatile e sono impacciati nell’utilizzo. Quindi, se ne conoscete qualcuno, sentitevi liberi di dar loro il link della puntata da ascoltare, è facile da scaricare, è gratuita e non dura molto. Secondo me, dal mio piccolo, potrebbe essere interessante per loro e per la sicurezza dei loro dati. E poi, per la miseria, ci va un po’ di cultura digitale dei propri dati e della sicurezza. Nessuno lo insegna e poi ‘sti giovani vivono in un mondo pieno di dati inconsapevoli che vanno protetti, tenuti bene, che le password sono una cosa seria, che i telefoni sono molto personali e protetti con un PIN che non va detto a nessuno. Ok, la smetto che poi divento noioso, andiamo avanti con la puntata. Come prima cosa, è importante rendere sicuro il PC su cui si lavora, quindi è necessario mettere la password all’utente del PC. Il PC si deve accendere e questo deve chiedervi la password per accedere. Avere un PC senza password è comodo, ma molto, molto stupido. Sia che lo lasciate sempre a casa, sia che lo portiate in giro, a scuola o a casa di qualche compagno o compagna. Lasciare libero accesso al PC quando non si è davanti è un rischio grave, qualcuno potrebbe cancellare il contenuto, rubarvi i file, modificarli o mandare mail e usare gli account social in nome e per conto vostro. Potrebbe non essere piacevole che uno dei vostri professori riceva una mail di insulti dalla vostra casella di posta di istituto. La password di accesso deve essere una password seria, lunga almeno 12 caratteri con un misto di maiuscole minuscole e numeri, così che sia impossibile da craccare a forza bruta e non deve essere banale. Se la mettete più lunga si può tralasciare la cosa delle maiuscole numeri e caratteri speciali, la fate di 20 caratteri e siete a posto. Con banale intendo che non deve essere: password il vostro nome il nome del vostro gatto la vostra data di nascita il nome di un parente il mese in corso o la stagione in corso, seguito dall’anno Deve essere una password unica, non usata per altri account. Cercate di imparare subito queste nozioni di base e fatele imparare ai ragazzi, sono cose importanti davvero. Sono importanti al pari di mettere il PIN al telefono, di fare sesso con il preservativo, di lavarsi spesso le mani, si non usare le bottigliette d’acqua in modo promiscuo. Se il sistema operativo lo permette, è importante anche crittografare il disco fisso, in modo che se qualcuno ve lo ruba, non ci possa mettere dentro il naso smontandolo dal PC. Sì, c’è gente molto curiosa che lo
#157 – Il 5G
Insieme a Bill Gates, il 5G è uno dei temi con più bufale costruite ad arte per screditarlo, molte delle quali campate per aria, altre basate su invenzioni e alcune persino su cose completamente sbagliate, apposta per sviare l'attenzione. Ho cercato di fare un po' di chiarezza su sigle, onde radio e frequenze. Il documentario su Bill Gates da vedere su NetflixLa puntata 152 sulle cuffieEspanso, il text expander che ti cambia la vita Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 157 e io sono, come sempre, Francesco. Sono mesi che si sente in giro la sigla 5G e tutte le volte che la sento nominare c’è qualcosa che non torna, qualche informazione sbagliata o palesemente falsa. Come faccio di solito in questo podcast, partiamo dalle basi. Anzi, oggi partiamo dalle fesserie, ma quelle grosse, talmente grosse che io non ce la faccio a dirle, le faccio dire da chi crede per davvero. L’audio è preso da una manifestazione dei gilet arancioni di qualche tempo fa, sulle teorie del complotto basate su Bill Gates. Dopo aver ascoltato questa puntata andate a guardarvi il documentario su Bill gates su Netflix, ne vale la pena. Vi lascio all’audio, è breve, ma mette i brividi. Ok, adesso possiamo andare avanti. non commento perché se no mi fanno chiudere la baracca. Nel mondo che viviamo siamo circondati da onde elettromagnetiche e non credo che esistano molti posti sulla terra o nello spazio, dove non ce ne siano. Le onde elettromagnetiche hanno due caratteristiche fondamentali: la loro ampiezza e la loro frequenza. Non sono un fisico, vi dico le cose terra terra, se all’ascolto ci sono dei fisici, spero mi perdonino. Anzi, meglio, se ne hanno voglia, mi possono mandare un vocale dove si qualificano come tali e fanno una spiegazione delle onde elettromagnetiche migliore della mia che possa capire anche mia nonna che ha 90 anni. L’ampiezza dell’onda equivale, in termini elettrici, alla tensione del segnale. Più è ampia, più è potente e arriva lontano, visto che con la distanza il segnale si attenua. La frequenza invece indica quante volte al secondo quest’onda oscilla tra il massimo è il minimo. L’unità di misura della frequenza è l’Hertz, un Hertz equivale a una frequenza di una volta al secondo, quindi in un secondo, l’onda sinusoidale parte da zero, raggiunge il massimo, poi raggiunge il minimo passando dallo zero e una volta raggiunto il minimo torna a zero. Un’altra caratteristica, che si deriva dalla frequenza, è la lunghezza d’onda. Se disegnamo un’onda su un pezzo di carta, la lunghezza d’onda è la lunghezza che passa tra due massimi. Sapendo la frequenza e la velocità delle onde nell’etere, si può calcolare la lunghezza d’onda. L’onda si propaga alla velocità della luce. Le onde elettromagnetiche possono quindi essere di frequenze differenti e se c’è un’onda a una certa frequenza in un posto, un’onda nella stessa frequenza la disturba, perché si somma. Ho fatto un esempio pratico nelle cuffie antirumore, nella puntata 152, se io sommo a una frequenza, la stessa frequenza al contrario, la frequenza di origine viene annullata e il risultato è zero, assenza di segnale. A questo punto è chiaro che se uso una certa frequenza per una certa funzione in un posto, non posso usarla per un’altra funzione, se no genero un disturbo. Per questo motivo le frequenze sono state divise in sezioni e ogni sezione è usata per funzionalità diversa, tenendo presente che alcune frequenze non possono essere usate per scopi, diciamo tecnologici, perché ci servono per altro. Adesso lo vediamo. Iniziamo con un ripasso delle grandezze. Un mega Hertz è un Milione di Hertz Un Giga Hertz equivale a mille Mega Hertz Un Tera Hertz equivale a mille Giga Hertz Un Peta Hertz equivale a mille Tera Hertz Un Exa Hertz equivale a mille Peta Hertz Le frequenze possono essere divise in alcune categorie: Le onde radio fino a 250 mega hertz Le microonde fa 250 megahertz a 300 gigahertz Infrarossi da 300 gigahertz a 428 te
#156 – Il secondo fattore
Avere una password sicura è sano, avere l'autenticazione a due fattori è meglio, ma avere una chiavetta hardware per autenticarsi è ancora più sicuro. Ho comprato e sto usando una YbiKey e ne sono molto soddisfatto. YubyKey 5 NFCIl sito YubiPuntata 154 sui password managerPuntata 59 sull'autenticazione a due fattoriPuntata 109 sul furto della SIMAuthy Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Per esempio mentre andate in ufficio e prendete l’auto, il bus o il treno alle 7:30, se la vostra app per podcast ha fatto il suo mestiere correttamente mentre voi dormivate ancora. Spesso mi dicono di essere un po’ pignolo e ompiscatrole su determinati argomenti. Secondo me si sbagliano, perché sono anche peggio. Uno di questi è la questione password e accessi. Nooo! Ancora una puntata sulle password! Ebbene sì, ma con una novità. Oggi parliamo anche di hardware e di un po’ di storia. L’hardware di cui vi parlerò l’ho potuto comprare con i fondi messi da parte con le vostre donazioni, quindi inizio con il ringraziare tutti quelli che hanno donato per sostenere il podcast. Grazie! C’è una novità anche lì, ma ne parliamo dopo. In questo mondo difficile e complesso abbiamo un milione di password da ricordare e, come vi ho raccontato nella puntata 154, è necessario un posto dove tenerle. Serve per forza, perché avere 50 password tutte diverse tra di loro comporta la completa impossibilità di ricordarsele tutte a memoria. Così ne ricordo solo una e le altre sono tutte lì dentro. Con i giusti plugin non è neanche necessario fare copia-incolla delle password, sarà il software installato nel browser o nel telefono a inserirle per noi. A un certo punto ci si è accorti che avere solo un utente e una password per proteggere un accesso non era abbastanza sicuro. Basta perdere la password, facendola finire in mano di altri, che il nostro accesso può essere violato. Brutta storia. A questo punto sono nate le autenticazioni a due fattori, delle quali ho parlato nella puntata 59, direi abbastanza datata. Per accedere ad un sistema siamo passati dal dover sapere qualcosa, la password, al dover possedere qualcosa, un sistema che ti permetta di inserire una seconda password, tipicamente un PIN di 6 o più cifre. Il secondo fattore si ottiene in modi diversi. Può essere mandato via SMS al numero di telefono registrato nell’account. Questo sistema non è molto sicuro, perché, purtroppo, è facile fare SIM hijacking e rubare il numero di telefono a qualcuno da attaccare, in modo che il messaggio non arrivi a lui, ma all’attaccante. Ho parlato di cosa può succedere nella puntata 109. Si potrebbe usare una di quelle chiavette fisiche, che, schiacciato un bottone, ti forniscono un codice. Poi però hanno bucato RSA e l’algoritmo della generazione dei numeri è diventato pubblico, così quelle chiavette sono sparite e chi le usava di più, le banche, ha passato tutto sull’app del telefono. Adesso, il sistema più usato è quello dell’app di autenticazione, il cui sistema, per l’utilizzatore finale, è abbastanza semplice. Mi registro con utente e password, poi, nelle opzioni del mio account attivo l’autenticazione a due fattori, il servizio mi propone un QRcode che io scansiono con la mia app per i codici. A questo punto l’app è sincronizzata con il servizio e mi genera un codice di 6 cifre ogni 30 secondi, quando devo accedere al servizio, metto l’utente, la password, poi apro l’app e metto il codice che vedo in quel momento, così da poter accedere. La cosa non è complessa, ma è scomoda. Per ovviare a questo, molti produttori hanno allentato un po’ la cosa e, per esempio, chiedono il codice dell’app solo al primo accesso su un PC sul quale non è mai stato fatto prima. C
#155 – Twitter e social engineering
Hanno attaccato Twitter, lo hanno fatto per bene usando social engineering sia per attaccare, che per scatenare la truffa con i bitcoin. Questa puntata è per ricordare che si deve stare attenti a quel che si fa e si dice, sempre. L'articolo sul blog di TwitterLa serie TV Upload Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Alcuni degli account più famosi e seguiti, in seguito a questo attacco, hanno iniziato a twittare una cosa del tipo “mi sento buono, se mi mandi una quantità qualsiasi di bitcoin a questo indirizzo entro mezz’ora, te ne restituisco il doppio entro 24 ore” Questo attacco ha fruttato poco meno di 200.000 dollari in bitcoin su quel borsellino. Avrebbe potuto fruttarne molti di più, ma visto che la cosa è sembrata strana a tutti abbastanza in fretta, uno dei più importanti siti che gestisce borsellini bitcoin ha impedito il trasferimento di denaro a quello dei ladri. Questo evento mi ha fatto pensare che, più che descrivere cosa è successo, chi è stato coinvolto e quali sono le cose tecniche che sono state fatte, è importante capire cosa si deve fare per capire come non abboccare a una truffa del genere. In breve, a livello tecnico, i cattivi hanno avuto accesso ai sistemi di gestione degli account Twitter, hanno cambiato le mail di riferimento, hanno disattivato l’autenticazione a due fattori, hanno cambiato le password e li hanno usati per twittare. Agli utenti non sono arrivate notifiche perché la mail di destinazione delle notifiche è stata cambiata. Mi domando come possa succedere che cambi la mail e non parte una notifica di conferma a quella vecchia o una roba del genere. E’ anche vero che se cambi la mail perché hai perso la vecchia ci va un modo alternativo per la sostituzione. Quindi l’attacco è partito di sistemi interni di Twitter. Questa cosa è molto grave. Di alcuni di questi account, i cattivi, hanno avuto accesso anche ai DM e di altri hanno fatto l’export totale dei dati dell’account. Per informazioni molto più precise c’è il post sul blog di Twitter che spiega tutto per bene. Lo trovate come di consueto nelle note dell’episodio. Ma oggi ci poniamo due domande un po’ diverse. La prima: i cattivi come hanno fatto ad avere accesso ai sistemi interni di Twitter? La seconda: davvero esiste gente che cade nella truffa del mi dai subito X e ti restituisco con comodo X per 2? I cattivi, da quel che dice Twitter, hanno adescato alcuni dipendenti e con tecniche di Social Engineering sono riusciti a farsi dare gli accessi. Non sappiamo nulla di più. Il Social Engineering è una tecnica molto usata per accedere a sistemi informatici senza dover fare un attacco informatico dall’esterno. Questo tipo di attacco prevede che si agganci la vittima in qualche modo, di persona, con una mail, via chat, con una pennetta USB, ad esempio e la si convinca a fare qualcosa che permetta di carpire informazioni utili all’accesso. Detta così forse è un po’ complessa, faccio qualche esempio Immaginiamo che Mario sia dipendente di una grossa azienda e che, parlando con gli amici venga fuori che ha accesso a dati molto sensibili. Ne ha parlato al bar e quindi qualcuno ha sentito che Mario, che lavora alla Acme, ha accessi di un certo tipo. A quel qualcuno si accende una lampadina e inizia a pensare come sfruttare Mario. Potrebbe fermarlo per la strada, dicendo di essere un suo vecchio collega del quale Mario non si ricorda e, con faccia di tolla e molta affabilità lo invita a raccontargli cosa sia cambiato in azienda cercando di carpire da lui una serie di informazioni. Se si è tranquilli e a proprio agio, si dicono cose anche che non si dovrebbero dire, come ad esempio delle vecchie credenziali o una password così complessa che non la ricorderà nessuno, tranne il registratore in tasca di qualcuno. Oppure, ancora meglio, lo
#154 – Il password manager
Abbiamo tante password, troppe password. Per mantenerle al sicuro è necessario rispettare alcune semplici regole che ci impongono di scriverle da qualche parte, ma vanno scritte in un posto sicuro. KeePassBitwarden1passwordNewsletter Guerre di Rete Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 154 e io sono, come sempre, Francesco. Tutti, ormai, volenti o nolenti, abbiamo degli accessi a servizi digitali che prevedono utente e password e ogni tanto anche il secondo fattore di autenticazione, tipicamente un’app sul telefono. Siamo sommersi da password, una per ogni servizio, tutti ci dicono che vanno usate e tenute in modo sicuro. Vero, le password vanno gestite, vanno gestite bene e tenute segrete, perché se si dà in giro una propria password ci potrebbero essere ripercussioni anche gravi. Avete presente l’immane casino che è successo in Twitter? Pare sia nato tutto da una password in chiaro passata da un’app di messaggistica. Ma ne riparleremo in una prossima puntata. Dareste mai il PIN del bancomat ad un passante? No, perché con quello arriva direttamente sul conto corrente. E la password della mail? Quella forse è meno pericolosa. Sbagliato. Chiunque abbia accesso alla vostra mail potrebbe andare a leggere a quali servizi siete iscritti e, usando la mail stessa, potrebbe chiedere il reset di tutte le password per poter accedere indisturbato. La cosa inizia a far paura. Quindi, queste sono le regole delle password, che vengono per qualsiasi servizio e che devono essere rispettate in maniera maniacale. Le password devono essere lunghe, molto lunghe. Un attacco di forza bruta, per violare una password da 8 caratteri ci mette poche ore, per violarne una da 20 ci mette svariati anni. Ok, allora iniziate a creare password lunghe, non per forza con simboli, numeri maiuscole o minuscole. Lunghe. Magari 3 o 4 parole che non hanno senso tra di loro. PQ45!nhu1$ non è una buona password stradagreenscoziatelefono è una buona password, anche se è tutta minuscola. Bene, primo punto: password lunghe Andiamo avanti, le password devono essere diverse per ogni sito e servizio che usate. Tutte diverse. Questo perché capita, sempre più spesso, che qualcuno perda interi DB di password. e se nel DB c’è il vostro username con la relativa password, che usate anche in altri servizi, la prima cosa che qualcuno fa è tentare l’accesso. E lo fanno, oh, se lo fanno. Qualche tempo fa stavo guardando un film sul divano e mi è arrivata la notifica dell’autenticazione a due fattori dell’account di Steam. Ci hanno provato. E ci sono quasi riusciti. Hanno usato una password trafugata da qualche sito e l’hanno provata sull account di Steam, il sistema a due fattori, per far accedere, ha mandato a me il SMS per la conferma. Secondo e terzo punto: password diverse per ogni servizio e attivazione dell’autenticazione a due fattori. Le password, ogni tanto, vanno cambiate, gli esperti dicono che se non c’è stata violazione non è necessario, ma se avete anche solo il dubbio che qualcuno abbia visto la tastiera mentre la scrivevate, beh, cambiatela quando non vi vede più. Quarto punto: le password vanno cambiate. Quando vi chiedono le domande di sicurezza, c’è un solo modo per gestire la cosa. Prendete delle domande a caso e mettete delle risposte completamente fuori contesto, segnatevi domande e risposte. Per esempio, se la domanda è “qual è il nome del tuo primo cane?” come risposta NON (nello scrpit è maiuscolo e grassetto) mettete il nome del primo cane, ma mettete una cosa che non c’entra niente, come ad esempio “Autunno” oppure “chettenefrega”. Se qualcuno vuole accedere al vostro account, potrebbe cercare di passare dalle domande, se vi conosce, ma se avete messo risposte incongruenti è tutto più difficile. Segnatevele, ovviamente. E, perdio, smettete di rispondere ai quiz che escono sui social chiedendovi tutte quelle cose personali per dirvi che siete svegli empatici e floreali. Sono enormi database per
#153 – La tecnologia in vacanza
E' periodo di vacanze ed è periodo di portarsi dietro parte della tecnologia che usiamo e che ci potrebbe tornare comoda in vacanza. Ho cercato di fare un riassunto di quel che potrebbe servire per non arrivare in hotel e scoprire che il telefono è pieno. Questi sono i dispositivi e servizi di cui ho parlato, se sono su Amazon sono sponsorizzati Adattatore presa elettrica da viaggio Ciabatta con un po' di preseCaricatore con tante USBSacchetto organizzato per cavettiCavi MicroUSBCavi USB-CCavi LightningBattery PackSaponetta WiFi 4GServizio VPNMemoria aggiuntiva per iPhoneGimbal di DJIFiltro polarizzatoreTracolla per la reflexGancio per la reflexGPS Tracker (ci sono anche delle app per smartphone)Trasferire dati dalla SD al disco USBCavalletto piccoloAttacco cavalletto per smartphonePunto luce USBCondom USB Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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La prima cosa importante o, meglio, fondamentale, è avere modo di ricaricare tutto quello che è a batteria. Per fare questo servono le prese di corrente e, purtroppo, troppo spesso nei luoghi di villeggiatura latitano oppure sono in posti davvero scomodi. Se cambiare nazione assicuratevi di avere un adattatore per le prese di corrente all’estero, ce ne sono di banali con un solo formato, oppure quelli che hanno le levette ed estraggono tutte le possibili configurazioni per tutto il mondo. All’adattatore o alla presa a muro è necessario collegare una ciabatta, perché la sera, tornati in camera, ci saranno un po’ di cose da mettere sotto carica, visto che le avremo usate durante il giorno. Prendetela con ricchezza di cavo, non sapete dove potete trovare una presa libera da usare allo scopo. Faccio un elenco, sicuramente non esaustivo. Un telefono a testa, in caso di una coppia due, se avete figli, un po’ di più Uno o due battery pack che saranno stati usati durante la giornata. La macchina fotografica. Il gimbal, se fate video stabili con il telefono. Questo se non lo avete, secondo me dovreste valutarlo. Lo smart watch, per chi lo usa Il tracker GPS, se vi piace sapere dove siete andati e non volete scaricare la batteria del telefono La saponetta WiFi 3G, se siete all’estero e la usate per condividere la connessione con tutti i vostri dispositivi usando una SIM locale. Siamo arrivati a quasi 10 dispositivi. Non male, dai. Ma per caricarli servono i carica batteria, a parte casi particolari, come le batterie delle macchine fotografiche, tutti i dispositivi si ricaricano con degli alimentatori USB e i relativi cavi micro USB, USB-C o lightning. Portarne uno per dispositivo potrebbe essere un po’ dispersivo, vendono quelli che hanno fino a 8 porte USB, una sola presa a muro e 8 porte USB non sono male. Se avete dispositivi con la ricarica ad alta velocità dovete portarvi un alimentatore adatto. Passiamo ai cavetti. Io ho un sacchetto con degli elastici dove ho ordinati un po’ di cavetti di tipo diverso. Ho un cavo normale da 1m e uno lungo da 3m per ogni tipo di connettore che mi serve, ne ho di più se ho più dispositivi con il microUSB. Quelli che normalmente servono sono, come già detto, microUSB, USB-C e Lighting, quest’ultimo solo per apple. Da non dimenticare i cavetti strani e proprietari dei vari dispositivi, tipo, per chi ce l’ha, il vecchio Pebble o il piccolo pad magnetico per l'apple watch o qualunque altro dispositivo strano. Attenti a non perderli o romperli, senza il cavetto di ricarica, qualunque dispositivo diventa inutilizzabile e si trasforma in uno stiloso e caro fermacarte. Quando siete in giro assicuratevi di avere uno o due battery pack con i relativi cavetti, vi consiglio di non portarvi qu
#152 – Le cuffie
Ne ho troppe, ma almeno vi posso raccontare le caratteristiche di tutte le principali, sia in tipo di connessione che in forma e dimensione. Non fate come me e compratene solo una La puntata 16 sugli altopralantiLe cuffie Sony WH-800 (sono vecchie, ci sono modelli più aggiornatiLe Bose QC (quelle che ho io non esistono più)Auricolari AukeyAirpods (i link sono sponsorizzati) Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 152 e io sono, come sempre, Francesco. Io ho una malattia, anzi, forse più di una, ma quella di cui vi parlerò in questa puntata è l’acquisto compulsivo di cuffie. A casa ho cuffie di ogni genere e specie, da attaccare con ogni modalità a qualsiasi dispositivo. Ho pensato quindi di fare questa puntata durante la quale, sperando di non attaccarvi la malattia, vi racconto le differenze tecnologiche e di funzionamento, così che se siete indecisi su quali prendere avete qualche parametro in più per ponderare la vostra scelta. Vi esorto a non fare come me. Le cuffie per ascoltare la musica e le telefonate possono essere divise in più categorie, in base alla forma e al tipo di connessione. Partiamo dalla connessione. Sul mercato potete trovare cuffie sostanzialmente di tre tipi diversi. La cuffia analogica con il filo che ha il jack e si inserisce nell’apposito connettore. Questa cuffia esiste da sempre, quando andavo a casa della nonna c’erano queste cuffie con il connettore grande che si inserivano nel giradischi In questo caso l'elaborazione dell’audio, che ormai è tutta completamente digitale, vinili a parte, viene fatta dal dispositivo di riproduzione, l’audio viene amplificato per essere inviato alle cuffie e viene trasmesso con una segnale analogico sul cavo, da qui arriva alle cuffie che lo fanno sentire nelle orecchie. Se il jack ha 3 sezioni divise da due cerchi colorati, sono cuffie stereo, se le sezioni sono 4 allora c’è anche il microfono. Queste cuffie funzionano su ogni dispositivo che ha il jack per l’uscita cuffie. Quelle vecchissime e quelle nuovissime, lo standard è sempre quello, al massimo vi serve un adattatore per passare dal jack grande a quello piccolo. La cuffia, sempre con il filo, ma digitale, può essere USB. Se collegata al PC, questo la vede come una scheda audio aggiuntiva e come tale la tratta. Solitamente la porta USB la alimenta, quindi non ha bisogno di pile. Il PC manderà al chip interno delle cuffie le tracce audio in digitale e questo provvederà a elaborarlo, convertirlo in analogico, amplificarlo e mandarlo ai diffusori. Per far funzionare queste cuffie è necessario un PC con un driver, quindi non funzioneranno sul vecchio giradischi della nonna, anche perché inserire una USB in un jack audio è parecchio difficile. Le cuffie degli iphone, che si collegano al telefono con la connessione lightning, funzionano pressappoco nello stesso modo, il telefono fornisce il segnale in digitale e nelle cuffie c’è un chip con un amplificatore che converte in analogico, amplifica e manda agli auricolari. Il terzo metodo perde il filo, aggiunge le batterie ricaricabili e si collega al dispositivo tramite bluetooth. E’ ovvio che la sorgente della musica deve avere il bluetooth, come un PC o un telefono. Una volta fatto il pairing, cioè collegate le cuffie al dispositivo, queste, quando verranno accese, si collegheranno al dispositivo in pochi secondi e saranno pronte. Le cuffie bluetooth hanno alcune caratteristiche alle quali fare attenzione quando le si sceglie. La prima è sicuramente la durata della batteria. Ovvio che più la cuffia è piccola e leggera, meno durerà, perché la batteria è più piccola. La seconda, se avete più dispositivi, è quanti dispositivi in contemporanea può gestire. Le cuffie standard si possono abbinare a più dispositivi, ma quello attivo è solo uno per volta. Ad esempio io giro, mio malgrado, con due telefoni, quello privato e quello del lavoro. Posso abbinare lo stesso paio di cuffie ai due dispositivi, ma lui sarà
#151 – La VPN verso casa
Ancora VPN, pare essere un discorso molto apprezza to dagli ascoltatori, in questa puntata un piccolo ripasso di protocollo IP e una soluzione per collegarsi a casa propria da qualunque parte nel mondo per accedere la lampadina smart (e fare altre cose) Le puntate di rifermento sono la 39, la 52, la 63 e la 107 Il DNS dinamico DuckDNS Il post di Antonio sulle VPN Voglio che mi prepari la VPN per casa mia La VPN AirVPN Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Antonio mi ha scritto e mi ha chiesto, in poche parole, come faccio a collegarmi ai miei dispositivi a casa se non sono in grado di costruirmi una mia VPN? Ci sono dei servizi esterni che lo fanno? Spolier: ci sono e lo fanno, ma quasi, ci arriviamo dopo. Ripetiamo un po’ di teoria che non fa mai male. Internet è una rete grande, che copre tutto il mondo, per andare da una parte all’altra si deve avere un IP e conoscere l’IP di destinazione, la traduzione da nomi a IP viene fatta con il DNS, puntata 63, ma non è questo l’argomento di oggi. Il traffico che passa da un IP all’altro, di norma non è crittografato, quindi chi c’è in mezzo, e vi assicuro che i dispositivi fra un IP e l’altro nel mondo sono parecchi, può vedere tutto quello che passa. Ma gli IP nel mondo sono un numero finito, per la precisione sono da 000.000.000.000 a 255.255.255.255 trnne alcune eccezioni, quindi 4 miliardi e 295 milioni circa e se ci pensate nel mondo siamo 6 miliardi, non tutti sono connessi, ma quelli connessi hanno sicuramente più di un dispositivo a testa. Insomma, gli IP nel mondo non sono abbastanza. Con la nuova versione del protocollo IP, la IPv6, gli IP sono molto di più, ma ne parleremo, appena riesco a studiarmeli per bene. Per ovviare a questo, è stato deciso che nel mondo alcuni range di IP non dovessero essere usati come IP pubblicamente disponibili sulle rete, gli IP pubblici appunto, ma dovessero essere privati. Questo vuol dire che spesso, dietro a un solo IP pubblico possono esserci parecchi IP privati. In termini pratici casa vostra il router ha un IP pubblico, tranne alcune eccezioni che vedremo, e poi voi in casa avete degli altri IP, che se fate caso, spesso e volentieri sono gli Ip che hanno anche a casa i vostri amici. Non è una trattazione di reti, ma, così indicativamente gli indirizzi usabili in reti private sono questi: . da 10.0.0.0 a 10.255.255.255 (16 milioni di indirizzi circa) . da 172.16.0.0 a 172.31.255.255 (un milione di indirizzi circa) . da 192.168.0.0 a 192.168.255.255 (65 mila indirizzi irca) Sicuramente a casa vostra avete gli indirizzi da 192.168.1.0 a 192.168.1.255, anzi quasi sicuramente, ma succede nel 95% dei casi circa. La rete interna, quella privata, permette di far comunicare tra di loro i dispositivi, per questo dal Pc potete stampare sulla stampante WiFi o dal telefono potete comandare il Chromecast o raggiungere il NAS. Ognuno di questi dispositivi può accedere ad un qualunque IP pubblico su Internet, ovviamente, tramite un protocollo che si chiama NAT, Network Address Translation, che funziona pressapoco così: Il PC vuole accedere a www.google.it, l’indirizzo di www.google.it non è all’interno della rete, quindi chiede al router “senti, mi fai accedere all’IP di google.it?” Il router si segna qual è l’indirizzo del dispositivo che lo chiede e ruota la richiesta, per questo si chiama router, sulla rete pubblica, mettendo come sorgente della richiesta il suo IP pubblico. Quando il server di google risponde, risponde all’IP pubblico del router, che si ricorda l’indirizzo da cui aveva avuto origine la richiesta, e glielo manda. Ma se io dall’esterno vog
#150 – Il cloud, ancora
Una seconda puntata di seguito sul cloud, adesso sulla differenza tra avere un server in un datacenter o avere un servizio che si paga per quanto lo si utilizza. Il tutto paragonato a una scrivania. Ho anche detto sue parole (un po' arrabbiate) sulla questione del filtro contenuti attivo per ogni connessione ad Internet Il nuovo podcast da ascoltare è AWS in Italiano Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 150 e io sono, come sempre, Francesco. Sono 150 puntate! Fa un po’ effetto quando si fa cifra tonda. Grazie a tutti voi che mi ascoltate e permettete a questo podcast di essere ancora qui. Iniziamo e parliamo ancora di cloud. Lo so che mi odierete per questo, ma da quando ascolto un podcast che vi consiglio tantissimo, AWS in Italiano, ho iniziato a pensare cosa si potrebbe fare con i servizi cloud per la gestione delle mie attività. Poi ho anche pensato che forse per molte persone non è chiaro cosa sia il cloud, oltre alla famosa definizione “il server di qualcun altro”. Oggi si lavora di immaginazione. Se ho un lavoro che mi porta a dover stare alla scrivania, posso comprarne una, mettermela in casa e usarla per questo scopo. Solo che per lavorare mi serve altro, oltre la scrivania, ho bisogno di una sedia, della corrente elettrica per illuminare il posto e accendere i miei dispositivi, il riscaldamento o il condizionamento per lavorare con condizioni climatiche accettabili. Ma non basta. Se ho materiale costoso o dati sensibili dei clienti, devo anche fare in modo che questi non siano alla mercè di chiunque, quindi magari penso di mettere un archivio di metallo chiuso a chiave e la porta blindata all’ingresso, con magari un antifurto. Non ultimo, la scrivania devo montarla, tenerla pulita e quando si rovina o si rompe devo gestire la manutenzione o la sostituzione. Sono tutte cose che devo saper fare, se no devo chiamare qualcuno a pagamento che le faccia per me. Bene, questo è quello che un’azienda fa quando deve fornire un servizio e deve comprare un server. Lo compra, lo mette in un posto sicuro (non sempre, in effetti, ma questa è un’altra storia), deve configurarlo, alimentarlo, fare in modo che non si surriscaldi e intervenire quando qualcosa si rompe. In più dovrà gestire la connettività e l’eventuale backup in caso di problemi. Questo è il server in casa o, come si usa dire tra gli addetti ai lavori, on-premisis. Il primo step del cloud è quello di spostarsi da casa propria in un posto di coworking. Prendo la mia scrivania e tutte le mie cose e vado a installarla in un ufficio che pago al mese, tutto compreso. So che da loro ci saranno sempre la corrente, il condizionamento e la connettività. Loro si occupano di controllare che nessuno entri e si sieda alla mia scrivania. Io devo solo andare lì, montarla, mettermi comodo, portare tutte le mie cose e lavorarci su. Lei è sempre lì, che io la usi oppure no non è importante, pago l’affitto e basta. Questo, riportato in termini informatici è quello che si chiama housing del server. Il server è mio, lo porto in un datacenter dove mi garantiscono alimentazione, connettività, temperatura controllata e controllo degli accessi. Il server è il mio e dentro ci faccio quel che mi pare, nessun altro che ha accesso. La gestione e la manutenzione del server sta a me, così anche se si rompe o lo devo cambiare perché è vecchio. Ma io mi sono rotto le scatole e la scrivania non voglio più andare a cercarla, voglio che nel co-working ci sia già, così posso solo andare con la mia roba e lavorarci su. Voglio anche che se qualcosa si rompe nel coworking o se devono fare manutenzione, io non ne sia impattato, la spostano in un logo dove non ci sono problemi o lavori in corso, io entro e mi siedo come sempre. Se mi serve una scrivania più grande la posso chiedere, loro me la forniscono e io ci trasferisco tutta la mia roba. Questa è la comune macchina virtuale, fornita dal provider, detta anche VPS che sta per Virtual Pri
#149 – I miei dati nel cloud
Inutile dire "il cloud è solo il server di qualcun altro", per fortuna è una cosa che bene o male sanno tutti. La cosa più difficile è capire dove mettere i miei dati con coscienza, avendo ben chiaro a cosa si va incontro. Il tip di oggi è Rclone Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Un ascoltatore, Gianluca, che ringrazio tantissimo, mi ha fatto notare che nel Decreto Cura Italia è indicato che la quarantena, anche se asintomatica, è coperta dalla malattia dal lavoro, quindi direi che non ci sono più motivi negativi che impediscono l’installazione dell’app. Anche sulla percentuale di adozione si discute tantissimo, pare che il 70% sia un’invenzione di qualcuno e che non ha alcun senso. Bene, adesso la puntata di oggi Spesso, nel gruppo Telegram del podcast, se non siete iscritti, che aspettate? si parla di sicurezza e privacy dei propri dati nel cloud, chi li può leggere e che rischi si corrono. Ci sono varie correnti di pensiero che spaziano dal “ma chi se ne frega” al “nel cloud i miei dati mai”. Questa puntata vi potrebbe tornare utile per decidere in che zona stare tra i due estremi. Partiamo da alcuni paletti fissi. Il primo è che i vostri dati sono vostri e che nessuno, a meno che non lo abbiate deciso voi, debba poter accedere per poterli leggere e analizzare. La scusa del io non ho nulla da nascondere vale poco quanto vale poco la scusa del non serve il diritto di parola perché non ho niente da dire. Soprattutto, in uno stato di diritto non avete nulla da nascondere, ma quando questo stato diventerà una dittatura, le cose potrebbero cambiare e anche parecchio. Il secondo, che ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, è che il cloud è una comoda definizione di “il computer di qualcun altro”, se io metto i miei dati sul computer di qualcun altro, questa entità solitamente potrebbe andare a leggerli, perché i sistemi sono appunto i suoi. Per esempio, come sistemista e amministratore del fileserver aziendale, posso accedere a tutte le cartelle e solitamente lo faccio, quando gli utenti me lo chiedono, per attività amministrativa tipo per variare le autorizzazioni o recuperare i dati dal backup. Quindi perché dovrei cedere la proprietà dei miei dati mettendoli sui server di qualcun altro? Perché è comodo, maledettamente comodo. Sono sempre lì, se mi si rompe il PC loro restano lì, se devo accedere dal PC dalla zia o dell’Internet point, loro sono sempre lì, insomma, ho un costante accesso ai miei dati da ogni parte del mondo a patto che io sia connesso. Con il passare del tempo questi servizi sono evoluti e adesso si possono condividere dati, mantenere lo storico delle versioni e circa un altro milione di altre cose. Ma sono sempre a casa di altri, come la mettiamo? La mettiamo che ti devi fidare. Ti devi fidare che loro i dati non li perdono Ti devi fidare che loro i dati non li leggono Ti devi fidare che loro i dati non li cedono a terzi Ti fideresti di tutte queste cose se i dati tuoi fossero su un NAS a casa di un tuo amico? Ecco, forse no. Come fai quindi a fidarti se sono in mano a Google, Amazon, Microsoft, Apple, Dropbox o uno degli altri player sul mercato? Si possono fare un po’ di considerazioni in merito. La prima, fondamentale, è che il tuo amico non ti fa firmare un contratto e lui non ti garantisce il rispetto delle leggi vigenti nel Paese in cui ti trovi. Non lo so per tutti, ma ad esempio Google, nel pacchetto G Suite, garantisce il pieno rispetto del GDPR, che per fortuna in Europa abbiamo, e ti permette di scegliere in quali zone puoi tenere i tuoi dati, se sono in datacenter solo Europei, sai che sottostanno a leggi europee, questa è già una buona cosa. Ma lo fa solo per i piani professionali a pagamento. Credo che lo stesso avvenga per Microsoft e gli altri grandi player sul mercato. Se paghi e non è più gratis, il paradigma “sei tu la loro fon
#148 – Immuni
L'app per il contact tracing è uscita e ci sono un sacco di persone in giro che dicono tutto e il contrario di tutto. Ho cercato di fare il punto tecnico, delle polemiche mi importa poco. Il video di Matteo Flora da vedere assolutamente Un articolo di DDAY.it dove viene descritto molto bene il funzionamento dell'app Il video di Bressanini su acqua, ghiaccio e sale Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Non la volevo fare questa puntata, ma poi ho scritto 2 tweet e ho scoperto che sì, sarebbe necessario capire un po’ di più prima di parlare. Spero di esservi di aiuto. In questa puntata cercherò di andare a fondo su alcune parti tecniche, isolandomi dalla polemica, dall’effettiva utilità e dalle mille parole sbagliate che sono state detto, che leggo e che mi fanno sanguinare gli occhi. Parleremo di questi punti principali 1: perché è open source e cosa vuol dire 2: come funziona il tracciamento e la notifica 3: perché funziona solo su alcuni telefoni Mi limito a questi punti se no poi la puntata arriva a 5 ore e mi pare eccessivo. Primo punto di oggi. Perché l’app è open source, perché è stato chiesto a gran voce che lo fosse e cosa vuol dire. Un software, quando viene sviluppato, può essere con sorgente aperto o chiuso, ne abbiamo già parlato più volte su queste frequenze digitali, ma è bene riprendere il filo. Se io scarico un’app che non ha i codici sorgenti aperti, la installo, la uso, vedo come funziona, ma non so di preciso cosa fa l’app all’interno. Faccio un banale esempio. Ho un’app che mi permette di giocare a tris contro il telefono. Anche se so che l’unico modo di vincere è non giocare. La scarico, la apro, ci gioco, mi diverto, la chiudo. Fine. Non so però se l’app, quando la apro invia allo sviluppatore alcuni dati come il numero di serie del mio telefono, data e ora di apertura e chiusura, reti wifi che il mio telefono vede in quel momento. Possono essere semplici dati di telemetria che lo sviluppatore usa per tenere sotto controllo l’app, ma potrebbero, se elaborati in un certo modo, capire dove mi muovo e quando, sapendo quali reti wifi vedo nelle vicinanze. I sistemi operativi moderni, quando un’app chiede accesso ad aree sensibili, chiedono conferma. Ad esempio se l’app che mi fa giocare a tetris chiede l’uso del GPS o del microfono, prima di concedergli l’accesso mi devo porre qualche domanda: che se ne fa? Se la stessa app ha il sorgente aperto e pubblicato, tipicamente su Github, chiunque, basta che sia in grado di leggere e capire la programmazione, potrebbe vedere esattamente che tipo di chiamate fa l’app, a quali server si collega e quali dati manda e riceve. Ovviamente, se pubblico il codice, qualcuno potrebbe prenderlo, copiarlo e fare la stessa app, magari con un’interfaccia più bella, ma rubandomi gli algoritmi dell’intelligenza che gioca a tris con me. E’ il bello dell’Open, puoi guardarlo, studiarlo e riutilizzarlo. A patto che tu faccia progetti derivati che siano Open. Questo viene definito dalla licenza che io applico al software quando lo pubblico. Una delle più usate e conosciute è la GPL, General Public License Immuni è stata rilasciata al pubblico come Open, quidni è possibile accedere alla pagina di GitHub per vedere nel dettaglio le righe di codice dell’app e del server, questo ha dimostrato quello che l’app fa con i nostri dati, come ci trasforma in un identificativo che cambia nel tempo, come gestisce il contatto e come salva queste relazioni sul telefono. Molti esperti hanno controllato nel codice e ci hanno detto che nessun dato a rischio viene trasmesso ai server del sistema, quindi non c’è pericolo privacy nell’utilizzo. Punto secondo, tracciamento e notif
#147 – il PC per la scuola
La scuola non sarà più solo in classe e avere una PC per gli studenti inizia ad essere indispensabile. Qualche dritta e qualche consiglio su cosa comprare e come comprarlo. No, non serve un PC da 3000€ per seguire le lezioni Qualche link utile (sono sponsorizzati) Un disco esterno per i backupMouse esterno (con il filo, quindi senza problemi di batteria)Una tastieraUn monitor 24'' (attenti sempre al tipo di connettori, in base al PC che avete)Un paio di cuffie serie con jack audioUn paio di cuffie USB con microfonoUn HUB USB3 Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Siamo più di 250 e si chiacchiera di un po’ di tutto quel che è tecnologico, persino del canale Telegram del Ministro della Sanità che mette un link shortner che punta a un gruppo telegram sbagliato che viene subissato di richiesta inutili e fuori contesto. Ci si diverte parecchio. Dai, torniamo al tema della puntata. Dicevo, nel gruppo Telegram del podcast dell’amico Alex Raccuglia, Techno Pillz, il suo flusso di coscienza digitale, trovate i link al podcast e al gruppo che dovete ascoltare e al quale dovete iscrivervi, un componente ha posto una domanda che potrebbe essere banale, ma che ha scatenato una discussione mica tanto banale. Ha chiesto se valeva la pena comprare un portatile, nello specifico un macbook da 13 pollici, per il figlio che a scuola avrebbe iniziato a fare programmazione. Ovviamente nessuno, me compreso, si è limitato a dire sì va bene o no, non va bene, ma ognuno ci ha messo del suo, così quel povero papà secondo me ne è uscito con più dubbi di prima. Però poi mi è venuto in mente che due dritte avrei potuto darle, con calma e serenità, in una puntata di Pillole di Bit, con un adeguato disclaimer. Mi occupo di informatica da prima dell’avvento dell’euro e da prima del millenium bug. Insomma, qualcosa ne so. Non ho e non avrò figli, quindi non sono dentro al mondo scolastico, ho però sentito le necessità di amici e parenti che hanno figli in età scolare e che hanno sempre avuto difficoltà a capire se vale la pena o no dotare i figli di un computer oppure no. Bene, adesso che è chiaro qual è la mia posizione andiamo a capire quali sono le cose alle quali secondo me, dei genitori, dovrebbero fare attenzione, scegliendo di comprare un PC per il figlio o per la figlia. Cosa deve fare un ragazzino delle scuole superiori, con un PC tra casa, scuola e amici? Immagino che le necessità siano assolutamente basilari: Posta elettronica Redazione di documenti, presentazioni e fogli di calcolo Navigazione Internet con l’utilizzo delle mille piattaforme online educational, che siano quella proprietarie delle multinazionali americane o quelle open installate da quelle tre o quattro scuole in Italia Videochiamate, che in questo periodo vanno tanto di moda Programmazione, spero con un editor di testo avanzato con compilazione, se necessaria, con relativo compilatore. Dubito che alle scuole superiori facciano cose tipo cad tridimensionale, rendering 3D, calcoli avanzati con Matlab o cose che richiedano un impegno pesante di processore o scheda video. Detto questo, le caratteristiche che il PC deve avere per essere usato in maniera almeno accettabile, non sono così complesse. Deve essere un PC portatile Deve essere leggero, il più possibile Deve avere una batteria che permetta di lavorare qualche ora E’ necessario che abbia una webcam Fine. Ci vanno alcuni accessori che secondo me sono importanti come è importante il volante in un’automobile e che non devono mai mancare. Un disco esterno, che deve rimanere a casa, sul quale si fa il backup di tutto quello che fa. perché il PC si guasta o lo perdono sempre 2 giorni prima della consegna del lavoro su cui stanno
#146 – IFTTT
Questo non è un episodio sponsorizzato. IFTTT è una piattaforma che permette di usare una servizio in cloud come trigger per avviare un altro servizio in cloud, direi una specie di magia degli anni 2000. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 146 e io sono, come sempre, Francesco. Il mondo connesso che viviamo oggi è pieno di servizi che fanno cose, tante cose, molte, cose a volte, forse, troppe cose. Talmente tante che spesso non le riusciamo a gestire e ne veniamo risucchiati. Molte di queste cose restituiscono risultati, altre invece vengono avviate in base ad alcuni eventi. Scendo nel pratico. NASA pubblica tutti i giorni una foto relativa allo spazio. Sono tutte foto bellissime. Per poterle salvare devo ricordarmi di andare sul sito NASA tutti i giorni, vedere la foto del giorno e metterla sul mio PC, anzi, meglio sul mio Google Drive, così ho un mio archivio personale online, sempre cononsultabile. Ma farlo tutti i giorni è una gran noia, e soprattutto non è che ho sempre la disponibilità di un PC tutti i giorni della mia vita. Magari vado in vacanza, oppure un giorno sto male o chissà cos’altro mi tiene lontano da un PC e dalla mia connessione. Come posso fare? Potrei fare uno script sul mio PC, ma se manca Internet o se il mio PC si spegne tutto questo va a pallino. Soprattutto devo saperlo fare uno script che va a cercare una foto su un sito, capisce se è una foto nuova, se è valida e la copia in una cartella su google Drive autenticandosi prima, non è uno script per tutti, ecco. Quindi? Quindi ci va qualcosa che quando NASA pubblica una foto, la metta nella mia cartella di Google Drive. Figo, vero? In inglese si potrebbe dire una cosa del genere (non che sia grammaticalmente corretto) IF NASA publishes a photo THEN save it in Google Drive. Generalizzando, la frase potrebbe essere IF THIS THEN THAT Ok, lo traduco Se questo, allora quello. No, non si capisce molto ancora. Ci riprovo Se succede questa cosa allora fai quest’altra. Adesso immaginate una serie di servizi enorme che fornisce delle API, sia nella sezione THIS, che nella sezione THAT. Se non sapete cosa sono le API, c’è una puntata pronta da ascoltare, la 132, il link sta dove sapete. Torniamo all’esempio di prima. Quando NASA pubblica una foto, tu, servizio, prendila e mettila nella mia cartella di Google Drive, al quale ti ho fornito preventivamente accesso. Interessante, vero? E come si fa questa cosa bellissima? Si fa con un sito, gratuito, che si chiama proprio if this then that, al link ifttt.com, con 3 T alla fine, il link, anche se è mnemonico, lo trovate nelle note, così non ve lo perdete. Ricapitoliamo. Scegliamo un servizio che genera un evento, in base a quell’evento scateniamo un’azione su un altro servizio. Questa cosa è definibile come magia pura. E invece è, banalmente, un uso intelligente della tecnologia: far parlare tra di loro servizi diversi e lasciare alla fantasia delle persone cosa far fare loro. Anche se sono servizi acerrimi nemici. Sì, perché potete far parlare Google con Apple o cose simili. Non vi faccio l’elenco dei servizi disponibili, che molti sono a me sconosciuti, per il resto sono talmente tanti che la puntata potrebbe durare ore ed ore. Posso farvi alcuni esempi di connessioni interessanti però. Manda un messaggio su telegram quando viene creato un file nuovo su Google Drive. Questo l’ho creato proprio ieri per controllare un backup che mi arriva in automatico in una specifica cartella di Google Drive. Salva un nuovo contatto creato sul telefono in un documento Google Sheet. Questo ce l’ho attivo da anni sul telefono. Salva i tweet con uno specifico hashtag in un file su Dropbox. Questo mi ha permesso di salvare tutti i tweet e le foto degli amici al mio matrimonio, con l’hashtag dedicato che, tra l’altro, quel giorno è andato in trending topic. Insomma, potrei andare avanti per ore. Ci sono integrazioni per Alexa, iOS, Android, Philips Hue, praticamente tutti
#145 – 100€ per un cavo
Spesso si tende a minimizzare i lavoro altrui pensando "eh, ma mi ha chiesto 100€ per collegare un cavo di rete". In questi 10 minuti vi racconto cosa c'è dietro a quei 100€ e perché, a conti fatti, forse sono anche pochi. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 145 e io sono, come sempre, Francesco. Qualche tempo fa parlavo con mio fratello che si lamentava del fatto che l’installazione del router della fibra della sua casa nuova, accadeva poco prima del lockdown, sarebbe costato 100€. Mi ha quindi chiesto se l’attività fosse così complessa e se potesse farla lui, così da risparmiare tutti quei soldi. Gli ho risposto pressapoco così: “Guarda, il router te lo danno loro già configurato, tu devi collegare un cavo di rete allo scatolotto che è collegato alla fibra e lo devi attaccare alla porta 1 del router, poi accendi il router. Aspetti un minuto circa, ti colleghi alla WiFi e verifiche che funzioni”. La sua risposta, tra una parolaccia e l’altra è stata, semplicemente “scusa, si prende 100€ per collegare un cavo?” E qui veniamo al punto. Sembra troppo spesso che alcune attività di tipo manuale e tecnico siano cose facili e rapide al punto da non avere nessun valore professionale, e quindi economico, percepito. Adesso provo a spiegarvi, in maniera molto dettagliata, cosa vuol dire “vado a collegare un cavo a casa del cliente”. Ve lo faccio come se il fornitore fossi io, ma voi immaginatelo come se il fornitore fosse il fornitore di un qualunque servizio a pagamento che vi serve. Devo chiamare il cliente e se lo trovo subito sono fortunato, se no dovrò chiamarlo anche 2 o 3 volte, perché ovviamente lui ha una vita e non potrà rispondermi, poi dovrò cercare un momento libero della sua vita da incastrare con il mio calendario lavorativo, momento che stimiamo in circa un’ora e mezza per attaccare un cavo, ma ci arriviamo. Trovato il momento, vivo tranquillo fino a quel giorno. Ma potrebbe chiamarmi e spostarlo, quindi devo interrompere del lavoro che sto facendo per cercare un’altra data da contrattare. Avete mai avuto a che fare con il calendario degli impegni di un cliente? Oppure avete mai dovuto organizzare un incontro con un tecnico qualunque, tipo l’idraulico? Trovare il momento giusto è frutto di una contrattazione vera e propria. Arriva il giorno giusto Parto con circa mezz’ora di anticipo e mi reco verso il domicilio del cliente con la mia auto di servizio, che ho acquistato, per la quale pago bollo e assicurazione, per muoverla ci metto la benzina e tutto questo ha un costo al km. Arrivo dal cliente e devo cercare parcheggio, in certi casi ci vanno anche venti minuti, potrei anche doverlo pagare il parcheggio. Suono il campanello e ho una remota possibilità, diciamo un 5%, che il cliente non ci sia perché se ne è scordato. Ricomincia tutto da capo, dopo corposo rilascio di santi e madonne. Ma questa volta c’è, mi fa salire e entro in casa sua. Da questo momento immagino che il cliente sia il tipo “voglio internet che funzioni, non so niente, non voglio sapere niente, voglio che internet funzioni”. Chiedo dove è stato messo lo scatolotto dove è attestata la fibra ottica. Potrebbe esserci un attimo di smarrimento, quidni io che sono previdente ho la foto dello scatolotto sul telefono e gliela faccio vedere. Allora rinsavisce e mi fa vedere lo scatolotto con una pila, incastonato dietro un armadio 4 stagioni. Gli spiego che è necessario che io possa accedere allo scatolotto per poter mettere il mio dispositivo che permetterà ad Internet di funzionare. “Ah, deve mettere un altro dispositivo? E come mai? Non basta quello?” Passo così i successivi 10 minuti a spiegare che il primo scatolotto serve per convertire il segnale che attiva dalla fibra ottica, in impulsi luminosi in un segnale elettrico, che il router possa capire e gestire per far funzionare internet a casa sua. Poi gli chiedo dove lo posso attaccare per accenderlo. E qui parte lo smarrimento. GIà, perché
#144 – Il PC aziendale
Posso usare il PC aziendale per farmi un o' di fatti miei e tenere al sicuro i miei dati? No. Ma nella puntata vi spiego come fare senza impazzire. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 144 e io sono, come sempre, Francesco. Nel gruppo telegram, al quale se non siete iscritti vi consiglio di iscrivervi, si parla di tecnologia a tutto tondo, qualcuno ha chiesto “come faccio a installare una VPN sul mio PC aziendale per potermi fare un po’ di fatti miei senza che mi controllino?” La domanda ha suscitato in me l’ira funesta dell’amministratore di sistema, però, in effetti, in azienda è raro che vengano spiegate alcune cose agli utenti riguardo al controllo che si fa sui dispositivi aziendali. Quindi prima di dire “sul PC aziendale ci fai solo le cose aziendali”, vorrei farvi capire perché questa affermazione, che sembra cattivissima, è l’unica reale e praticabile. Il PC aziendale, come ogni cosa aziendale, è di proprietà dell’azienda, sotto il diretto controllo dell’azienda e si usa solo per gli scopi dell’azienda, esattamente come un qualunque altro dispositivo dell’azienda. Ho detto “azienda” un numero sufficiente di volte? Dubito che a qualcuno venga in mente di usare un tornio in fabbrica per farsi i propri pezzi di ferro, piuttosto che si faccia centinaia di fotocopie con la fotocopiatrice aziendale. O al massimo, prima di farlo, chiede l'autorizzazione. Per il PC è la stessa cosa, con una difficoltà aggiuntiva: fare la cosa sbagliata con il PC mette a rischio l’intera rete aziendale, con rischi elevatissimi di costi e perdita di fatturato. Forse non avete idea di quanto costi un cryptolocker che, per via di un PC, arriva e blocca l’operatività di decine di server. Per ridurre i rischi, gli amministratori di sistema, il famigerato Ufficio It o, in generale, quelli del computer, mettono in opera alcuni sistemi che dovrebbero mitigare i problemi. Ogni PC è inizialmente protetto dalla password di accesso. Questo impedisce a chi non ha la password di accedere e garantisce che ogni cosa fatta su quel PC con un determinato utente è stata fatta da quell’utente. Questo vale anche in caso di danni. Per questo motivo la password aziendale non va data a nessuno, mai, un po’ come le mutande o lo spazzolino. Se a un certo punto compare la necessità di dover dare la propria password a terzi per un lavoro, ne parlate con il responsabile dicendo chiaramente “la legge mi vieta di condividere la mia password, quindi dobbiamo trovare un modo alternativo”. Evitate quindi di applicare con una etichetta la password al portatile o al monitor del PC. La seconda protezione che viene normalmente utilizzata è che l’utente assegnato non è amministratore del PC, questo impedisce all’utente di fare modifiche di sistema, ma gli permette di lavorare. Quindi no, non potete installare un programma in autonomia come non potete aggiungere un dispositivo esterno o fare modifiche sulla rete. Questo non perché gli amministratori di sistema sono brutti e cattivi, ma perché se ogni utente potesse mettere le proprie cose sui PC aziendali, le ore passate a ripristinare i sistemi operativi diventerebbero un costo inaccettabile. In più, se non siete amministratori del PC è più difficile che il click sbagliato possa creare problemi all’operatività del PC o della rete. Ricordo sempre che chi lavora al PC è una persona produttiva che deve rispettare mansioni, attività e scadenze, se fa danni al macchinario che usa, genera un danno all’azienda che lo sta pagando per lavorare e ottenere un risultato. Il PC di solito ha a bordo anche un software che un tempo era chiamato antivirus, adesso fa talmente tante roba che si chiama endpoint protection. Questo software controlla che non ci siano infezioni nel PC, blocca il download di codice dannoso, in molti casi riesce anche a capire un tentativo di cryptolocker e chiude il processo che sta facendo troppi accessi al disco. L’amministratore di rete ha un bellissimo pan
#143 – Hanno violato Sophos
Si sono portati via un po' di dati dai firewall Sophos ad aprile 2020, facendo un attacco SQL Injection. Come si fa questo tipo di attacco? E soprattutto, come posso difendermi (se è un bug, non troppo, in effetti) Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 143 e io sono, come sempre, Francesco. La puntata scorsa abbiamo parlato di un attacco informatico a un sito o a un servizio, che mira a abbatterlo, in modo che non possa più erogare il suo servizio. Un giorno parleremo del non attacco subito dal sito INPS il primo aprile 2020. Esatto, il NON attacco. Esistono degli altri tipi di attacchi, che sono più subdoli e spesso non te ne accorgi, oppure quando te ne accorgi è già troppo tardi. Questo ve lo racconto perché è iniziato tutto con una mail del 25 aprile mattina sulla casella del lavoro. Partiamo dalla parte tecnica, perché non è banale da raccontare, mettetevi comodi. In genere, in un sito web, quando ci sono delle caselle da compilare, quando si preme il pulsante di invio dati, i dati di queste caselle vengono usati per comporre una query che farà qualcosa all’interno del DB sul quale lavora il sito. Un esempio banale è l’accesso. Voi inserite utente e password e fate click su INVIA. Nel tempo che passa dal click a quando vedete la pagina riservata succede più o meno questo i due campi vengono controllati, in modo che non siano scritti male, quindi che non siano vuoti, che non ci siano caratteri strani e che non ci siano scritte cose che potrebbero mandare a pallino la query che viene eseguita. Vengono anche aggiunti i cosiddetti caratteri di escape, che permettono alla query di essere eseguita correttamente. Ad esempio, se nell’utente c’è un apostrofo e lo stesso apostrofo viene usato per costruire la query, delimitando un campo di testo, questo viene modificato in modo da dire alla query “guarda che non è un delimitatore di testo, ma un apostrofo nel testo” Poi la password viene elaborata e ne viene estratto l’hash, che dovrà essere controllato con quello salvato sul DB. Ok, il solito passo indietro. Nei DB dove ci sono utenti e password, nel campo della tabella relativi alla password non viene salvata la password in chiaro, per ovvi motivi di sicurezza: chiunque abbia accesso a quel DB conoscerebbe le password di tutti, che questo sia il DB admin del sistema o un attaccante. Per evitare questa cosa bruttissima, di solito si fa un’operazione matematica, detta hash, che codifica la password in una stringa che non ci assomiglia neanche un po’, che è univoca per quella password e non può essere la stessa per due password diverse e dalla quale non si può tornare indietro e risalire alla password. Per maggior sicurezza, si aggiunge alla password un testo aggiuntivo, detto salt, e si codifica la password con il salt. Quando scelgo la mia password la procedura che fa il sistema è: aggiungo il salt ne faccio l’hash la salvo nel DB Torniamo alla nostra autenticazione. Abbiamo inserito la password e il sito, preso il testo in chiaro della password, aggiunge il salt e ne fa l’hash, a questo punto confronta l’hash con quello che ha nel DB, se l’hash è lo stesso, la password inserita è quella corretta e viene garantito l’accesso. In linguaggio SQL si esegue una query che dice “senti, verifica se a questa password corrisponde questo hash”. La query viene creata con i dati che io inserisco nelle due caselle. Ma se io inserisco nelle due caselle un testo particolare, che non viene sanificato, posso far fare al sistema una query che voglio io e non la query che è stata progettata. Questo tipo di attacco si chiama di SQL injection. Se io nel campo dell’utente scrivo un testo ben pensato, che via podcast è un casino da spiegare, ma fidatevi, posso passare al server una query diversa da quella che il programmatore si aspettava di eseguire. Posso far fallire la query principale mettendo un commento, seguito da un punto e virgola, che identifica la fine di una query e poi accodare
#142 – Attacco DDoS
Chi non ha sentito nelle ultime due settimane di attacchi DDoS a siti istituzionali? Ma alla fine cos'è questo tipo di attacco, perché può compromettere la funzionalità di un sito? Per scoprirlo andiamo a farci un panino. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Una cosa che spesso succede, se il sito o servizio non è aggiornato o è affetto da bachi o vulnerabilità, è che qualcuno le sfrutti per entrare nel sistema per modificarlo, infettarlo o semplicemente tirarlo giù. Immaginatevi che il sito in questione sia una paninoteca, un cliente cattivo, possiamo chiamarlo così, invece di entrare dalla porta gira intorno allo stabile e controlla se ci sono porte di servizio aperte, ne trova una, entra e inizia a fare danni. Potrebbe gettare via il cibo, così da impedire a chi lavora di fare panini. Potrebbe avvelenare le salse, così tutti quelli che prendono un panino stanno male dopo averlo mangiato. Oppure potrebbe togliere la corrente, costringendo la paninoteca a chiudere per riparare il guasto. Nella realtà non ci sono persone che vanno specificamente a cercare le porte non chiuse bene proprio in quella specifica paninoteca, ma mandano un’orda di manodopera a basso costo che prova ad aprire tutte le porte di servizio di tutti i negozi della città. Questa manodopera a basso costo, nella vita reale e digitale, sono i bot che non fanno altro che controllare se a un determinato indirizzo c’è una vulneabilità nota. Per questo dire “ma il mio sito è piccolo, a chi interessa? Se devono attaccare qualcuno, mica attaccheranno me!” è una fesseria, se sei vulnerabile, verrai attaccato, se hai un sito web, tienilo aggiornato, sempre. Ma l’argomento di oggi è un altro. Torniamo alla paninoteca. Normalmente ha 4 casse, delle quali due chiuse, perché ha una quantità di clienti che riesce a smaltire in un tempo ragionevole con due cassieri. In ora di punta, a pranzo e a cena, i clienti sono molti di più e arrivano tutti insieme. Per questo motivo in quei due orari il responsabile del negozio mette 4 persone in cassa. Abbiamo un picco di carico, la gente se che è orario di punta e aspetta. Nella vita reale, questa attesa la stiamo notando quando cerchiamo di comprare da un sito di un supermercato per avere la spesa a casa, e il sito rallenta. Il server su cui è appoggiato va sotto carico e le risposte rallentano. Poi c’è una persona che odia in modo sconsiderato quella paninoteca, ma sa che il negozio è sicuro, le porte di servizio sono tutte chiuse e ci sono anche dei guardiani che fanno la ronda. Come fare per impedirgli di lavorare? Assolda qualcuno che fa un attacco sensibilmente diverso. In orario di punta, quando la paninoteca sta gestendo un suo picco di carico normale, diciamo di 100 persone ogni ora, mando 200 mila persone che non vogliono un panino, si mettono in coda e quando è il loro turno chiedono “ma oggi piove?” Il risultato è che si forma una coda bestiale fuori dalla paninoteca e i cassieri sono impegnati a cacciare via tutti questi disturbatori che non vogliono un panino, a solo far perdere tempo. Questo è un attacco DDoS, Distribute Denial of Service. Come si realizza un attacco di questo tipo? Nella pratica un attacco di questo tipo, prova, e spesso riesce, a far cadere il servizio che ha preso di mira, generando un quantità tale di traffico che il server non sarebbe in grado di gestire. La prima parte complicata è quella di trovare le fonti da cui far partire l’attacco. Se io facessi un attacco da un solo posto avrei due grossi limiti: il primo è che se tutti gli attacchi arrivano da un solo indirizzo IP, basta bloccare l’accesso a quell’IP e l’attacco sarebbe subito annullato il se
#141 – Sospendiamo Telegram
La FIEG ha chiesto la sospensione di Telegram perché in alcuni gruppi si scambiano copie pirata dei giornali. Ok, ma come si può sospendere un sistema di messaggistica in una inter nazione? No, non si può. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Per come vanno le cose, avrei materiale, ma non il tempo, per fare una puntata al giorno di questo podcast, ma dovrei chiamarlo poi idiozie di bit, credo che sia meglio lasciar perdere. La notizia di questi giorni è che la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) ha chiesto ad AGCOM di sospendere Telegram perché all’interno della sua piattaforma ci sono diversi gruppi che si scambiano file PDF o foto di quotidiani in modo che la gente non debba andare a comprarli. Tralascio tutto il discorso di cosa è legale e cosa no e della mentalità sbagliata che ti fa dire, visto che c’è un utilizzo illegale di un mezzo, allora sospendo il mezzo completamente anche a scapito di tutti quelli che lo usano in modo corretto. Telegram è una piattaforma, definita come alternativa a Whatsapp, che permette lo scambio di messaggi, immagini, file e quant’altro. Se siete ascoltatori partecipativi siete anche nel gruppo Telegram di questo podcast, se siete ascoltatori e basta, avrete già ascoltato la puntata con qualche indicazione su come usare Telegram al meglio, per la precisione la 120, che trovate linkata come sempre nelle note dell’episodio. Oggi ci concentriamo sulla definizione di “sospensione di un’app”. Lo hanno chiesto come se si volesse sospendere dalla scuola un alunno modello. Gli fai la lettera e lui se ne sta a casa per una settimana. Quindi, forse, pensano che si fa una lettera a Duvrov, in Russia, e lui dirà, con pace e tranquillità “ok, allora chiudo Telegram in tutta Italia”. Certo, crediamoci tutti. Certo. Dai, come si può sospendere un’app nel mondo di Internet del 2020? Ci possono essere alcune possibilità, in questa puntata le analizziamo e le smontiamo. Faccio togliere l’app dai due store più grandi, l’App Store di Apple e Google Play per gli Android. Ok, tolta. Vado sul sito di telegram, è un sito pubblico con cose non illegali, il link è nelle note, e scopro che per android posso scaricare l’APK, cioè il pacchetto di installazione, che scarico sul telefono e lo installo. Su iPhone la cosa non è possibile, in quanto se il telefono non ha il jailbreak non può scaricare app al di fuori dall’app store, ma c’è il client web, forse un po’ più scomodo, ma funziona. Tutte le altre app da PC desktop, per qualsiasi sistema operativo sono ancora scaricabili e funzionano correttamente Ok, togliere l’app dagli store dei dispositivi mobili non serve. Allora dico ai DNS, e lo posso dire solo ai DNS Italiani, di non risolvere più il nome del server telegram.org. In questo modo nessuno potrà più accedere perché quando si cercherà di accedere al sito, un po’ come quelli di scommesse illegali, il DNS non darà risposta. Nel PC di casa si possono mettere dei DNS stranieri, come OpenDNS, Google o CloudFlare, se il vostro provider fa DNS trasparent proxy, come descritto nella puntata 110, il link ormai sapete dove sta, si può installare una scheda Pi Hole che usa il DNS over HTTPS, per questo protocollo la puntata da riascoltare è la 135 e il problema è risolto. Ma costruirsi un PiHole potrebbe essere problematico, potete iscrivervi ad una VPN qualsiasi, ma ne parliamo tra un attimo. Potrebbe anche succedere che io, in un futuro non troppo remoto, fornisca la consulenza per spedirvi un PiHole, che vi permette anche di navigare senza pubblicità, così diventa tutto più facile. Credo che ne riparleremo. E sui cellulari? Qui ci sono le VPN che vincono su tutto. VI abbonate a una servizio di VPN, costa 3€
#140 – USB
Una rapida carrellata dal lentissimo USB1 al moderno USB3.2 e poi USB-C, con qualche lacrimuccia dal passato. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 140 e io sono, come sempre, Francesco, sempre al solito posto, spesso con un po’ di mal di schiena. Devo essere sincero, questa puntata doveva essere sull’immane figura di cacca fatta dal sito dell’INPS nella giornata della richiesta del bonus di 600€ per le Partite IVA, non per gettare benzina sul fuoco, ma per capire bene cosa può essere successo, cosa hanno sbagliato, cosa hanno inventato e compagnia cantante. Ma non me la sono sentita, quindi riprendo, anche se ancora in quarantena, la normale programmazione con i contenuti standard di Pillole di Bit. Non cancello la puntata sull’INPS, ma magari tra un po’. La storia dell’informatica è costellata da invenzioni e da evoluzioni di queste invenzioni, a volte sono evoluzioni di contorno, a volte sono evoluzioni epocali che possono essere chiamate anche rivoluzioni. Tanti anni fa, quando ho iniziato a usare il computer, facevo le scuole medie, era il 1990 circa, il computer si accendeva con un floppy da 5 pollici e un quarto a 360KB dentro il quale c’era il DOS. La tastiera era collegata al PC con il connettore PS2 e la stampante con la porta parallela. Ecco partiamo da qui. I modi per far comunicare le periferiche con il computer non erano moltissimi, i due più usati erano la seriale RS232 e la porta parallela. La differenza sostanziale tra i due metodi di comunicazione era la modalità di trasmissione dei dati. In parole semplici, per trasmettere un byte, composto da 8 bit, nella seriale gli 8 bit venivano trasmessi uno dopo l’altro su un solo filo, nella parallela, venivano trasmessi tutti insieme, su 8 fili diversi. La connessione parallela quindi aveva un connettore con più pin e un cavo con molti più fili rispetto alla connessione seriale che invece aveva il connettore più piccolo e il cavo con meno fili, ma non solo 2. Ovviamente trasmettere 8 bit tutti insieme era nettamente più veloce che trasmetterli uno dopo l’altro. Ma i tempi cambiano e i dati aumentano, da 8 si passa a 16, 32 e 64 bit. Trasmettere in parallelo tutti questi dati iniziava a diventare un problema, avere tutti questi fili in un cavo era oltremodo complesso e tenere in sincrono i dati in parallelo era molto difficile. Le velocità aumentavano e quindi ci si è accorti che avere una trasmissione seriale molto veloce era molto più semplice e conveniente di una connessione parallela. Un altro dettaglio non da poco, che gli ascoltatori giovani ignorano completamente, è che un dispositivo seriale o parallelo, se non era connesso all’accensione del PC, non veniva visto dal sistema fino al riacvvio del sistema operativo. Questo avveniva anche con le tastiere e i mouse PS2. La vita non era così comoda. Nel 1996 esce un nuovo e innovativo metodo di comunicazione. Viene presentato lo Universal Serial Bus, comunemente detto USB, che ha cambiato il modo di usare i computer, fino ad oggi. Solo 4 fili. Un solo connettore per qualunque dispositivo. Inserimento dispositivo e rimozione a caldo. Insomma, un gran passo in avanti. USB 1 andava alla folle velocità di 125KB per secondo. Per trasferire un file di 100MB erano necessari 800 secondi, un po’ più di 13 minuti. Ok, avere un file da 100MB nel 1996 non era proprio facile, in effetti. Il tempo passa e lo standard evolve. Attenzione, mantenendo lo stesso connettore. USB 1.1 esce nel 1998 e viaggia 875KB al secondo, 7 volte di più. I 100MB di prima si trasferiscono in meno di 115 secondi, quindi poco meno di due minuti Nel 2000 esce USB 2, che porta la velocità a 35MB al secondo. Un gran salto. Adesso, per trasferire 100MB bastano meno di 4 secondi. Due piccole note. Ho parlato di velocità reali, quelle teoriche del protocollo sono sensibilmente più alte. Il nome ufficiale dei protocolli è diverso, ve ne parlerò dopo, perché è parecchio assurdo e fa anche un po’ r
#139 – #adottaunostudente
Nasce tutto da un'idea pubblicata su un giornale, un'idea malsana e malata che invita a togliere la password della propria rete WiFi (o a condividerla con un estraneo) per aiutare uno studente in difficoltà. L'ho detto su Twitter, l'ho detto nel podcast e lo scrivo anche qui: non si deve MAI pensare neanche lontanamente di togliere la password della rete WiFi di casa vostra. Proprio MAI. Se leggete l'hashtag #adottaunostudente su Twitter, per cortesia, non diffondetelo dicendo che è una bella idea, perché non lo è. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 139 e io sono, come sempre, Francesco, e da casa non mi muovo. In questi giorni pare, che insieme al coronavirus, giri un altro virus che si passa senza contatto fisico tra le persone, basta una connessione dati e un display: questo virus si chiama idiozia. Walter Vannini, nella puntata 4x27 di DataNightmare, link nelle solite note, andatevela ad ascoltare, ha descritto il grosso problema nell’hashtag #lascuolanonsiferma, anzi ce ne sono più di uno, ma uno di questi e che tra studenti e professori non tutti hanno Internet a casa e non tutti possono fornire o seguire le lezioni. Quindi come si fa? Si fa che a qualcuno viene la bellissima (si sentono le virgolette?) idea di dire al mondo “togliere la password del wifi in modo che gli studenti senza internet possano collegarsi alla vostra WiFi e seguire le lezioni”. Da questa idea nasce un hashtag “adottaunostudente”, che fa il giro di Twitter e viene visto de gente come me che di mestiere deve cercare di tenere sicure le reti. Lo vedo e mi cade la mascella, le braccia e anche tutti i capelli, che in questo periodo non posso andare a tagliarli e quindi mi fa anche un favore. L’idea è altruista e interessante, ma ve lo dico con il cuore: non dovete permettervi mai di togliere la password del wifi di casa vostra Lo ripeto MAI! Adesso vi spiego il perché. Nella vostra rete di casa avrete sicuramente collegato una serie di dispositivi, che, se contati, superano abbondantemente la decina, ve ne elenco alcuni: Qualche computer Qualche telefono cellulare Uno o più tablet La TV o un dispositivo per rendere smart una vecchia TV come il fire stick, la Apple TV, il Chromecast, SKY Q o altri simili Uno o più assistenti vocali Una o più console La stampante Il router che vi collega a Internet Un disco di rete, comunemente detto NAS Qualche dispositivo smart con il relativo gateway, come le luci e via andare. Bene, togliete la password alla rete WiFi e la prima cosa che succede è che tutti i dispositivi si scollegano dalla rete, dovete passarli uno ad uno e ricollegarli manualmente, questo capita anche se volete cambiare la password del wifi, ovviamente. Molti dispositivi, quelli più moderni, quando cercherete di collegarli ad una rete senza password vi avvisano che non è una scelta sicura, altri, per fortuna, non ci sarà modo di farli collegare. Avete perso circa 2 ore di tempo per aver ottenuto un unico risultato. La vostra rete è adesso aperta a tutti, esattamente come se nel vostro palazzo, sul portone che dà sulla strada, aveste scritto “ehi, l’appartamento al quarto piano è aperto, che ne dite di farvi un giro?” Il concetto è esattamente lo stesso. Chiunque passi in prossimità di casa vostra e vede la vostra rete può collegarsi. Si collega e vede tutto quello che è connesso, ma proprio tutto. Tutti i dispositivi, con i relativi nomi, tutto il traffico che passa tra uno e l’altro, in chiaro. In chiaro vuol dire che se avete un PC che si collega alla mail di libero con il protocollo POP3 o IMAP, si vedono passare l’utente, la password e tutte le mail che scaricate e inviate. In chiaro vuole anche dire che se spostate un file dal vostro PC al NAS si vede chiaramente tutto il contenuto del file. Ecco, parliamo del NAS. Lo comprate, lo configurate e, io l’ho visto e me lo hanno chiesto, la prima cosa che si fa è togliere la password in modo che l’accesso sia libero in lettura e scr
#138 – L’epidemia in World of Warcraft
Nel 2005 ci fu, a causa di un bug, un'epidemia in un gioco di ruolo online, un evento studiato ancora adesso dagli epidemiologi. Vi racconto cosa è successo Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! 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Ci giocano circa 5-6 milioni di persone e ha avuto un picco di 12 milioni di iscritti nel 2010, almeno così dice la Wiki. Dicevamo, ti registri, fai il tuo personaggio ed entri in un mondo fantasy, dove incontri altri personaggi, avatar di persone reali e personaggi che fanno parte del gioco, ma che sono gestiti dai server, detti personaggi non giocanti, in gergo PNG. Vivi la tua vita in questo mondo, fai crescere il tuo personaggio a suon di avventure e battaglie, ti fai degli amici, ti organizzi con loro e magari vai ad affrontare quel dungeon o quel cattivo molto potente, perché da solo no potresti farcela.. C’è gente che si è anche incontrata nel mondo reale, dopo aver passato decine e decine di ore affiancati in battaglia nel mondo virtuale di World Of Warcraft. Se le cose vanno male, il personaggio potrebbe anche morire, vanificando, del tutto o in parte, il lavoro fatto per farlo crescere e potenziare. Per questo motivo i giocatori sono molto affezionati al proprio personaggio e lo curano in modo particolare. Ma perché sto parlando di un videogioco? Potrebbe essere perché in questo periodo, complice lo stare a casa, ho ripreso un po’ anche se la mia mano non è abile e la mia costanza e pazienza non sono all’altezza, ma non è per questo motivo. Sto parlando di World of Warcraft perché, magari lo avrete sentito già da altre fonti, è stato oggetto di un bug di programmazione talmente strano, che in questo periodo di contagio, è tornato alla memoria di molti. Nel 2005 la Blizzard ha pubblicato un’avventura con un cattivo finale che, tra le sue caratteristiche, infettava i giocatori che cercavano di ammazzarlo con una specie di virus, che faceva perdere loro dei punti vita anche dopo lo scontro. Questa infezione si sarebbe dovuta risolvere uscendo dal dungeon. Ma no fu così. Perché l’infezione veniva passata agli animali da compagnia dei personaggi, che a loro volta la passavano agli altri personaggi giocanti e non giocanti all’interno dei server. Se i personaggi giocanti morivano a causa dell’infezione, i PNG, non avendo loro punti vita da consumare, diventavano veicoli asintomatici del virus. Vi ricorda qualcosa? In breve tempo il virus si è espanso in molti dei server di gioco, creando non pochi problemi a tutti i personaggi giocanti. I personaggi, essendo a loro volta gestiti da persone vere, hanno iniziato a comportarsi nei modi più disparati. C’è chi è scappato per non non farsi infettare o per evitare di infettare gli altri. I personaggi con poteri magici e curativi hanno iniziato a raggrupparsi e a fornire cure gratuite a chi era malato e non voleva perdere il proprio personaggio. Alcuni malati sono andati ad infettare interi paesi di proposito, dei veri untori. Alcuni villaggi si sono completamente svuotati, perché buona parte della popolazione è morta e chi ha potuto è fuggito per evitare di morire. Insomma, un’epidemia in piena regola. Blizzard ha risolto, dopo pochi giorni, facendo un reset dell’intera infrastruttura, rimuovendo l’agente patogeno digitale e fermando così l’infezione. Nel mondo rea
#137 – Ammazzare il tempo
Stare a casa senza poter uscire potrebbe essere una cosa difficile. Non avere nulla da fare peggiora le cose. Ebbene, ho cercato una lista di attività digitali, il più economico possibili, ma quasi tutte gratuite, per passare qualche ora spensierata, per staccare un po' dai brutti pensieri di questi giorni. Tutti i link sono nella trascrizione della puntata. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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In queste settimane di contenimento forzato a casa, avrete letto un po’ da tutte le parti articoli con i titoli simili a “le 10 cose da fare a casa per non annoiarsi” o cose più o meno sulla stessa falsa riga. Bene, questa puntata è simile, sperando di dirvene di nuove, ma tutte in tema digitale. la prima, la più banale di tutte è quella di mettersi sul divano, in santa pace, senza social alcuno e ascoltare qualche podcast in cuffia. Ci si isola dal mondo per un po’ e si imparano o si conoscono cose nuove e interessanti. Da quando non vado più in ufficio non riesco ad ascoltare più i podcast, se li ascolto mentre lavoro non faccio bene né una cosa né l’altra. A questo punto secondo me ci si può prendere del tempo e dedicarlo solo a quello. Ci sono gozzilioni di podcast in giro per la rete, andare a cercarne un po’ in giro può essere faticoso, per questo vi lascio il link a un articolo del Post e a una mia vecchia puntata, la 47, dove ve ne consiglio un po’. Ai podcast di quella puntata ne aggiungo alcuni, sempre tutti gratuiti: Fiabe in carrozza, la lettura di fiabe classiche e senza tempo Prime Svolte, è un podcast sponsorizzato, ma molto ben fatto Be My Diary, ci sono le vecchie stagioni, da ascoltare tutto d’un fiato Il vino lo porto io, una new entry del network Runtime Radio, non geek, ma alcoolico e ben realizzato Joypad, se volete spendere un po’ di soldi in videogiochi. Ad ogni puntata, finisce sempre che compro qualcosa e Bordone è sempre garanzia di qualità e di dialettica. Milano Europa, dell’inossidabile Francesco Costa, io lo ascolterei anche mentre legge le pagine bianche, per intenderci. La seconda, è una cosa divertente. Aprite la prima pagina di nonciclopedia. Attenzione, non wikipedia, è proprio nonciclopedia, link nelle note, come sempre, aprite una pagina a caso e tra una risata e l’altra, passate alle pagine correlate di quella che state leggendo in quel momento. Bene, sono passate circa 5 ore senza che ve ne siate neanche accorti. L’umore sarà più alto, ve lo assicuro. Per la terza attività è necessario tornare sul divano, comodi, con un buon paio di cuffie. Se siete fanatici del fisico aprite l’armadio con i CD o i vinili e scegliete uno di quei dischi che non ascoltate da tempo, uno di quelli della vostra giovinezza. Di quelli che “dopo questo disco la musica fa tutta schifo”, perché per tutti noi c’è un disco così. Lo mettete dalla traccia uno e lo ascoltate fino alla fine. Senza interruzioni, senza playlist, senza musica correlata. Solo quel disco, come l’autore l’aveva progettato al tempo. Vale anche se avete comprato l’intero album su Itunes o se avete un abbonamento a Spotify, Apple Music o uno dei mille servizi di streaming musicale. Dai miei 42 anni, ve ne consiglio 5, ma si sa, la musica ha gusti davvero personali, quindi potrebbero non piacervi tutti. Sono 6, che mentre scrivevo, me ne è venuto in mente uno immancabile e non sono riuscito a sostituirne nessuno Brother in Arms dei Dire Straits (1985) The division bell dei Pink Floyd (1994) Popular Problem di Leonard Cohen (2014) Black Album dei Metallica (1991) Hybrid Theory dei Linkin park (2000) Arrangiamenti PFM delle canzoni di De Andrè (1979) Tornate al PC, aprite un browser e, per l'amor di dio e d
#136 – Lavorare da casa
In questo periodo strano, in molti hanno iniziato a lavorare da casa facendo quello che è chiamato in vari modi: telelavoro, lavoro agile, smart-working. Il concetto di base è che si sta a casa e con un PC ci si collega alle risorse dell'azienda per poter lavorare, senza essere fisicamente in ufficio. Qualche consiglio e qualche spiegazione tecnica per affrontare al meglio questi giorni Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Stare a casa con dei bambini che di star tranquilli non ne hanno voglia è ancora più difficile, li si deve gestire e se in contemporanea si deve lavorare, non potendo invitare la nonna o portarli da lei, la cosa è ancora più faticosa. Far passare il tempo potrebbe essere complicato, in ogni caso. Con Pillole di Bit avete un po’ di audio da ascoltare, le vecchie puntate raramente sono invecchiate in modo tale da non essere più attuali e se qualche amico vi chiede un consiglio su come passare il tempo, passare un link è immediato e fa felice lui e me. Grazie! Anche io sto lavorando da casa, ma purtroppo, dovendo gestire personale non tecnico che deve lavorare anch’esso da casa, passo le mie giornate al telefono, pertanto la mia idea di uscire con qualche puntata extra per riempire le vostre giornate è andata un po’ a pallino. Mi dispiace e vi assicuro che se trovo un buco in più qualche puntata extra la registro, di argomenti ne ho a bizzeffe. E se voi volete qualcosa di specifico, i modi per chiederlo li avete, chiedete e, se ne sono in grado, tro su una puntata. Dai, iniziamo la puntata. In questo periodo di limitata mobilità, tutti parlano del lavoro da casa, ma da quel che sento in giro, mi pare che molta gente non abbia capito cosa sia effettivamente il lavoro in remoto e come lo si possa affrontare, senza che diventi un problema serio per chi lavora a casa e per chi sta vicino. In questa puntata, figlia dell’isolamento da coronavirus, andrò ad analizzare un po’ di cose tecniche e meno tecniche per non dover patire troppo il lavoro in casa. Partiamo dall’attrezzatura. E’ importante che il computer con il quale dovrete lavorare da casa vi venga fornito dall’azienda, non esponetevi mai dicendo “non c’è problema, a casa ho il mio PC, posso usare quello”. E’ un problema per voi e per l’azienda stessa. Quindi NO. Se il vostro PC, per un motivo qualunque ha qualche schifezza installata, come un virus o un malware e, una volta connesso in VPN questo malware infetterà tutta la rete aziendale, beh, potrebbe essere un gran problema. Un problema per l’azienda e anche per voi, che siete stati il veicolo dell’infezione. Quindi ripeto: fatevi dare il PC aziendale con la connessione già configurata. Se per qualche motivo vi invitano caldamente a usare il vostro PC personale fatevi fare una lettera dove vi scaricano dalle responsabilità di danni generati dalle condizioni del vostro PC sulla rete aziendale. Va da sé che per lavorare in remoto è necessario che abbiate una connessione ad Internet, potete usare quella che avete normalmente a casa, collegando il PC aziendale a quella, oppure vi potete far dare un telefono da usare in tethering o una di quelle saponette con una batteria e una SIM dati all’interno. Senza una connessione ad Internet non si può lavorare da remoto, questo deve essere un concetto molto chiaro. Se avete una connessione ADSL non vi preoccupate, non avrete un costo aggiuntivo in bolletta se la utilizzate per lavorare da casa. Ricordatevi che nessun sistemista o tecnico dell’azienda potrà darvi una mano a collegare il PC alla vostra WiFi di casa, la password dovete saperla voi e nessuno potrà mai collegarsi al vostro PC per darvi assistenza se ques
#135 – DNS over HTTPS
Risolvere i nomi sulla rete senza far vedere al provider dove stiamo cercando di andare, senza usare una VPN, è possibile, basta usare il protocollo DoH, DNS over HTTPS, ma lo si deve scegliere e sapere cosa si sta facendo Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Nella puntata 63 del podcast vi ho parlato del DNS e di come serva per la traduzione da un nome facile per gli umani, come ad esempio www.google.it, a un indirizzo facile dalle macchine, come ad esempio 231.45.67.1, il protocollo DNS, ideato nel 1983, è molto semplice: chiedo a un server “senti, che indirizzo ha questo nome?”, il server mi risponde con l’indirizzo e io vado a collegarmi a quell’indirizzo. Tutta questa comunicazione è in chiaro sulla rete, quindi chi vede il traffico vede esattamente su quali siti si sta collegando chiunque, primo tra tutti, il provider che fornisce il servizio di connettività. Spesso il fornitore del servizio di connettività, è anche quello che fornisce il servizio DNS, come abbiamo visto nella puntata 110, potrebbe anche fare da trasparent proxy e redirigere tutte le chiamate DNS che voi fate a un DNS che avete scelto ai suoi DNS. Avere il log e il controllo del DNS fornisce un grande potere. Ad esempio, in uno stato di diritto, fornisce il potere dato dalle Forze dell’Ordine di oscurare siti illegali. Se la Guardia di Finanza decide che il sito tuttostreaming.it, lo sto inventando, non è un sito reale, è illegale, può ordinare ai DNS italiani di non risolvere quel nome e nessuno ci arriverà più. Chi è un po’ più smanettone allora imposta come DNS quelli di Google o quelli di CloudFlare e bypassa questo limite. Con il trasparent proxy la cosa non è possibile perché il router intercetta le chiamate DNS fatte ai server di Google e le redirige su DNS italiani e il dominio continua a essere irraggiungibile. E se lo stato diventa autoritario? Il problema si complica. Se la dittatura decide che su Google ci sono troppe informazioni contrarie al regime, lo blocca sul DNS e nessuno usa più Google, o Facebook o altri servizi di qualunque tipo. Insomma, un bel casino avere il controllo del DNS. Ma da qualche tempo è uscito un nuovo protocollo, che si chiama DNS over HTTPS, o, abbreviato DoH. Questo protocollo è molto recente, è nato nel 2018 e ha lo scopo di migliorare la privacy di chi naviga. Il protocollo https permette la navigazione crittografata, in parole semplici io accedo al sito in https, il sito e il mio browser si mettono d’accordo sulle chiavi di crittografia e i traffico che passa tra i due non è visibile a chi si mette in mezzo e cerca di guardarlo. Se io riesco a incapsulare le richieste DNS all’interno di un pacchetto HTTPS, ottengo un buon risultato: la richiesta che faccio “senti, qual è l’indirizzo di www.google.it”, passa interamente crittografata, quidni nessuno potrà vederla e soprattutto, passando su una porta usata per altre cose, la 443, non posso fare il trasparent proxy che farei sulla 53, come fanno alcuni provider adesso. Se metto regole troppo stringenti su una porta come la 443 la connessione diventerebbe inutilizzabile e il provider perderebbe tutti i clienti. Insomma, a conti fatti è una gran figata! Come si realizza questa cosa? Ecco, non è così semplice come impostare un DNS nei parametri di rete di un PC. Ci vanno i server DNS che supportino la cosa e le applicazioni che la sappiano gestire. Tra i primi DNS a supportare questa cosa ci sono stati quelli di CloudFlare che hanno anche pubblicato un'applicazione per dispositivi mobili, che instaura una specie di VPN che non fa altro che far passare dentro solo le richieste DNS, nascondendo di fatto queste all’operatore mobile che si sta usando. Se volete farlo a casa e siete un po’ smanettoni, potreste implementare Pi-Hole, ma non è una cosa proprio alla portata di tutti, se volete provare ad addentrarvi,
#134 – Il Codice Konami
SU SU GIÙ GIÙ SINISTRA DESTRA SINISTRA DESTRA A B START L'inventore del codice per avere più vite in un videogioco se n'è andato, ma a noi resta la sequenza e una serie infinita di giochi, film e cose tecnologiche che lo usano o ne fanno riferimento Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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E’ stato uno sviluppatore della famosa casa di produzione di videogiochi Konami per la quale, a un certo punto della sua carriera, ha dovuto lavorare alla conversione di un gioco dalla versione coin-up, cioè quella che veniva usata nei videogiochi da sala giochi, ai quali si giocava inserendo le monetine, alla versione per console, quelle che venivano vendute per casa. All’epoca, era il 1986, il gioco da convertire era Gradius, vi lascio un po’ di gameplay nelle note dell’episodio, un gioco di astronavi a scorrimento orizzontale. Il problema è che dopo la conversione, il gioco andava testato per bene, perché una volta fabbricata la cartuccia per in NES non era così semplice rilasciare le patch come oggi. Il gioco era molto molto difficile e Hashimoto ha pensato di inserire una sequenza di tasti nascosta che, se eseguita, gli dava una mano a completare il gioco regalandogli 30 vite, invece delle consuete 3. La sequenza di tasti era: su su giù giù sinistra destra sinistra destra a b start Doveva essere una sequenza nascosta, nota solo ai beta tester, da rimuovere prima delle produzione del gioco. Ma, evidentemente, non fu rimossa. E come tutte le cose nascoste nel mondo, come la chiave di crittografia dei DVD, quella dei BluRay, la chiave TSA e mille altre ancora, ad un certo punto questa sequenza è stata scoperta e usata con gran gioia da un sacco di giocatori incapaci. Un po’ come me con il pad tra le mani, insomma. Ma tutto questo non avrebbe fatto storia se non fosse successo che il Konami Code, così venne poi chiamato, è stato ripreso e utilizzato in un sacco di videogiochi, come tutte quelle cose da nerd che ai nerd piacciono un casino. Se a un certo punto, in un film, un libro o un’opera qualunque compare il numero 42, nessuno ci fa caso, se se ne accorge un nerd, diventa una cosa da raccontare, di cui parlare con amici nerd per ore e giorni, intavolando discussioni che se sono sentite dalle persone normali l’unica reazione che scatenano è un grosso BOH. Ecco, il Konami code è stato usato ovunque, anche negli ambienti non relativi ai videogiochi, come ad esempio gli assistenti virtuali di Apple, Amazon e Google. Visto che sono stato bravo e non ne ho attivato neanche uno? Se cercate su Google noterete che è una serie usata davvero ovunque, altro che la serie di numeri della serie Lost. Come direbbe qualcuno, Grazie Kazuhisa, vai a insegnare agli angeli a tenere in mano un joypad I contatti Trovate tutti i contatti e i modi per sostenermi in questo progetto direttamente nelle note di questa puntata o sul sito www.pilloledib.it, mi trovate su twitter, nel gruppo telegram, il canale che preferisco e che ormai conta più di 220 iscritti, oppure via mail, se volete scrivere di più. Se volete sostenermi con 5€ o più, compilate il form e vi spedisco gli adesivi a casa. Grazie a chi ha donato in questa settimana! Una nota per chi ha difficoltà con i link e con il gruppo telegram. Se nelle note dell’episodio della vostra app non vedete nessun link, ma solo il sito all’inizio cliccabile, cliccate lì e il vostro telefono vi porterà al sito vero con tutti i link fatti bene. Non trovate il gruppo telegram cercandolo dentro telegram, l’ho dovuto rendere privato per evitare di essere sommerso dallo spam, quindi, per iscrivervi fate riferimento al link nelle note della puntata o nella barra laterale del sito, se lo aprite da desktop. Il tip Ho parlato di EI PI AI nel
#133 – La crittografia open
Cosa succede se ci si fida di un sistema crittografico che ha un algoritmo sconosciuto? Succedono cose molto brutte. Per questo è necessario che gli algoritmi di crittografia siano Open Source, a disposizione di tutti. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 133 e io sono, come sempre, Francesco. Lo spunto per scrivere questa puntata mi è arrivato leggendo un articolo del Post sulla storia di un’azienda che produceva macchine per mandare messaggi crittografati, vi lascio il link all’articolo nelle note dell’episodio e spero che quelli del Post non se la prendano per questa puntata derivata da uno dei loro articoli. Tra parentesi, questa cosa non è sponsorizzata, se state pensando di abbonarvi a un sito di notizie online, a mio parare il sito del Post è il migliore sulla piazza al momento, io l’ho fatto e ne sono felice. Torniamo a noi. La storia in breve, racconta che un produttore di macchine crittografiche con sede in svizzera ha venduto le proprie macchine a mezzo mondo garantendo loro la sicurezza delle comunicazioni con un certo tipo di algoritmo di crittografia. Un algoritmo segreto. Nessuno però sapeva che questa società era finanziata dalla CIA e dai servizi segreti tedeschi e che parte di questi algoritmi di cifratura erano stati sviluppati dall’EN ES EI, la National Security Agency, quelli che come mestiere spiano tutto il mondo. Qual è stato il risultato? Facile da intuire: tutte le comunicazioni crittografate erano facilissime da scardinare per americani e tedeschi. Davvero una mossa geniale, ancora più facile di dover mettere spie all’interno di governi nemici, rischiando che venissero scoperte, torturate e ammazzate. La storia è davvero interessante, leggetevela, davvero. Ma veniamo all’argomento della puntata, perché è bene che alcune cose siano Open Source. Ho parlato di open e close diverse volte in questo podcast e credo che ne parlerò ancora, nel bene e nel male. Facciamo un piccolo ripasso e qualche esempio. Nel mondo del software, se io produco un software che fa qualcosa posso decidere di renderlo disponibile al mondo in diversi modi. Il primo, quello al quale tutti pensano subito, per diventare ricchissimi, è “adesso lo vendo, faccio in modo che nessuno me lo possa copiare e ci faccio un sacco di soldi”. Licenza non open, a pagamento. Non open vuol dire che al cliente finale io fornisco solo il programma eseguibile e lui non può sapere cosa succede davvero al suo interno, paga, si fida e lo usa. Un esempio banale è Windows. lo pago, non so cosa fa all’interno, lo uso. Se esce una vulnerabilità e Microsoft non la tappa, resta. Se qualcuno la scopre e non lo dice a Microsoft la può sfruttare per sempre. E questo capita molto molto spesso, c’è un gran mercato di queste vulnerabilità sconosciute. Licenza non open, gratuito. Sviluppo un software, lo compilo, lo metto sul mio sito e lo distribuisco gratis. chiunque può usarlo, ma nessuno vede come è fatto all’interno e nessuno sa cosa succede quando lo uso. Ovviamente tutti sanno che funzionalità ha, visto che lo utilizzano. Licenza Open, gratuito Sviluppo un software, lo metto sul mio sito e dico al mondo “questo è il mio software, potete usarlo, ma potete anche guardare nel codice, vedere cosa fa e se ne siete capaci lo potete modificare e adattarlo alle vostre esigenze, a patto che le versioni modificate restino open anche loro e libere di essere modificate. Un esempio è Linux, lo posso scaricare e usare liberamente, se ne sono capace lo posso modificare in base alle mie necessità. Un esempio banale. Linux è solitamente compilato per funzionare sui sistemi intel del tipo x86 o x64, è nato il Raspberry Pi e nessuno ha dovuto spendere in licenze per prendere una distribuzione Linux, in questo caso Debian modificarla e compilarla per l’architettura ARM, mettendo le cose specifiche per la scheda Raspberry, facendo nascere Raspbian. Per far uscire la versione di Windows compatibile con Raspberry tutto
#132 – Le API
No, non sono gli insetti, ma le EI PI AI, le interfacce che permettono di interagire con servizi e hardware di ogni genere e specie. Grazie a Giovanni per l'idea della puntata :) Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 132 e io sono, come sempre, Francesco. Questa puntata vi arriva grazie all’idea di un ascoltatore che mi ha mandato un messaggio su Telegram, Giovanni e mi ha chiesto “perché una volta non parli delle API, di cosa sono, a che servono e di quali hai usato tu nella tua vita digitale?” Quindi, ringrazio Giovanni per l’idea e partiamo subito col dire che non parlerò delle API, gli insetti che impollinano i fiori, ma delle EI PI AI, ben altra cosa, che sono l’acronimo di Application Programming Interface, traducibile in italiano con Interfaccia di Programmazione delle Applicazioni. Come sempre faccio in questo podcast, partiamo dalle basi, in modo che anche chi non ha mai preso in mano un linguaggio di programmazione possa arrivare a comprendere l’argomento. Programmare è un’attività che a partire dal famoso hello world può arrivare a livelli di complessità molto elevati, come ad esempio scrivere un intero sistema operativo. Il programmatore medio solitamente sta nel mezzo, per fortuna. Programmare vuol dire scrivere del codice per risolvere un problema, il programmatore medio è molto pigro e scrive codice che può riutilizzare in futuro per altri programmi, quindi pensa a fare tutto molto parametrizzabile, in modo che fatta una cosa bene una volta non la dovrà fare più. Vi faccio un esempio banale: ho bisogno di scrivere un log di alcuni eventi che succedono in un programma, invece di fare una chiamata che apre un file tutte le volte, poi si calcola il timestamp e poi scrive la riga con il messaggio, io mi scrivo una piccola funzione che fa tutto questo. Io la chiamo, gli passo 2 parametri: il nome del file di log e il messaggio, lei pensa a tutto il resto. L’ho scritto un volta e da ora in poi tutte le volte che avrò bisogno di scrivere un log non avrò più bisogno di sapere come è fatta quella funzione, la chiamo e lei lo fa. Questa è una funzione. Un insieme di funzioni, scritte per un utilizzo specifico è una libreria. Un esempio che mi viene in mente in questi giorni, che sto lavorando con un display a inchiostro elettronico è la libreria che mi permette di scrivere o disegnare sul display chiamando determinate funzioni, senza sapere cosa queste facciano, ma vedendone il risultato. Ad esempio, per disegnare un rettangolo con la data di oggi io scrivo un comando che dice “disegna un rettangolo dal punto 0,0 al punto 200,100”, poi, in un altro comando dico “scrivi, a partire dal punto 2,2, la data di oggi” Per farvi inquadrare mentalmente cosa ho fatto immaginate un display come un foglio quadrettato, il cui punto alle coordinate 0,0 è quello in alto a sinistra e man mano che incremento le X mi sposto a destra di un pixel e man mano che incremento le Y mi sposto in basso di un pixel. La libreria fa un sacco di cose per me, come ad esempio dire, in un modo che io ignoro, al display, quali pixel far diventare neri e quali bianchi. Sante siano sempre le librerie e chi le ha sviluppate e messe a disposizione! Ma noi dovevamo parlare di EI PI AI. Ci arriviamo, ovviamente. E ci arriviamo da un esempio pratico. Tutti al mondo conoscono il sistema di messaggistica istantanea Whatsapp, quasi tutti, o pochi meno conscono un altro sistema di messaggistica istantanea: Telegram. Una delle grandi differenze è che su Telegram è possibile programmare dei BOT, dove per BOT si intende un programma che interagisce in una chat come se fosse una persona, ma che fa cose molto limitate e molto specifiche. Ad esempio esiste un bot che si chiama trackbot al quale voi passate gli ID delle spedizioni di un corriere e lui man mano che la situazione del pacco cambia, vi manda un messaggio su telegram e vi dice a che punto sta il pacco senza che voi dobbiate ogni giorno andare a cerc
#131 – Il bug del 2038
A Gennaio del 2038 ci sarà un gran casino con il conteggio del tempo nei calcolatori, anzi, ad essere sinceri i casini sono già successi ed è tutta colpa di un overflow su un numeratore. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Ok, è necessario partire dalle basi. Contare il tempo, calcolarlo e usarlo in codici, programmi e database è sempre stato un gran problema nel mondo dei calcolatori. Un problema talmente grande che persino Apple, una delle più grandi aziende che sviluppa software e sistemi operativi, non più di 10 anni fa ha avuto un problema sulla sveglia in iOS al cambio dell’ora. Gestire in un sistema operativo le date, le ore, i fusi orari, la gestione dell’ora legale e solare, il formato data che in certi posti è giorno, mese, anno, in certi altri è, mese, giorno anno e in altri ancora, anno, mese, giorno è un vero delirio. Se poi aggiungiamo che l’anno può essere scritto con due o 4 cifre, arriviamo al famosissimo millennium bug. I computer erano programmati per ignorare le prime due cifre dell’anno, in quanto si supponeva fossero sempre 19, ma il passaggio dal 99 allo 00 ha creato non pochi problemi a chi lavorava nel settore, per evitare che i computer pensassero di essere tornati improvvisamente al primo gennaio 1900. Ogni sistema ha un suo modo per contare il tempo, i calcolatori a 32bit usano una variabile a 32bit, la massima gestibile, con segno, che conta i secondi a partire dal 1 gennaio 1970 a mezzanotte. Ok, facciamo un passo indietro. Una variabile a 32 bit può contenere un numero che va da 0 a 2 elevato a 32-1, cioè 4.294.967.295, il valore più basso, cioè zero equivale a 32 bit a zero, il più alto equivale a 32 bit a uno. Dire che la variabile è con segno equivale a prendere il bit più significativo, quello più a sinistra, e dirgli semplicemente: se tu sei a zero, questo numero è positivo, se sei a 1, questo numero è negativo. In questo modo però la nostra variabile, può contare sempre i soliti quattro miliardi e rotti di numeri, ma metà in positivo e metà in negativo. Bene, il 19 Gennaio 2038 alle 3:14:07 sarà il numero più alto che questa variabile può contenere come numero positivo 2.147.483.647, che in binario è uno zero seguito da 31 uno. Il numero successivo, che in binario è un 1 seguito da 31 zeri è -2.147.483.648. Un gran bel casino. Siamo nel 2020, al 2038 mancano 18 anni, insomma di tempo per ragionarsi su ce n’è, no? Ecco, no. Ho letto un thread su Twitter, che porcalamiseria, non trovo più, di un tecnico che lavora in USA in un ente che gestisce le pensioni e fa calcoli sugli anni a venire e che per questo problema ha avuto un fermo della produzione e un danno stimato di più di un milione di dollari perché in questo periodo lo script che andava a calcolare le date future ha superato quella fatidica data. Le buone notizie sono che di sistemi a 32 bit ormai, tranne quelli veramente vecchi vecchi, in produzione non ce ne sono più molti e che Linux, nel suo kernel, ha risolto questo problema dalla versione 5.6. E come si risolve la cosa? In un modo molto semplice, se il processore ce la fa: si passa tutto a una variabile a 64 bit con segno, che al posto di arrivare a due miliardi e rotti arriva a circa 9 miliardi di miliardi di secondi, roba da stare tranquilli per molti molti anni a venire. Una piccola curiosità. Questo overflow dei contatori a 32 bit venne a galla la prima volta in Youtube, quando il video Ganga Style venne visto più di 2 miliardi di volte e il contatore andò in overflow, imponendo così agli sviluppatori di Google di cambiare la dimensione dello s
#130 – Streaming video
Apri l'app di Netflix, fai play e inizi a guardare il film, subito, senza attese e senza scatti. Dietro a questa semplice azione si nasconde una quantità di tecnologia che non ci si immagina. Ma davvero tanta. Una parte che lavora anche contro di noi. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 130 e io sono, come sempre, Francesco. Un avviso prima di iniziare. Per un caso fortuito e non voluto, il venerdì prima dell’uscita di questa puntata di Pillole di bit, Gianfranco Giardina, che io ascolterei parlare di tecnologia esattamente come ascolterei parlare di storia Francesco Barbero, per ore ed ore, ha proprio parlato, nella trasmissione 2024, dell’argomento della puntata che state per ascoltare: dello streaming video. Questa puntata era già scritta, quindi è uscita lo stesso, il mio punto di vista è un po’ più profondo di quello di Giardina che è un po’ più più per le grandi masse. Diciamo che ascoltandoli entrambe avete una visione al 100% su come funziona un sistema che fa streaming di video su Internet. Vi lascio il link della puntata di 2024 nelle note dell’episodio. Ok, fine del preambolo, iniziamo. Da qualche anno a questa parte ormai, tutti usiamo qualche servizio di streaming, chi pagando un servizio e chi, ehm, in maniera meno legale. L’utilizzo, per quasi tutti, è tutto sommato semplice: apro l’app del servizio al quale sono abbonato e passo la serata a decidere cosa guardare. Magari, per la serata successiva sono pronto e ho già deciso, quindi posso fare play e avviare la riproduzione. Fare click sul tasto play scatena una serie di tecnicismi di una complessità che sfugge a moltissimi. Il riassunto breve è che più la sensazione è “wow, ma come si vede bene”, più la complessità dietro a quel click è elevata. Come prima cosa il fornitore del servizio deve essere certo che l’utente che ha fatto play sia un utente pagante e che l’app dal quale ha fatto play sia un’app certificata e non contraffatta. In effetti questo controllo è fatto all’apertura dell’app, ma i servizi furbi, secondo me, lo fanno anche durante l’utilizzo. Qui si apre tutta una gestione di certificati e firme digitali molto complesse, le stesse gestioni che permettono allo smartphone di scaricare l’app dallo store e di non poterla copiare manualmente da un telefono a un altro. Il servizio poi si deve assicurare che l’utente provenga dal Paese dove in effetti si è registrato e che non stia trassando usando VPN o servizi di altro genere. Questo perché se Netflix ha pagato Warner Bros per far vedere un film ai suoi clienti in Francia, nel contratto, si impegna a fare in modo che tutti i suoi clienti al di fuori della Francia non possano vederlo. Pure qui c’è un enorme lavoro di controllo e di elusione dei controlli, un po’ come guardie e ladri. Appurato che siamo noi, che paghiamo, che abbiamo scaricato l’app giusta e che siamo nel Paese giusto può finalmente partire il film. No, ancora no. Il film è un impegno di banda non da poco. Soprattutto perché Netflix deve erogare centinaia di migliaia di film in contemporanea in tutto il mondo, anzi, forse anche centinaia di milioni. Mica può partire tutto da un solo datacenter in una sola parte del mondo. Nascono così le CDN, le Content Delivery Network, ho raccontato delle CDN nell’episodio 72 di questo podcast. In poche parole, gli stessi contenuti sono replicati su più datacenter in giro per il mondo e il sistema decide da quale fornire il contenuto che l’utente chiede in base al luogo e al carico dei vari datacenter. Ma noi, anzi, questo mondo zeppo di tecnologia, non è contento di questa complessità e quindi aggiunge qualche strato in più. A tutti piace vedere un film ad una risoluzione che sia gradevole per gli occhi, ma non tutti hanno una banda che possa permettere il passaggio della quantità di dati necessaria per questa risoluzione. La semplifico molto, eh? Prendetela un po’ con le molle, ma è più o meno così. Attualmente la risoluzione massima
#129 – Il client di posta
Arrivare in un internet point, aprire il portatile, aprire outlook, scaricare la posta e... non funziona! Rassegnarsi a usare la posta via web e questa funziona. Perché? E perché se faccio un cosa via web non si riflette sul client di posta? Cosa c'entrano i firewall? Un po' di cose da sapere sui client di posta e sui protocolli, per usarli al meglio e senza troppi problemi. Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! 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Ho già parlato della posta elettronica in altre puntate, nella 35 ne ho raccontato il funzionamento e nella 55 ho dato qualche consiglio sull’utilizzo del sistema. Questi consigli sono sempre validi, quindi se non l’avete ascoltata ve la consiglio e vi consiglio anche di farla ascoltare a quel collega che manda le mail senza oggetto o che mette 40 destinatari nel campo A e non in CCN. La puntata di oggi invece verte su un’altra parte del sistema della posta elettronica: il client. Il client di posta è quel programma che permette di comporre un messaggio, magari aiutando l’utente a selezionare il destinatario da una rubrica, facendo la correzione della battitura e altre cose tanto comode per gli umani che usano un computer con mouse e tastiera. Il client più famoso oggi è Microsoft Outlook, per i più vecchi è Outlook Express, per chi usa Open è Thunderbird e per chi usa la mela è Apple Mail. I client di posta, qualunque sia l’interfaccia e il sistema operativo, devono rispettare gli standard che i server di posta impongono per protocollo. Devono essere quindi in grado di inviare e ricevere le mail, tutti nello stesso modo. Questo modo di comunicazione lo si vede quando si configurano le opzioni del server di posta, chi ci ha sbattuto la testa magari lo sa già. I server di posta usano alcuni protocolli per comunicare con i client, sono protocolli standard dalla notte dei tempi e sono cambiati poco negli anni, tranne che per il grosso passo della crittografia, ma ci arriviamo. Il protocollo più vecchio è il POP3, che sta per Post Office Protocol versione 3. Questo protocollo permette al client di collegarsi al server di posta, dirgli “ciao!, io sono la tal casella di posta con la tal password, mi mandi le mail che hai sul server per me?” Il server, una volta verificato che la mail esiste e che la password è quella giusta, gli manda tutte le mail disponibili. Il client scarta quelle che ha già e scarica quelle che mancano, segnandole come da leggere. In una opzione aggiuntiva che si può attivare, il client può dire al server di posta di cancellare tutte le mail scaricate oppure no. Tutto questo avviene in chiaro, compresi utente e password. Se si riesce a mettersi in mezzo a una comunicazione di questo tipo, con un programma come Wireshark, che ho raccontato un po’ la puntata scorsa, si vede praticamente tutto quello che si sta scaricando. Il protocollo è talmente semplice, che se si collega un secondo client di posta allo stesso server e alla stessa casella, tutti i messaggi di posta presenti sul server verranno scaricati come nuovi. Non c’è alcun metodo per sincronizzare le cose. Il client comunica con il server su una porta specifica del protocollo TCP: la 110. Quindi se siete in una rete dove le connessioni in uscita sono bloccate in qualche modo potreste non riuscire ad accedere al server di posta per vedere le mail. L’evoluzione di questo protocollo, in ottica di sicurezza, è il POP3S, che usa la crittografia SSL, quindi nelle funzionalità non cambia, ma all’inizio delle comunicazioni avviene uno scambio di chiavi e quindi poi il traffico passa tutto crittografato. Con il protocollo POP3S, la porta da usare diventa la 995. Ma il POP3 è un protocollo che per la posta fa schifo, diciamocelo. Per questo è stato inventato l’I
#128 – Analizzare la rete – Parte seconda
Siete sempre al lavoro con me, oggi vediamo la differenza tra un HUB e uno switch, come girano i pacchetti, come si possono analizzare con uno switch gestito (link sponsorizzato), il software Wireshark e come si può provare un DNS con il comando nslookup per Windows e Linux Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 128 e io sono, come sempre, Francesco. Dove ero rimasto? Innanzitutto, se state ascoltando questa puntate e non avete ascoltato la precedente fermatevi subito e andate a recuperarla, questa è una seconda parte, se non ascoltate quella di prima non ci capite nulla. Riprendiamo. Dopo aver fatto il test con il cambio del mac address e aver appurato che il problema non era quello, è stato necessario attivare il cervello per capire come risolvere. Il passo successivo l’ho fatto cambiando IP del dispositivo, senza ottenere alcun risultato. Così per scrupolo, ho anche cambiato gli IP dei DNS configurati, togliendo quelli di Google e mettendo quelli di Cloudlfare, anche qui, ovviamente non cambia nulla. Mentre cercavo un po’ di documentazione su questo dispositivo, mi sono accorto che l’apertura dei siti dal mio PC era un po’ rallentata, come se ci volesse qualche secondo in più per risolvere il nome del sito. Dalle piccole cose nascono le scintille che poi accendono il fuoco. Ok, la smetto di dire fesserie, mi sono insospettito e ho fatto un test. Ho aperto la riga di comando e ho provato a risolvere dei nomi di siti con il comando nslookup. Dopo aver fatto un po’ di prove mi rendo conto che in questa rete il DNS primario di google, quello con indirizzo 8.8.8.8, non funzionava. Lo raggiungevo con il PING, ma la risoluzione non andava. Avevo sempre un timeout Facendo un po’ di test mi sono accorto che era solo quello a non andare. Avrei potuto chiamare il fornitore della connettività, ma visto che stavo lavorando in pausa pranzo, per non fermare la produttività della sede, ancora non potevo chiamarli. Il PC andava più lento perché avendo impostato due DNS, una volta fallita la chiamata sul primo, lui cercava sul secondo, quindi passavano circa 2 secondi che generavano il fastidioso ritardo. Ormai siamo abituati bene e un ritardo di due secondi dalla pressione del tasto INVIO è considerata eccessiva. E sul dispositivo, perché le cose ancora non andavano anche se avevo impostato altri DNS? Era necessario andare a fondo del problema e risolverlo definitivamente. Qui ho estratto dal cilindro, anzi, no, dal mio zaino, uno switch evoluto, i tecnici dicono “gestito” Qui serve una piccola parentesi su come funziona lo scambio dei dati attraverso uno switch. Quando si collegano dei dispositivi a uno switch, questo memorizza quale mac address è collegato su quale porta. Se uno switch è attaccato a un altro switch, i due si passano le liste dei mac address ad essi collegati. Quando da un dispositivo arriva un pacchetto che va consegnato a un certo mac address, visto che gli switch lavorano su un livello più basso del protocollo IP, lo switch inoltra quel pacchetto sulla porta dove sa essere attestato il mac address di destinazione. Fa un po’ come il postino: la cartolina è inviata a Mario Rossi in Via Roma 10, lui parte, la porta in via Roma 10 e suona il campanello. Per fare analisi sulla rete con un dispositivo terzo, questa cosa è problematica, perché se mi attacco ad un’altra porta di quello switch non vedrò mai passare i pacchetti che non sono indirizzati direttamente a me. Fino a qualche tempo fa si usavano dei vecchi HUB, che, a differenza degli switch, invece di mandare i pacchetti sulla porta dove è collegato il dispositivo di destinazione, mandano tutti i pacchetti che arrivano su tutte le porte. Un po’ come se l’ufficio postale, ricevuta una cartolina da inviare in via Roma 10, ne fa 100 copie e manda 100 postini ognuno per ogni numeri civico di via Roma dall’1 al 100, quello che arriva al 10, la imbuca, tutti gli altri al buttano nel cestino. Ovviamente in questo
#127 – Analizzare la rete
Più che una pillola, questa puntata è un racconto di come ho indagato e risolto un problema di rete su un dispositivo per il quale non avevo alcun tipo di accesso. Le puntate di riferimento per capire qualcosa di più di reti sono quella sul DNS e quella sugli indirizzi IP. Il tip della settimana è un piccolo router magico, il Gli-Net (il link è sponsorizzato) Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia Ciao a tutti e bentornati all’ascolto di Pillole di Bit, questa è la puntata 127 e io sono, come sempre, Francesco. Dopo un po’ di pausa vi do il bentornati all’ascolto di questo podcast, che continua con la numerazione normale, escludendo le 24 puntate del calendario dell’avvento che, non ve lo nascondo, sono state una faticaccia. VI ringrazio tutti di cuore, ci sono stati, tra tutte le puntate, più di 15 mila ascoltatori, una grande soddisfazione. Un po’ meno la compilazione del questionario, che ha ricevuto meno di 30 risposte. Ma tutti i podcaster sanno che il feedback degli ascoltatori è sempre in percentuali irrisorie. Ce ne siamo già fatti una ragione. Ah, il questionario sul calendario dell’avvento è chiuso, ormai. Alcune persone mi hanno scritto, chiedendo di smettere di leggere le puntate del podcast, ma di farle nuovamente a braccio. Ci ho pensato, perché tutti i suggerimenti, se ben posti, sono sempre degni di essere accolti e valutati. Ho anche sentito, e di questo mi scuso, un po’ di lamentele per quel che riguarda la durata della sigla e delle pubblicità negli episodi. Quindi da questo duemilaventi o venti venti, ho deciso che cambio un po’ di cose nella realizzazione finale del podcast: Imparo a leggere in modo che si senta un po’ meno che leggo, ma non smetto di scrivermi la puntata in anticipo, per due buoni motivi: il primo è che così non mi scordo nulla e non devo tornare a registrare in un secondo momento e il secondo è che così vi lascio la trascrizione del podcast nelle puntate che fa bene a voi se volete tornare a rileggere qualcosa, senza doverlo riascoltare tutto e fa bene a me che indicizza un po’ meglio nei motori di ricerca. Ho deciso anche che la sigla sarà più corta e che non ci sarà più sottofondo musicale, così da rendere il tutto un po’ più semplice da seguire. Ho anche cambiato il permalink sul sito, desso, per arrivare dritto alla pagina della puntata basta scrivere pilloledib.it/podcast/numero della puntata, in questo caso 127. Questa cosa non è retroattiva. Finito l’intro, forse un po’ troppo lungo, passiamo all’argomento di oggi, che invece di essere un “come funziona” è leggermente diverso, diciamo che in questa puntata vi porto al lavoro con me per capire come si fa analisi dei problemi di rete e come si cerca di risolverli, anche in condizioni non troppo facili. Il tutto è un po’ tecnico, lo renderò facile e quindi, per chi mi ascolta e fa il network administrator, beh, ti chiedo scusa in anticipo per le semplificazioni. Come prima cosa, se non ve le ricordate, vi consiglio di andare a riascoltare le puntate propedeutiche per questo racconto: la 63 sul DNS e la 36 sul protocollo IP. Il problema è, come descrizione molto semplice. Ho un dispositivo che va in rete in una sede remota che facendo il test di connettività dice che c’è un problema. Il dispositivo è embedded, quindi non ho un accesso a un’interfaccia grafico o a una console e non ho un monitor, se non un display da 16 caratteri e due righe. Nella stessa rete non ci sono problemi. Tutti i PC e gli altri dispositivi funzionano correttamente. Il fornitore mi ha anche detto che cambiando dispositivo, quello sostitutivo funzionava perfettamente. Così a occhio una bella gatta da pelare. Ho preso il mio zaino delle emergenze tecniche, sono salito in auto e sono andato a cercare di capire. Ho ovviamente il contatto diretto con chi fornisce la connettività e che ha configurato i router, quindi ho allertato anche loro. Il dispositivo ha un bottone che attiva un test, questo è suddiviso in tre fasi: test sul gateway test sul DNS test sul servizio al quale si
Natale 2019 – 24 – Zuckerberg
Ultima puntata, con il più giovane della serie: Mark Zuckerberg. L'uomo che si è scusato più volte al mondo, oltre ad essere uno dei 100 più influenti del mondo. Lui pasteggia con i dati personali di 2,4 miliardi di persone e ci fa dei grandissimi pasti. Se volete compilarlo, questo è il brevissimo questionario sulla serie di Natale, grazie a tutti per l'ascolto! Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia
Natale 2019 – 23 – Brin e Page
Sergey Brin e Larry Page hanno fondato un impero che si chiama Google, che ormai ha permeato quasi tutta la vita di quasi tutti nel mondo. La loro storia si intreccia con Jobs, NeXT e un'altra moltitudine di cose che abbiamo sentito nelle puntate precedenti. Se volete una lista dei servizi che Google ha abbandonato, eccola Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia
Natale 2019 – 22 – Torvalds
Linux o, meglio GNU/Linux, è stato scritto da Linus Torvalds, con un'idea sul suo futuro molto diversa da quello che è adesso Linux nel mondo. Lo schema delle distribuzioni lo trovate sul sito della Wiki e potete anche stamparlo, se ce la fate Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia
Natale 2019 – 21 – Banzi
Massimo Banzi è uno dei fondatori del progetto Arduino, una schedina che, almeno a me, ha cambiato la vita nell'ambito tecnologico. L'intervista a Stefano Paradiso del Fablab di Torino la trovate alla puntata 11 di GeekCookies Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia
Natale 2019 – 20 – Gates
Un altro personaggio importante e che tutti al mondo conoscono: Bill Gates. Ha fondato la microsoft e con questa un impero nei sistemi operativi mondiali. E non solo quelli. Il documentario su Netflix che vale la pena di vedere è questo: "Dentro la mente di Bill Gates" Pillole di Bit (https://www.pilloledib.it/) è un podcast indipendente realizzato da Francesco Tucci, se vuoi metterti con contatto con me puoi scegliere tra diverse piattaforme: - Slack - BlueSky - Il mio blog personale ilTucci.com - Il mio canale telegram personale Le Cose - Mastodon personale - Mastodon del podcast - la mail (se mi vuoi scrivere in modo diretto e vuoi avere più spazio per il tuo messaggio) Rispondo sempre Se questo podcast ti piace, puoi contribuire alla sue realizzazione! Con una donazione diretta: - Singola con Satispay - Singola o ricorrente con Paypal Usando i link sponsorizzati - Con un acquisto su Amazon (accedi a questo link e metti le cose che vuoi nel carrello) - Attivando uno dei servizi di Ehiweb Se hai donato più di 6-7€ ricordati di compilare il form per ricevere i gadget! Il sito è gentilmente hostato da ThirdEye (scrivete a domini AT thirdeye.it), un ottimo servizio che vi consiglio caldamente e il podcast è montato con gioia con PODucer, un software per Mac di Alex Raccuglia