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Indagini

Indagini

Tutto quello che è successo dopo alcuni dei più noti casi di cronaca nera italiana. Una storia ogni mese, il primo del mese. Un podcast del Post, scritto e raccontato da Stefano Nazzi.

Il Post

130 episodesIT

Show overview

Indagini has been publishing since 2022, and across the 4 years since has built a catalogue of 130 episodes, alongside 2 trailers or bonus episodes. That works out to roughly 95 hours of audio in total. Releases follow a fortnightly cadence.

Episodes typically run thirty-five to sixty minutes — most land between 43 min and 54 min — and the run-time is fairly consistent across the catalogue. None of the episodes are flagged explicit by the publisher. It is catalogued as a IT-language True Crime show.

The show is actively publishing — the most recent episode landed 4 days ago, with 24 episodes already out so far this year. Published by Il Post.

Episodes
130
Running
2022–2026 · 4y
Median length
48 min
Cadence
Fortnightly

From the publisher

Tutto quello che è successo dopo alcuni dei più noti casi di cronaca nera italiana. Una storia ogni mese, il primo del mese. Un podcast del Post, scritto e raccontato da Stefano Nazzi.

Latest Episodes

View all 130 episodes

New York - 11 settembre 2001, con Francesco Costa

Sep 11, 20262 min

Ravenna – 16 settembre 2016 – Prima parte

Sep 1, 202655 min

Ravenna – 16 settembre 2016 – Seconda parte

Sep 1, 202657 min

Mar Tirreno meridionale, 27 giugno 1980

Aug 10, 20269 min

Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Prima parte

Aug 1, 202655 min

Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Seconda parte

Aug 1, 202652 min

Roma – 4 marzo 2016 – Prima parte

Jul 1, 202658 min

Roma – 4 marzo 2016 – Seconda parte

Jul 1, 202653 min

Genova, 21 luglio 2001

Jun 10, 20268 min

Torino – 8 maggio 1996 – Prima parte

Jun 1, 202640 min

Torino – 8 maggio 1996 – Seconda parte

Jun 1, 202640 min

Castelluccio dei Sauri (Foggia) – 14 marzo 1998 – Prima parte

May 1, 202648 min

Castelluccio dei Sauri (Foggia) – 14 marzo 1998 – Seconda parte

May 1, 202659 min

Palermo, 16 gennaio 2023

Apr 10, 20269 min

Isola di Cavallo (Corsica) – 17-18 agosto 1978 – Prima parte

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1978 davanti all’isola di Cavallo, al largo della Corsica, un colpo di fucile colpì all’inguine un ragazzo di 19 anni che stava dormendo su una barca. Quel ragazzo si chiamava Dirk Hamer, era tedesco. Morì 111 giorni dopo in seguito alla ferita, dopo aver subito l’amputazione della gamba andata in cancrena. A sparare quel colpo, con un fucile semiautomatico da guerra, era stato un italiano molto famoso: il principe Vittorio Emanuele, discendente dei Savoia, pretendente al trono d’Italia. Lui stesso ammise, subito dopo il fatto, di aver sparato quella notte due colpi, durante una lite con un ragazzo italiano. Disse di essere molto dispiaciuto per ciò che era accaduto. Poi, con il tempo, cambiò versione, affermò che qualcun altro aveva sparato e che, anzi, lui era il reale bersaglio di quei colpi. Vittorio Emanuele fu processato a Parigi e venne assolto e quell’assoluzione resta il grande mistero di questa storia. Poi, anni più tardi, in cella per un’altra vicenda, Vittorio Emanuele tornò a parlare di quella notte, non sapendo di essere registrato. Ammise nuovamente di essere stato lui a sparare e a colpire Dirk Hamer. Disse, riferendosi al processo: «Li ho fregati». Ma la storia di quella notte ebbe anche altre conseguenze indirette. Il padre di Dirk Hamer, dopo la morte del figlio, sviluppò una nuova pseudoterapia contro i tumori e le malattie gravi. Chiamò il suo metodo “nuova medicina germanica” sostenendo che ogni malattia derivava in realtà da un trauma psichico e che si potesse guarire senza cure farmacologiche ma solo superando quel trauma. Chiamò il trauma psichico alla base di ogni malattia la “Sindrome Dirk Hamer”. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Apr 1, 202641 min

Isola di Cavallo (Corsica) – 17-18 agosto 1978 – Seconda parte

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1978 davanti all’isola di Cavallo, al largo della Corsica, un colpo di fucile colpì all’inguine un ragazzo di 19 anni che stava dormendo su una barca. Quel ragazzo si chiamava Dirk Hamer, era tedesco. Morì 111 giorni dopo in seguito alla ferita, dopo aver subito l’amputazione della gamba andata in cancrena. A sparare quel colpo, con un fucile semiautomatico da guerra, era stato un italiano molto famoso: il principe Vittorio Emanuele, discendente dei Savoia, pretendente al trono d’Italia. Lui stesso ammise, subito dopo il fatto, di aver sparato quella notte due colpi, durante una lite con un ragazzo italiano. Disse di essere molto dispiaciuto per ciò che era accaduto. Poi, con il tempo, cambiò versione, affermò che qualcun altro aveva sparato e che, anzi, lui era il reale bersaglio di quei colpi. Vittorio Emanuele fu processato a Parigi e venne assolto e quell’assoluzione resta il grande mistero di questa storia. Poi, anni più tardi, in cella per un’altra vicenda, Vittorio Emanuele tornò a parlare di quella notte, non sapendo di essere registrato. Ammise nuovamente di essere stato lui a sparare e a colpire Dirk Hamer. Disse, riferendosi al processo: «Li ho fregati». Ma la storia di quella notte ebbe anche altre conseguenze indirette. Il padre di Dirk Hamer, dopo la morte del figlio, sviluppò una nuova pseudoterapia contro i tumori e le malattie gravi. Chiamò il suo metodo “nuova medicina germanica” sostenendo che ogni malattia derivava in realtà da un trauma psichico e che si potesse guarire senza cure farmacologiche ma solo superando quel trauma. Chiamò il trauma psichico alla base di ogni malattia la “Sindrome Dirk Hamer”. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Apr 1, 202657 min

Linköping, 1995 – Imperia, 2024 – Prima Parte

Sargonia Dankha, una ragazza ventenne di origine irachena, scomparve a Linköping, nel sud della Svezia, il 13 novembre del 1995. Fu sospettato un uomo italiano, Salvatore Aldobrandi, allora 45 anni, che aveva avuto una relazione con la ragazza. Contro di lui la polizia svedese raccolse molti indizi, tra cui tracce di sangue di Dankha nel suo appartamento e sull’auto che aveva usato il giorno della scomparsa. Molti testimoni raccontarono di episodi di violenza, verbale ma anche fisica, di possessività estrema, di controllo continuo e ossessivo della ragazza da parte dell’uomo che non aveva mai accettato la fine del loro rapporto. Aldobrandi venne arrestato e rilasciato due mesi dopo. Rimase indagato ma contro di lui non venne mai formulata un’accusa formale. Il corpo della ragazza non si trovava e in Svezia era considerato impossibile un processo senza la prova che fosse avvenuto un omicidio. Aldobrandi lasciò la Svezia e tornò a vivere in Italia, a Sanremo. Ventisette anni dopo, attraverso avvocati italiani, la famiglia di Sargonia Dankha si è rivolta alla procura di Imperia che ha aperto un fascicolo di indagine. È stato un caso raro, se non unico: un italiano processato in Italia per un delitto commesso in un altro paese. E soprattutto giudicato basandosi anche su testimonianze, analisi scientifiche, ricostruzioni, esame dei tabulati telefonici, interrogatori, condotti in Svezia: quindi sui risultati di un’indagine effettuata, molti anni prima, dalla polizia di Linköping. Salvatore Aldobrandi è stato condannato all’ergastolo per omicidio con l’aggravante dei motivi abbietti. I suoi difensori hanno presentato appello mettendo prima di tutto in dubbio proprio la validità in Italia di prove acquisite dalla polizia di un altro paese. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Mar 1, 202646 min

Linköping, 1995 – Imperia, 2024 – Seconda parte

Sargonia Dankha, una ragazza ventenne di origine irachena, scomparve a Linköping, nel sud della Svezia, il 13 novembre del 1995. Fu sospettato un uomo italiano, Salvatore Aldobrandi, allora 45 anni, che aveva avuto una relazione con la ragazza. Contro di lui la polizia svedese raccolse molti indizi, tra cui tracce di sangue di Dankha nel suo appartamento e sull’auto che aveva usato il giorno della scomparsa. Molti testimoni raccontarono di episodi di violenza, verbale ma anche fisica, di possessività estrema, di controllo continuo e ossessivo della ragazza da parte dell’uomo che non aveva mai accettato la fine del loro rapporto. Aldobrandi venne arrestato e rilasciato due mesi dopo. Rimase indagato ma contro di lui non venne mai formulata un’accusa formale. Il corpo della ragazza non si trovava e in Svezia era considerato impossibile un processo senza la prova che fosse avvenuto un omicidio. Aldobrandi lasciò la Svezia e tornò a vivere in Italia, a Sanremo. Ventisette anni dopo, attraverso avvocati italiani, la famiglia di Sargonia Dankha si è rivolta alla procura di Imperia che ha aperto un fascicolo di indagine. È stato un caso raro, se non unico: un italiano processato in Italia per un delitto commesso in un altro paese. E soprattutto giudicato basandosi anche su testimonianze, analisi scientifiche, ricostruzioni, esame dei tabulati telefonici, interrogatori, condotti in Svezia: quindi sui risultati di un’indagine effettuata, molti anni prima, dalla polizia di Linköping. Salvatore Aldobrandi è stato condannato all’ergastolo per omicidio con l’aggravante dei motivi abbietti. I suoi difensori hanno presentato appello mettendo prima di tutto in dubbio proprio la validità in Italia di prove acquisite dalla polizia di un altro paese. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Mar 1, 202653 min

Cermis, 3 febbraio 1998

trailer

Il 3 febbraio 1998 la cabina di una funivia in Val di Fiemme, in Trentino, precipitò dopo che i cavi erano stati tranciati da un aereo militare statunitense. Le 20 persone che si trovavano a bordo morirono tutte.Al momento dell’impatto, l’aereo americano stava volando a 110 metri dal suolo e alla velocità di 540 nodi, circa 1000 chilometri all’ora: molto più basso dell’altezza minima consentita, e molto più veloce del massimo consentito. Il tipo di aereo militare utilizzato – un jet Grumman EA-6B Prowler – non è adatto al volo radente e non avrebbe dovuto volare così basso. Eppure il volo era stato autorizzato, anche dalla parte italiana.Le responsabilità di questa vicenda sono subito state individuate, la dinamica dell’incidente era chiara fin dall’inizio, e lo erano anche le infrazioni delle regole per voli radenti compiute dai piloti dell’aereo.Ma era chiaro anche che i militari americani non sarebbero mai stati giudicati in Italia: lo impedivano trattati della Nato e accordi secretati tra il governo italiano e quello degli Stati Uniti. Quindi la vicenda del disastro del Cermis è anche una vicenda politica, in cui ancora una volta la giustizia e il governo italiano si scontrarono con una volontà politica diversa. Altre Indagini è il podcast di Stefano Nazzi che ogni due mesi racconta una delle grandi vicende della storia italiana, con gli stessi approcci e rigori applicati alla cronaca nera in Indagini. Le storie di Altre Indagini sono disponibili sul sito e ⁠sull’app del Post⁠ per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post, che fa sì che il Post possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti. ⁠Se vuoi ascoltare Altre Indagini, abbonati al Post⁠. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Feb 10, 20266 min

Marcheno (Brescia) - 8 ottobre 2015 - Prima parte

Il 27 aprile 2022 il corpo di un maialino i 13 chili fu inserito nel forno fusorio di una fonderia di Provaglio d’Iseo, nel bresciano.Si trattava di un esperimento giudiziario in scala: lo scopo era capire che cosa accade a un corpo sottoposto a una temperatura di 900 gradi. L’esperimento era stato ordinato dal presidente della Corte d’assise del tribunale di Brescia che in quei giorni stava processando un uomo accusato di aver ucciso lo zio e di averne distrutto il corpo. Mario Bozzoli era scomparso l’8 ottobre 2015 alla fine di una giornata di lavoro nello stabilimento di cui era comproprietario insieme al fratello, a Marcheno. Una settimana dopo anche un operaio di quell’azienda era scomparso: il suo corpo era stato ritrovato pochi giorni dopo. L’autopsia stabilì che si era ucciso con una dose di veleno contenuta in un’esca per animali selvatici.Le indagini sulla scomparsa di Mario Bozzoli erano state lunghe e complesse. Più di quattro anni dopo si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio per il nipote Giacomo, con cui l’uomo aveva avuto duri contrasti per motivi economici. L’obiettivo finale dell’esperimento con il corpo del maialino era aiutare la giuria del processo a capire se il corpo fosse stato fatto scomparire all’interno del forno della sua azienda. La risposta dei periti incaricati dai giudici fu che sì, era possibile che Mario Bozzoli fosse stato gettato nel forno fusorio e che di lui fossero rimasti solo pochi resti poi fatti facilmente scomparire. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Feb 1, 202643 min
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