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“La Più Piccola”, intervista all’attrice Nadia Melliti

“La Più Piccola”, intervista all’attrice Nadia Melliti

International Archives - Fred Film Radio

March 27, 20267m 26s

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Show Notes

In concorso nella sezione Meridiana del Bif&st – Bari International Film & TV Festival, “La Più Piccola” di Hafsia Herzi arriva nelle sale italiane il 23 aprile 2026 con Fandango. Premiato al 78º Festival di Cannes, dove Nadia Melliti ha conquistato il Prix d’interprétation féminine, il film segue Fatima, diciassette anni, la più piccola di tre sorelle in una famiglia musulmana, nel suo percorso di scoperta di sé tra preghiere sussurrate e sogni proibiti.

Fatima tra gioia familiare e verità inconfessabile

“Fatima è una ragazza di diciassette anni che vive in una famiglia dove regna la gioia, una famiglia molto accudente. Scopre di essere lesbica ed è di confessione musulmana. Il film segue la sua traiettoria dal momento in cui emerge questa consapevolezza, verso l’evoluzione e l’emancipazione a cui arriverà.”

È questa tensione tra l’amore autentico della famiglia e quello per se stessa il motore emotivo del film, adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Fatima Daas. Hafsia Herzi costruisce la narrazione seguendo Fatima dal liceo fino agli anni universitari a Parigi, senza mai giudicare né risolvere troppo in fretta le contraddizioni che il personaggio porta in sé.

La prima sfida: accettare la responsabilità

Per Nadia Melliti, esordiente assoluta, il primo ostacolo non era tecnico ma etico. Accettare il ruolo significava comprendere appieno la posta in gioco.

“Ho capito subito che si trattava di un soggetto tabù. E quindi la posta in gioco non era altro che fare bene il proprio lavoro affinché chi avrebbe visto il film potesse comprendere la storia e seguire l’evoluzione del personaggio.”

Non paura, dunque, ma senso di responsabilità. Una distinzione che già rivela, in questa attrice alla prima esperienza, una maturità interpretativa fuori dal comune e che spiega, almeno in parte, la straordinaria riconoscenza con cui la comunità LGBTQ+ ha accolto il film.

La seconda sfida: essere all’altezza della fiducia

Il secondo ostacolo era relazionale. Hafsia Herzi aveva scelto Nadia Melliti, sapendo perfettamente che non aveva alcuna esperienza cinematografica. Quella fiducia, invece di pesare, ha alimentato la performance.

“Mi aveva dato questa grande chance, pur sapendo che ero un’esordiente pura. Volevo soltanto essere all’altezza della fiducia che aveva riposto in me.”

È una dinamica che si legge anche sullo schermo: c’è qualcosa di irreducibilmente vero nell’interpretazione di Nadia Melliti, una qualità di presenza che difficilmente si costruisce e che la regista aveva evidentemente intravisto nel casting.

La terza sfida: il silenzio come metodo

La scelta più insolita e forse più rivelatrice del metodo di Nadia Melliti è stata il silenzio. Per due mesi, l’attrice non ha rivelato né ai familiari né agli amici di stare girando un film.

“Avevo bisogno di diventare Fatima. E per diventare Fatima dovevo essere nella solitudine, quella stessa solitudine intima che caratterizza il personaggio. Dovevo gestire le mie emozioni senza condividerle con nessuno, proprio come lei.”

Una scelta di immersione totale che trasforma la preparazione in una forma di recitazione. Nadia Melliti non ha interpretato Fatima solo davanti alla macchina da presa: l’ha abitata anche fuori dal set, nelle settimane di silenzio condiviso con lei e con nessun altro.

L’introversione come dono inaspettato

Nadia Melliti si descrive come una persona naturalmente estroversa, socievole, abituata a condividere tutto. Fatima era il suo opposto esatto. Ed è proprio da quella distanza che è nata la trasformazione più duratura.

“Fatima mi ha insegnato a controllare le emozioni, cosa difficile per un estroverso. E soprattutto la pazienza: nel recitare, nei non detti, nell’interiorizzare ogni emozione. Questo processo di interiorizzazione è stato molto importante per me e mi aiuta ancora oggi.”

C’è anche una dimensione più ampia, quasi politica, nel bilancio che l’attrice traccia: “Mi ha fatto capire che Fatima era una donna molto combattiva. E penso che le storie di donne siano spesso le più forti, perché quelle donne si autodeterminano, sono risolute.”

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