
Il Senatur che non aveva mai cambiato le sue idee (né i suoi occhiali)
b2eyes today · Fabiano Editore
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Show Notes
Il 19 marzo è scomparso, all’età di 84 anni, Umberto Bossi, leader storico della Lega e figura di spicco della politica italiana negli ultimi decenni
Il sito del Fatto Quotidiano ha pubblicato trenta scatti fotografici significativi di altrettanti momenti della vita pubblica e personale di Umberto Bossi: non ce n’è uno che non lo ritragga con la stessa tipologia di occhiale, un goccia oversize dalle linee sottili, presente nei vari decenni che lo hanno visto protagonista della scena politica del nostro paese, da metà degli anni 80 fino al 2012, quando lasciò la carica di segretario federale del partito, già minato dall’ictus che lo aveva colpito nel marzo 2004.
Dalla metà dell’ultimo decennio del secolo scorso fino a non molti anni fa, quando ancora le condizioni di salute glielo permettevano, andava a farli da VisionOttica Longoni di Saronno. La famiglia titolare del centro ottico in provincia di Varese è stata profondamente legata a Bossi e alla prima era del suo movimento: Giangiacomo ha ricoperto la carica di consigliere e assessore provinciale e di consigliere regionale per la Lega Nord, ma era soprattutto al padre Giuseppe, meglio conosciuto come Jeff, oltre che a sua moglie Graziella e all’altro figlio Gianni, che il Senatur faceva riferimento per l’esame della vista e la scelta dell’occhiale, sempre di quella forma pilot, con qualche rara deroga per montature rettangolari, ma comunque minimal.
In molti se lo ricordano ancora a Saronno, accompagnato dalla scorta, quando entrava nel centro ottico dei Longoni e dopo un po’ di chiacchiere e qualche risata si tratteneva in sala refrazione con Jeff: per il controllo visivo certo, ma anche per discutere di politica, entrambi appassionati delle stesse idee.
E forse quegli occhiali, della medesima forma se non addirittura dello stesso modello, sono stati una sorta di metafora della sua esistenza e della sua attività politica: semplici come la sua estrazione popolare, grandi come la folla di persone che ha saputo coinvolgere e coerenti nella scelta, come sono state la sua figura, le sue idee, i suoi obiettivi. Più o meno condivisibili, ma comunque rispettabili, come conferma il ricordo che ha scritto di lui Pier Luigi Bersani quando si è diffusa la notizia della sua morte: “l’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello cui ho voluto più bene” (nella foto, Umberto Bossi con Silvio Berlusconi).
Angelo Magri