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“Il Dio dell’Amore”, intervista al regista Francesco Lagi

“Il Dio dell’Amore”, intervista al regista Francesco Lagi

International Archives - Fred Film Radio

March 24, 20269m 7s

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Show Notes

Al Bari International Film & TV Festival, “Il Dio dell’Amore” di Francesco Lagi inaugura l’edizione con un racconto corale che indaga le molteplici forme del sentimento amoroso.

L’opera nasce da un confronto creativo con lo sceneggiatore Enrico Audenino, a partire da un lavoro incentrato sui personaggi. “Abbiamo messo a fuoco prima di tutto dei personaggi”, spiega Lagi, sottolineando come siano proprio le identità e le relazioni a costruire la struttura narrativa.

L’amore come forza collettiva

Nel film, l’amore viene rappresentato come una forza che supera il piano individuale. “È un racconto sentimentale che declina un’idea di amore piuttosto varia, frammentata”, afferma Francesco Lagi. Le storie si moltiplicano, si intrecciano e si espandono, fino a suggerire una visione universale: “Un vento che ci tocca tutti e ci mette in relazione”.

Questa dimensione collettiva trasforma il racconto in una rete di connessioni, in cui ogni personaggio contribuisce a un disegno più ampio. L’amore diventa così un principio dinamico, capace di legare individui, tempi e luoghi diversi.

Ovidio e la struttura del racconto

L’elemento centrale del film di Francesco Lagi è la presenza simbolica di Ovidio, figura che offre una chiave narrativa e tematica. “È il poeta dell’amore, ma anche della trasformazione”, osserva il regista. Il riferimento alle Metamorfosi orienta la struttura del film verso una forma aperta, potenzialmente infinita.

Come nel poema ovidiano, ogni storia ne genera un’altra. Questo meccanismo permette al film di riflettere un’idea d’amore in continua evoluzione, mai conclusa. “È uno dei percorsi possibili”, precisa Lagi, lasciando intravedere la possibilità di ulteriori sviluppi narrativi.

L’equilibrio tra le storie

Uno degli aspetti più delicati del film è la gestione di una narrazione corale. Francesco Lagi riconosce la sfida di mantenere l’equilibrio tra i diversi personaggi, evitando gerarchie rigide. “Ogni personaggio doveva avere il suo spazio, il suo arco narrativo”.

L’obiettivo era costruire un insieme armonico, in cui tutte le storie risultassero significative. Questo lavoro di bilanciamento mira a restituire allo spettatore “un senso di pienezza, di calore e di senso”.

Un frammento di divino

Nel finale, il film suggerisce una visione più ampia: l’idea che ogni individuo partecipi a qualcosa di più grande. “Ognuno di noi ha dentro un frammento del Dio dell’amore”, conclude Francesco Lagi.

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