
Maffioletti: a Monopoli porto anche la mia esperienza da calciatore
b2eyes today · Fabiano Editore
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Show Notes
Che cosa si può cogliere, come ottico optometrista e come docente, dal rapporto tra visione e sport, attraverso il proprio passato sui campi da calcio? È la domanda alla quale, durante il Convegno in programma il 5 e 6 ottobre, risponderà il professionista bergamasco
Lo sport è stato una parte rilevante e intensa della vita di Silvio Maffioletti, dapprima quando l'ha praticato nei campionati dilettantistici bergamaschi, iniziando dalla Nosari Bergamo e passando poi da Stezzanese, San Tommaso Bergamo, Calolziocorte e Zanica, poi a livello professionale quando, per anni, ha studiato e approfondito con vari colleghi le caratteristiche funzionali della visione, la sua adeguatezza ai compiti richiesti, le possibilità compensative con lenti o lenti a contatto, i trattamenti di potenziamento consigliabili e sostenibili. Al Convegno 2025 di Monopoli, che ha come tema la visione nello sport, l’ottico optometrista e docente lombardo affronterà la componente visiva in ambito sportivo, collocandola all’interno del modello prestativo, che si fonda su cinque aspetti. «Fisico, ossia resistenza aerobica, resistenza anaerobica, forza funzionale, velocità e agilità; tecnico-tattico, ovvero le tecniche fondamentali, i pattern di gioco e le match simulation - spiega nel dettaglio Maffioletti a b2eyes TODAY - Cognitivo e visivo, quindi allenamento visivo, tempo di reazione e decision-making; mentale, con la gestione dello stress, la visualizzazione e la concentrazione, la resilienza e l’adattamento; recupero e nutrizione, ossia recupero attivo, sonno di qualità, alimentazione e idratazione».
Il suo sport non poteva che essere il calcio. «Tutti giocavamo a calcio, in quegli anni. Lo sport più facile, meno costoso. Bastava una palla e la strada, perché le auto erano ancora poche, sicché si poteva giocare in mezzo alla via o in piazza - racconta ancora al nostro quotidiano - Lo praticavamo come i nostri campioni preferiti, il mio era Gianni Rivera, ammirati e studiati nei televisori in bianco e nero: li osservavamo e li imitavamo nei loro movimenti, nelle mosse tecniche e persino nel modo in cui tenevano i calzettoni o sputavano per terra».
All’evento di Monopoli, Giancarlo Montani gli ha affidato un tema che richiede di andare oltre la neutralità e il formalismo del sapere. «Farò ricorso anche alla memoria della mia attività sportiva, alla mia esperienza di vita, a quell’immensa regione che viene prima delle conoscenze scientifiche e nella quale si formano i sentimenti, le disposizioni d’animo, i processi affettivi e mentali che mi hanno indotto, già in età precoce, a sentirmi attratto dallo sport e lì a misurarmi e impegnarmi – dice ancora Maffioletti - Ogni atleta gioca contemporaneamente due partite, sul campo e nella vita: una contro l’avversario e l’altra contro una parte di sé che è impegnata in un’incessante attività di analisi, giudizio e autocritica che induce dubbi e insicurezza penalizzando l'attenzione e la concentrazione. Oggi il concetto di avversario interno è metafora multidisciplinare e viene applicato a tutti gli ambiti come strumento di miglioramento e di crescita personale e professionale».